Capitale sociale (è) sicurezza
…come il cacio sui maccheroni! Finito di scrivere un commento a ‘Paura’, ho aperto ‘El País’ e ho letto una colonna molto interessante. Stando a quanto dice Javier Sampedro, che non è certo l’ultimo arrivato, ci sono stati degli studi che dimostrano un dato interessantissimo che può farci riflettere.
Purtroppo non da dati più precisi, ma pare che qualcuno abbia misurato l’indice di sicurezza delle principali città spagnole. Poi c’è stato un altro studio sul capitale sociale: un concetto che riassume “il numero delle relazioni sociali e si concretizza nelle associazioni civili”. Questo indice si relaziona normalmente con l’evoluzione di una società: più capitale sociale c’è, più è evoluta la società.
A questo punto i dati sono stati incrociati e…(rullo di tamburi)…sì, esatto! dove c’è più capitale sociale c’è anche più sicurezza!
Questo dato è molto più significativo se pensiamo che lo studio di cui sopra è stato fatto anche in Italia: il Nord ha un capitale sociale più alto che il Sud. E, azzardo io, il Nord è anche più sicuro del Sud.
Infine, Sampedro ci da un altro dato molto importante. La città spagnola meno sicura, Guipúzcoa (nel nord), ha un alto “livello educativo e culturale”: 10. Il massimo, per essere precisi.
Non penso siano solo dati statistici.
'Capitale sociale (è) sicurezza' ha ricevuto 8 commenti:
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Martedì 13 Novembre 2007 ore 23:18 - Permalink
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Lunedì 11 Giugno 2007 ore 10:25 - Permalink
Segnalo quest’articolo sul tema…
Venerdì 18 Maggio 2007 ore 11:21 - Permalink
Leggendo El Pais, almeno per quello che riesco a capire, sembra che il capitale sociale sia rappresentato da un punteggio da 1 a 10.
Ora quello che volevo dire è che se esistono parametri per assegnare questo punteggio che misurano (anche indirettamente) il grado di sicurezza, la correlazione esiste alla base.
Fra gli indicatori, cercando in giro, sembra esserci ad esempio “la coscienza civica“, che per essere misurata, credo io, deve fare i conti anche con quegli aspetti negativi esistenti nella società che ne abbassano la sicurezza: se in città esiste vandalismo c’e’ minore coscienza civica, lo stesso se ci sono furti e rapine o se non si rispetta l’ambiente, ed ovviamente, c’e’ anche meno sicurezza.
Comunque chi volesse approfondire la tematica del capitale sociale, puo’ scaricare un interessante documento in pdf (risalente a dic 2005) dal sito http://www.socialcapitalgateway.org:
» Un atlante del capitale sociale italiano
P.S: Proprio a riguardo della “coscienza civica” in fondo al documento c’e’ un interessante graduatoria delle regioni italiane: credo che in fatto di sicurezza la graduatoria potrebbe essere abbastanza simile.
Giovedì 17 Maggio 2007 ore 10:22 - Permalink
Purtroppo non ho lo studio, lo posso cercare…Però è abbastanza chiaro, come diceva Spapparo che il capitale sociale può rimediare a mancanze istituzionali. Io, per esempio, ho passato pomeriggi interi (a volte giornate intere) nelle strutture cattoliche di Vasto, che non hanno niente a che vedere con un eventuale studio sulla criminalità.
Cercherò di essere più preciso, ma secondo me gli indicatori sono diversi.
Martedì 15 Maggio 2007 ore 21:02 - Permalink
E’ un dibattito interessante, ma per evitare congetture sbagliate sarebbe utile conoscere quali “indicatori” si siano utilizzati per computare il capitale sociale, trovando magari delle relazioni dirette sul tema della sicurezza (potrebbero esserci indicatori relativi alla sicurezza che “abbassano” il capitale sociale) che vanificherebbero un raffronto orientato a cogliere un rapporto di causa effetto differente.
Ad ogni modo ogni approfondimento sarebbe utile anche perchè mi incuriosisce il concetto di capitale sociale, mi fa pensare alla “ricchezza” dell’ambiente in cui si vive, quella di cui beneficiano tutti: con adeguati livelli di servizi (di tutti i tipi, scuole, sanita, trasporti e viabilità, sicurezza, per il turismo, per l’ambiente, l’igiene pubblica, etc ), una buona vivibilità, gli spazi culturali, le dovute opportunità di svago, insomma tutto quello di cui si ha bisogno per stare in un posto a misura d’uomo.
Avete fatto caso al fatto che a Vasto mancano grandi aziende? Perchè a parte il complesso industriale nella zona di San Salvo nessun gruppo industriale o medio imprenditore ha mai impiantato una azienda medio grande qui? Forse per il “basso” capitale sociale?
Martedì 15 Maggio 2007 ore 15:57 - Permalink
Sí, l’anomia…ma io pensavo piuttosto all’insicurezza in senso lato. L’azione civica come veicolo per la legalità e per ridurre gli spazi per l’illegalità.
Martedì 15 Maggio 2007 ore 14:16 - Permalink
E’ uno studio interessante quello del pais. E’ un fatto che l’associazionismo rafforza il “potere contrattuale” dei singoli individui, lo dice anche l’esperienza dei sindacati, i lavoratori che si uniscono per esprimere un’unica volontà al datore di lavoro. E per analogia… associazioni di cittadini che si uniscono per tenere testa alla malavita, perchè no?
Martedì 15 Maggio 2007 ore 13:55 - Permalink
SPANISH SE TI PUO’ INTERESSARE C’è UNO STUDIO DEL SOCIOLOGO STATUNITENSE ROBERT PUTNAM: “LA TRADIZIONE CIVICA NELLE REGIONI ITALIANE”. DICE PRATICAMENTE LA STESSA COSA. E’ CHIARO CHE L’ASSOCIAZIONISMO FAVORISCE L’AGGREGARSI IN GRUPPI FORMALI DELLE PERSONE, ELIMINANDO QUELLO CHE NELLE DISCIPLINE SOCIALI PRENDE IL NOME DI ANOMIA….QUELLO CHE I GIORNALISTI SI ACCINGONO TROPPO FRETTOLOSAMENTE A BOLLARE COME DELINQUENZA MINORILE