Una difficile convivenza
Rifiuti sepolti, tre aziende sotto inchiesta
Avvisi di garanzia a 6 imprenditori L’eternit arrivava dai cantieri edili
VASTO. Sono tre le aziende accusate di avere smaltito illegalmente rifiuti sospetti, sotterrandoli o incendiandoli nella zona di Punta Penna. La Finanza ha consegnato il fascicolo alla Procura e sei avvisi di garanzia ad amministratori, titolari e gestori delle aziende. Il reato ipotizzato è gestione non autorizzata di rifiuti. Secondo le accuse i rifiuti speciali - eternit, vernici, acido solforico, fusti e asfalto - provenivano per la maggior parte da lavorazioni edili.
L’area dove sono stati sepolti i rifiuti ha un’estensione di quasi 10mila metri quadrati. Il blitz delle Fiamme gialle è scattato martedì. Una ruspa ha trovato cumuli di rifiuti a profondità variabili, tra uno e due metri. La tecnica adottata dalle aziende ritenute responsabili dello smaltimento illegale, sempre in base alla ricostruzione della Finanza, prevedeva di coprire il pattume speciale con uno strato di terreno e inerti, in attesa di vedere ricrescere la vegetazione. Altri rifiuti, invece, sarebbero stati bruciati. Tutto questo per evitare di sostenere costi di smaltimento piuttosto elevati e aggirare la normativa del Testo unico dell’ambiente.
«I rifiuti sono stati scoperti in tre diverse aree, ma tutte confinanti», precisano i finanzieri che hanno portato a termine l’operazione, «sarebbero stati scaricati e stoccati nel corso del tempo e proverrebbero dalle lavorazioni edili della zona».
I terreni sono stati sequestrati in attesa di provvedere a ulteriori analisi. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore di Vasto, Irene Scordamaglia, sono affidate alla sezione aerea e alla stazione navale della Finanza di Pescara. Nei giorni scorsi l’elicottero delle Fiamme gialle aveva compiuto una serie di sorvoli su Punta Penna e l’equipaggio aveva notato la presenza di cumuli di materiale. In un successivo sorvolo, poco tempo dopo, quei cumuli erano spariti. Le foto scattate hanno consentito di accertare la presenza di rifiuti. La loro sparizione aveva destato sospetti. Al resto ci ha pensato la ruspa. Sepolti nel terreno c’erano lastre sminuzzate di eternit - materiale realizzato con fibre d’amianto, considerato cancerogeno e quindi messo al bando da anni - vernici, tracce di acido solforico, fusti con tracce di materiali maleodoranti, catrame e ferro. Si stanno valutando i danni prodotti dall’inquinamento, anche se al momento la Finanza esclude che possano essere state colpite le falde acquifere. Alcuni titolari delle aziende coinvolte si sono giustificati sostenendo che i rifiuti erano stati accantonati per essere adeguatamente smaltiti in un momento successivo. Tesi ritenuta poco credibile dalla Procura.
Sull’episodio gli amministratori comunali hanno voluto evitare commenti, come nel caso dell’assessore all’Ambiente, Lina Marchesani
(Lista Forte). Chiedono chiarezza, invece, gli ambientalisti. A Punta Penna convivono fabbriche, porto e riserva naturale. Da anni proseguono polemiche e dibattiti. La scoperta della Finanza riaccende i riflettori sul caso.
'Una difficile convivenza' ha ricevuto 5 commenti:
(il più recente in testa)
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Lunedì 19 Novembre 2007 ore 16:59 - Permalink
Mi sembra ieri che si ascoltavano i litfiba….”Combatti il terrore prova a fargli in faccia il nome!!!!!!!!!!!!!!!!”
Si vogliamo i nomi ed i cognomi.
Sabato 17 Novembre 2007 ore 09:21 - Permalink
Quando si riporta una notizia (anche trascrivendola) va comunque citata la fonte.
Sabato 17 Novembre 2007 ore 01:40 - Permalink
l’ ho riscritto a mano proprio per evitarlo.
saluti perugini da spapparo…….
Venerdì 16 Novembre 2007 ore 13:55 - Permalink
Mettiamo sempre il link da dove prendiamo gli articoli.
Giovedì 15 Novembre 2007 ore 22:58 - Permalink
Già peccato che il Centro non faccia i nomi delle ditte responsabili… sempre per diritto di cronaca… e il nostro d’informazione…