“La Divina Commedia L’Opera”
Sono stato a vedere lo spettacolo teatrale “La Divina Commedia, L’Opera”, una grande produzione allestita e rappresentata all’interno di un teatro progettato per l’occasione presso l’Università Tor Vergata di Roma.
Ero davvero curioso di assistere a quello che già dai più veniva definito come opera musicale evento dell’anno…e le aspettative non sono state tradite.
Questa grande produzione di Marco Frisina e Gianmario Pagano, stupisce per la potenza espressiva che riesce a mettere in atto.
E’ stato molto curato l’aspetto visivo: la scenografia è grandiosa, molto elaborata e studiata nel dettaglio per coinvolgere lo spettatore nella vicenda.
Si ha come l’impressione di essere catapultati insieme a Dante e Virgilio nel loro fantastico percorso. Un percorso incentrato sul tema dell’Amore, inteso nelle sue varie sfaccettature.
Il tema principale che guida l’opera, è sicuramente quello classico con il parallelismo-allegoria sotteso alla ricerca dell’amore dantesco per Beatrice, la figura femminile amata che rappresenta anche la ricerca della conoscenza e della purificazione per il cristiano attraverso la guida della ragione, tradizionalmente intesa dalla figura di Virgilio, poeta (come Dante, quindi maestro) non cristiano. Non a caso infatti il maestro (ragione), deve abbandonare il campo nell’ascesa al Paradiso, concetto profondamente irrazionale, che può essere conosciuto solo mediante la fede nell’amore di Dio. (“..appressando se al suo desire, nostro intelletto si profonda tanto che la memoria dietro non può ire”).
La guida diventa dunque Beatrice, figura femminile amata da Dante, ma nello stesso tempo in grado di evocare tutta la forza espressiva del significato profondo della donna, quello dell’amore ed in particolare dell’amore materno, della sua potenza incrollabile e della sua dolce bontà, la cui massima figura è senza dubbio evocata dalla Vergine Maria. E le parole di San Bernardo nella splendida preghiera finale alla Vergine evocano e racchiudono tutte queste forme di amore (..figlia del tuo figlio..nobilitasti l’umana natura sì che il suo fattor non disdegnò di farsi tua fattura…nel ventre tuo si raccese l’amor…donna sé tanto grande e tanto vali che qual vuol grazia e a te non ricorre, sua disianza vuol volar senz’ali…in te s’aduna quantunque in natura è di bontade..)
Ma a queste forme di Amore “aulico”(dell’amore terreno profano e di quello divino della catarsi cristiana) si affiancano le tante storie dei personaggi incontrati che a loro modo hanno vissuto forme di amore “eccessivo”. E purtroppo l’amore “eccessivo” può per la vita cristiana rappresentare una forma di peccato, nonostante le storie che si intrecciano nel percorso dantesco stupiscano per la profonda umanità che le guida. E fondamentalmente ci possono apparire come tristi destini, ma guidati da forme “umanissime” d’amore, come quello lussurioso di Paolo e Francesca (..Amor condusse noi ad una morte..), oppure quello smisurato nutrito da Pier delle Vigne per il suo padrone e per la propria reputazione, superiore all’amore per la propria vita stessa; oppure ancora l’amore di conoscenza e d’avventura di Ulisse (..non vogliate negar l’esperienza di retro al Sol del mondo sanza gente; considerate vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.), oppure per finire l’amore paterno di Ugolino per i suoi figli ingiustamente condannati con lui.
Sono storie umane ed è molto bello vederle riunite nella scena conclusiva dell’Atto I, con Dante che si eleva al di sopra di essi (..uscimmo a riveder le stelle) con punto di riferimento la figura di Beatrice che lo guiderà per distaccarsi da queste forme di amore eccessivo, ma umanissimo, verso la purificazione cristiana e l’accesso alla gloria dei cieli (..salir alle stelle)
E naturalmente anche il climax che pervade i due Atti è stato appositamente studiato per eseguire un crescendo musicale ed espressivo. Al tono dimesso, cupo, molto recitato del primo atto, segue un approccio progressivamente più aulico e musicale del secondo atto, come se gli autori volessero catapultarci nell’ascesa verso i cieli del paradiso e verso la visione di Dio, somma sapienza e sommo amore, che istantaneamente e con un abbaglio finale rivolto verso la sala ci riporta verso una realtà terrena che comprendiamo essere generata dalla forma di Amore più puro, quello divino…l’Amor che move il Sole e l’altre stelle.
Il mio consiglio…vale la pena andarlo a vedere.
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