Ampliamento del porto, Vasto non è convinta.
Purtroppo il dibattito sull’ampliamento del porto di Punta Penna non è decollato e si ha l’impressione che lo si voglia mantenere volutamente ad un basso livello per poter presentare il fronte del No, come i soliti ambientalisti che ‘remano contro’. Non è così. La verità è che il progetto approvato dall’amministrazione è debole e lacunoso e mette a rischio il futuro di Vasto. Dobbiamo fidarci di quello che ci dice chi il progetto lo vuole realizzare, in evidente conflitto d’interessi, e non s’è fatta un’analisi profonda e dettagliata di ciò che avverrà in futuro. È un progetto importante e si avverte la mancanza di dati e stime.
L’Arci e l’Associazione Porta Nuova (in particolare nella sua ultima conferenza stampa) hanno fornito dati e argomenti solidi che giustificano i dubbi di parte della cittadinanza e da più parti si è sottolineato, giustamente, che l’approvazione dell’amministrazione di Vasto è stata frettolosa e non ha utilizzato nessun canale dei tanti possibili per coinvolgere i cittadini di Vasto nella decisione. In generale, i nostri politici assumono che la città è con loro, ma in mancanza di un dibattito aperto e informato e di una consultazione, la loro rimane una presunzione. Sembra piuttosto che i nostri rappresentanti abbiamo pensato: “Noi approviamo, poi lo facciamo digerire ai vastesi…”.
Argomenti deboli
Il primo argomento che si è usato per farci digerire la decisione dei nostri rappresentanti è stato l’incremento nell’occupazione. Un porto più grande occuperà più gente.
Le prime stime parlavano di 700-800 nuovi lavoratori, ma recentemente si è ammesso che queste stime sono troppo alte e bisognerebbe parlare più realisticamente di 400-500 nuovi lavoratori. Queste cifre dipendo, ovviamente, dal traffico che il porto ampliato ospiterà e, come è stato ben spiegato dall’Associazione Porta Nuova, le previsioni sono chiaramente troppo ottimistiche. Quindi, se il calcolo sulla nuova occupazione è stato fatto su previsioni sbagliate, è sbagliato.
Inoltre il successo economico del porto, in futuro come già in passato, dipende dalla situazione economica generale; dal mercato, in definitiva. Purtroppo, manca uno studio economico che ci spieghi chi e quando utilizzerà il porto per il trasporto delle sue merci. Il tanto decantato inserimento di Punta Penna nelle Autostrade del Mare è poco più che una speranza: dipende dal mercato e Vasto non sembra essere in una posizione tanto privilegiata, se si considera seriamente la concorrenza di altri porti, primo tra tutti il vicino porto di Ortona. Non è un caso che quando l’assessore regionale ai Trasporti, Tommaso Ginoble, ha annunciato che si cercherà di inserire l’Abruzzo nel cosiddetto ‘Corridoio V’, che dovrebbe unire Lisbona a Kiev, ha chiaramente detto che le merci passeranno per il porto di Ortona.
Finalmente, bisogna pensare alla qualità del lavoro che forse si creerà. Non sappiamo quali competenze, in linea di massima, si richiederanno e non sappiamo se il mercato del lavoro locale sarà capace di coprire le eventuali richieste o se queste saranno coperte con manodopera di altre zone, rinviando ad altra data la soluzione della disoccupazione nel vastese.
Tornando al problema dello sfruttamento reale delle potenzialità del porto, altra domanda alla quale non si è data risposta è sul tipo di merci che dovrebbero transitare. Fin troppo facile pensare ad uno sfruttamento generale: non tutti i porti sono attrezzati per tutte le merci e le mercanzie porteranno anche dei rischi. Quindi identificare bene a qual è l’utente tipo del porto è importante per capire cosa dobbiamo aspettarci.
S’è parlato molto della Val di Sangro e del suo bacino industriale come punto naturale di partenza e approdo delle merci. Però alla data di oggi non sappiamo quali e quante merci escono e entrano dalle industrie della zona, né dove vanno e se sono potenzialmente trasportabili via nave. Per questo e tenendo sempre presenti le potenzialità di Ortona, c’è il rischio oggettivo di ritrovarci con un porto più grande, ma inutilizzato.
Impatto ambientale e turismo
Chi conosce Vasto sa perfettamente dov’è il porto: nel bel mezzo di un’area protetta per le sue bellezze e per la sua importanza ambientale e storica. Il potenziale turistico della zona è ben conosciuto e riconosciuto, se è vero come ci dicono i nostri politici che si sta facendo il possibile per sfruttare turisticamente il suo potenziale. In questo senso il progetto più importante è senza dubbio la nascita del Parco Nazionale della Costa Teatina. L’idea di ampliare il porto apre interrogativi sul futuro della zona e di conseguenza del turismo a Vasto.
Non c’è uno studio sull’impatto ambientale del porto e quindi non sappiamo quale sarà il danno dell’ampliamento sulla natura che lo circonda. Non dobbiamo dimenticare che un porto più grande non servirebbe a niente se non si potenziassero anche le infrastrutture a terra, prima tra tutte le strade d’accesso ma anche magazzini, uffici, installazioni per il mantenimento, etc.
Quindi all’ampliamento in mare corrisponderà un ampliamento a terra, in una zona sensibile e dove esistono dei limiti precisi per la costruzione: o si allentano queste prescrizioni e si danneggia la natura o si limitano le potenzialità del porto vietando la realizzazione delle infrastrutture necessarie.
Si parla anche di una possibile linea ferroviaria, ma anche in questo caso non si è presentato nessun progetto completo e non si è studiato l’impatto ambientale che avrà.
Chiunque abbia percorso almeno una volta il tratto di SS16 che va da Vasto Marina al casello di Vasto Nord sa che già presenta grandi difficoltà e può immaginare quello che succederà se il porto ampliato riceverà il traffico atteso. Già, perché il carico/scarico delle merci, secondo le idee di chi ha presentato il progetto, avverrà essenzialmente su ruote. Cioè, i TIR entreranno e usciranno dal porto e da lì andranno ad appesantire ulteriormente la già non facile viabilità della zona. Certo, così si diminuisce il traffico su strada in Italia…ma aumenta a Vasto.
Se Vasto è davvero una città a vocazione turistica, è difficile pensare che l’aumento dell’inquinamento non si trasformerà in una perdita economica per i tanti che vivono del turismo, senza calcolare il danno ambientale in sé. Non sappiamo, sempre per la generale mancanza di dati che caratterizza questo progetto, come l’ampliamento del porto affetterà il turismo e se l’ampliamento del porto compenserà le perdite economiche, cioè se le ricchezze che perderà Vasto nel settore turistico le riguadagnerà grazie al commercio portuario.
Se non ci interessa il futuro del Fratino, il raro volatile che vive nella zona di Punta Penna, pensiamo allora alle perdite economiche della città e che non sarà possibile tornare indietro.
L’ampliamento del porto, si è detto, non avrà conseguenze sull’erosione della costa, ma nella già citata conferenza, l’Associazione Porta Nuova dimostra il contrario e, considerata ancora una volta la mancanza di studi indipendenti, dobbiamo scegliere se fidarci di chi costruirà il nuovo porto e guadagnerà, com’è giusto, per la realizzazione del progetto o di chi dice di avere a cuore il bene della città (e non abbiamo motivi per dubitarne) e si sforza di migliorarla.
Infine, due chiarimenti sembrano necessari. Contemporaneamente al progetto d’ampliamento, alcuni privati stanno portando avanti un’altra idea: la costruzione di un porto turistico in località Lebba (a sud del porto di Punta Penna). Sembra che si voglia fare confusione su questo punto e presentare il progetto come unico. Forse è per evitare critiche e far credere al cittadino che queste strutture le pagherà tutte l’Unione Europea e la città non farà latro che guadagnarci. Sfortunatamente, sembra che non sia così e che solo alcuni privati si arricchiranno grazie alle barche turistiche.
Non so quanti saranno disposti a fare turismo vicino a un grande porto commerciale e ad una zona industriale (con due aziende come la Puccioni e la Fox Petroli…), ma è facile pensare che preferiranno i vicini porti turistici, primo tra tutti quello di Fossacesia, nel bel mezzo del Parco Nazionale della Cosa Teatina.
‘Una necessità’ e ‘le necessità’
Hanno voluto presentare il progetto dell’ampliamento come una necessità e un’urgenza e non hanno saputo spiegarci perché sarebbe necessario e urgente avere un porto più grande.
Le necessità della città sono le stesse da vent’anni a questa parte perché nessuno ha saputo ideare e realizzare un progetto concreto per lo sviluppo di Vasto e del vastese. Si è preferito andare avanti tappando i buchi piuttosto che iniziare a costruire un futuro.
Sembra più urgente e necessario, come ha già segnalato vastesi.com in diverse occasioni, lo sviluppo del turismo di qualità con l’istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina, la valorizzazione di Punta Aderci, di Vasto Marina, lasciata nelle mani di privati poco lungimiranti, e delle nostre bellezze archeologiche.
Sembra più urgente e necessario un piano traffico per alleggerire il transito nel centro della città e la costruzione di una variante alla SS16 per diminuire il passaggio di mezzi sulla costa.
Sembra più urgente e necessario recuperare socialmente, economicamente e architettonicamente il centro storico; realizzare politiche d’integrazione per i tanti immigranti che vivono a Vasto; dare spazio e spazi ai giovani, orfani di una politica giovanile degna di questo nome; ampliare l’offerta culturale della città; progetti per migliorare la qualità di vita dei vastesi…
'Ampliamento del porto, Vasto non è convinta.' ha ricevuto 14 commenti:
(il più recente in testa)
Loading ...
Venerdì 18 Gennaio 2008 ore 14:31 - Permalink
Nicola D’Adamo vergognati tu, Giangiacomo, Lapenna e tutti i consiglieri che hano votato a favore svendendo ai primi forestieri venuti la nostra terra. Per questo la pagherete molto cara, statevi accuorti………….
http://www.ansa.it/opencms/exp.....37561.html
A Venezia due persone sono morte perchè’ stavano scaricando la soia da una stiva. E’ questo il lavoro di merda che ci volete far fare?
Invece di sviluppare il turismo sostenibile e far crescere aziende e cooperative giovanili nel settore del turismo naturalista ci volete vedere per tutta la vita a fare gli scaricatori di porto?
D’Adamo vergnognati pure a citare i morti sulle strade, mi fai letteralmente schifo!!!!
Martedì 15 Gennaio 2008 ore 16:41 - Permalink
ah ma state tranquilli… loro continueranno a essere a favore della Riserva e farsi promotori di una tutela sulla carta…
Martedì 15 Gennaio 2008 ore 15:58 - Permalink
La sinistra non smette mai di deludere! GRANDI
Martedì 15 Gennaio 2008 ore 10:24 - Permalink
Si continua a fare confusione e a mischiare tutto. Non so se è una strategia pensata a tavolino, forse si, forse no.
Adesso si vogliono far passare dei lavori di ristrutturazione come il primo passo per l’ampliamento? cosí i cittadini di Vasto prenderanno l’ampliamento del porto di Punta Penna come qualcosa di inevitabile e non come un progetto? Forse si, forse no. Non è cosí facile azzittire le critiche e la voce del fronte del no.
Pensavamo che questo tipo di politica, la politica dei palazzi e delle decisioni prese lontano dalla gente, appartenesse al passato e invece persiste. Fatto anche più grave se pensiamo che a Vasto la stanno portando avanti coloro che si sono presentati come la nuova forza politica, quella democratica e della gente, quella che ti fa votare per il segretario, ma non per il tuo futuro. BRAVI!!
Credete che i cittadini non se lo ricorderanno quando si tornerà alle urne? Hmm…l’ho detto, avete un’idea vecchia della politica!!
Giovedì 3 Gennaio 2008 ore 19:19 - Permalink
MAc gli si ‘ccuppate quesse…
solo per questa cosa che dici già dovrebbero fare marcia indietro!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Giovedì 3 Gennaio 2008 ore 16:44 - Permalink
http://www.histonium.net/news.asp?id=5195
La chiusura dello scalo-merci è un altra pesante prova di come un porto commerciale non sia necessario.
Noi parliamo di R&R e tante altre cosette che poi rimarrebbero inutilizzate prova ne è, appunto, la chiusura dello scalo.
A cosa servono i binari nel mare se la stazione, pur attrezzata, viene completamente smantellata??
Cari Amministratori forse è meglio tornare con i piedi a terra e rendersi conto che la crescita di questa città dipende da altre cose ben descritte negli articoli di questo sito
Sabato 22 Dicembre 2007 ore 12:35 - Permalink
Vede Sig. D’Adamo,
voi sbagliate proprio in questo. Chiunque è scettico o addirittura non d’accordo con voi (e se poi si permette di muovere una critica…) diventa subito, se non proprio un nemico, una “entità ostile”……Qualcuno che critica tanto per criticare, estremista di non so che, gente che non sa e per questo parla, gente con un secondo fine……….E ve ne uscite con quelle risposte che francamente non so come definire. Mi limito a dire, in questi giorni che precedono il Santo Natale, che non aiutano il dialogo. E mi riferisco a: “E non ti puoi neanche fermare perchè il mondo cammina”, ma soprattutto a: “Dopotutto il porto cìè già e non può essere eliminato”.
Non mi sembra che alla conferenza stampa organizata dall’Associazione Porta Nuova, nè nei comunicati dell’Arci, ne tutti noi che abbiam espresso perplessità nei comizi al Centro Servizi Culturali qualcuno abbia chiesto di eliminare il Porto di Punta Penna. Cosa altro aggiungere!!!
Spero che questo Natale spinga tutti noi ad un bell’esame di coscienza, che ogni tanto ci vuole proprio….
Venerdì 21 Dicembre 2007 ore 01:44 - Permalink
Caro Nicola,
ti permetti su di me delle affermazioni un po’ gratuite (e sì che t’ho mandato il nostro comunicato!)
Il “contesto”, in ambito locale, è la zona di Punta Penna, certo. Ma anche la programmazione provinciale:
- il Piano Territoriale delle Attività Produttive (PTAP);
quella regionale:
- la delibera di Giunta Regionale n. 353 del 16 Maggio 2003;
- la delibera di Giunta Regionale n. 1320 del 27 Novembre 2006;
- il Master Plan “Autostrade del Mare”, stipulato tra la Regione Abruzzo e la RAM;
- il Piano Regionale Integrato dei Trasporti (PRIT);
infine quella nazionale:
- l’Allegato G “Infrastrutture prioritarie” del DPEF 2008-2012 (28 Giugno 2007), a cura del Ministero delle Infrastrutture.
Di questi documenti abbiamo (come associazione) parlato già abbastanza nel nostro comunicato (ora in http://www.portanuovavasto.alt.....to_prp.htm), che ti consiglio di leggere. Anzi: la ragione principale della nostra opposizione sta proprio nel mancato rispetto della programmazione sovracomunale.
Si è agito sulla scorta del solito localismo miope, con tutta la la supponenza e l’approssimazione propri (ahimè, con poche eccezioni) dell’intero ceto politico locale.
Non finisce qui.
Giovedì 20 Dicembre 2007 ore 11:52 - Permalink
Per Michele Celenza
La differenza tra la mia visione e la tua sta proprio nel “contesto di riferimento”.
Quando si è cominciato a parlare di questo tema, la prima cosa che ho fatto è stata proprio la consultazione di quella pagina del ministero dei trasporti a cui anche tu fai riferimento. Per me una decisione sul futuro del porto va inserita proprio in quel contesto: nella politica di sviluppo del sistema dei trasporti in Italia e in Europa.
Per te , invece, il “contesto di riferimento” è la sola zona di Punta Penna, in cui per una serie di decisioni prese nei decenni passati purtroppo convivono Riserva Marina, Zona Sic, zona industriale, Porto, siti archeologici, caserme e case popolari.
Per cui, per te la politica nazionale dei trasporti non ha valore. Per me ha valore e mi piacerebbe cogliere questa opportunità per assicurare un futuro al nostro Porto.
Dopotutto il porto già esiste e non può essere eliminato.
E non ti puoi neanche fermare perchè il mondo cammina.
Martedì 18 Dicembre 2007 ore 17:53 - Permalink
“Non mi sembra di aver udito né da Rifondazione né dalle due associazioni cittadine come loro immaginano il futuro del Porto”: così il consigliere D’Adamo. Forse perché non ha ascoltato bene.
“Porta Nuova” ha proposto da tempo (PRIMA ancora che si discutesse dell’ampliamento del porto), riprendendo un’idea di Massimo Desiati (ex assessore regionale alla Programmazione Territoriale), che si intraprendesse la procedura (prevista dalla leggislazione regionale) per la definizione di un “piano d’area” riguardante l’intera zona di Punta Penna.
Ciò avrebbe consentito in tempi certi di giungere a un risultato condiviso (o almeno più condiviso di quello attuale), avrebbe consentito la partecipazione della città , infine non avrebbe considerato il territorio un pezzo alla volta, come si fa da sempre in questo paese (con gli effetti che a Punta Penna sono ben visibili).
Una proposta insomma puramente razionale; ma con un difetto: avrebbe tolto -in parte, eh- il potere decisionale dalle mani dei pochissimi che in questa materia contano qualcosa. E questo è inaccettabile.
Quanto alle “Autostrade del Mare”: il Master Plan stipulato dalla Regione Abruzzo con la RAM (per i dettagli si veda il nostro comunicato) afferma espressamente che il porto di Vasto, con alcuni aggiustamenti per i quali i fondi sono stati già stanziati, per quella funzione va benissimo così. Insistere su questo argomento significa o essere disinformati o in malafede.
Un’ultima parola sul comunicato del consigliere D’Adamo. Il documento è ben lungi, come afferma, dal ricostruire “il contesto di riferimento” del progetto di raddoppio. Si tratta di un semplice collage tra due pagine web ( http://www.urbanisticalabria.it/?p=299 e http://www.trasporti.gov.it/pa.....mp;id=2801); e non tiene in nessun conto, per esempio, del contrasto tra il PRP e la programmazione sovracomunale. Per i dettagli relativi a quest’ultimo argomento devo rimandarvi ancora al comunicato.
Grazie dell’attenzione.
Michele Celenza (Associazione civica “Porta Nuova”)
Martedì 18 Dicembre 2007 ore 15:59 - Permalink
Anche perchè Dott. D’Adamo, li convince lei gli autotrasportatori a salire con il loro bel tir su una nave??? E se ciò porterà ad una riduzione dei guadagni per loro?? A più lunghi tempi tecnici…..A più sacrifici, tipo dormire in una cuccietta, magari con 100 gradi d’estate e ghiacciata in inverno….A soffrire il mal di mare…..
Secondo me non basterà avere porti più grandi per realizzare la svolta epocale!!!!!!!!!!!
E poi perchè i politici di destra, quelli di sinistra e quelli di centro (e relativi mass media) a livello nazionale continuano a dire che i tir scompariranno perchè verranno caricati sui treni??? TAV????
Ho molta stima di lei e pensavo che fosse uno dei pochi che si sarebbe distinto dagli altri politici vastesi…….E poi anche la storia dell’unanimità è una bufala, ci sono stati anche degli astenuti………………
Lunedì 17 Dicembre 2007 ore 19:05 - Permalink
Per correttezza segnaliamo l’intervento a cui fa riferimento il dott. D’Adamo.
Lunedì 17 Dicembre 2007 ore 18:22 - Permalink
Prima di tutto vorrei ringraziarla per essere intervenuto nel dibattito che ho cercato di aprire con il mio post. Mi permetto di chiarire due o tre punti.
Da semplice cittadino (non appartengo a nessun partito né associazione) ho cercato di fotografare i dubbi dei vastesi. Le prime perplessità, come è ovvio, erano legate all’impatto ambientale dell’opera e credo che prima o poi si farà uno studio che indichi se l’ampliamento è o no compatibile con le aree protette che lo circondano.
Poi però si è andato più in là e ci si è chiesto se davvero la realizzazione di questo piano spingerà l’economia vastese o se rimarrà una cattedrale nel deserto: l’inserimento nella Rete Transeuropea non è una certezza, così come non lo sono i famosi 145 milioni, se non sbaglio.
Poi, mi permetta, il traffico su gomma in Italia sarà pure l’80% del totale, ma l’inquinamento che produce non si eliminerà con l’ampliamento del porto di Punta Penna, soprattutto se poi, come sospetto, sarà superato dal porto di Ortona.
Infine, e scusi se abuso della sua pazienza, l’unanimità del Consiglio comunale non può essere una garanzia totale sul progetto: anche i politici sbagliano, soprattutto se mancano i dati per prendere una decisione informata. Per l’approvazione dell’ampliamento, inoltre, si è scelta la via meno democratica, trasparente e pubblica. Lei è un esponente importante del Partito Democratico nella nostra zona, sa bene quali sono le premesse di partecipazione e democratizzazione del processo decisionale che hanno portato alla nascita della Sua formazione politica. In questo caso sono state accantonate e gli elettori ne sentono la mancanza. Anzi, alcuni già dicono che la decisione è stata in qualche modo presa prima della riunione del Consiglio Comunale.
Forse si tratta di un’errore di comunicazione e i dubbi e le perplessità dei cittadini derivano dalla loro ignoranza, cioè dalla mancanza, forse apparente e sicuramente momentanea, di studi più approfonditi sulle conseguenza che avrà l’ampliamento del porto su Vasto, però è anche vero che sembra che nessun politico senta la necessità di convincerci che questa sia la via giusta da percorrere. Ripeto un pensiero già espresso nel mio post: come cittadino, non posso fidarmi di ciò che dice chi realizzerà il progetto avendone dei profitti. E finora, se non sbaglio, sono stati presentati solo gli studi dell’azienda che si incaricherà dei lavori.
Cordiali saluti.
Lunedì 17 Dicembre 2007 ore 17:14 - Permalink
da Nicola D’Adamo consigliere comunale (PD, ex Forte per Vasto):
Nei giorni scorsi ho inviato una nota sul mio punto di vista. Qui non si tratta di analizzare nei dettagli il progetto, ma rispondere ad un quesito molto semplice. Vogliamo che il Porto di Vasto rimanga così com’è e prevedere un suo lento declino? Oppure vogliamo cogliere nuove opportunità di sviluppo come la Rete Transeuropea dei Trasporti i con annesse Autostrade del Mare?
Le forze politiche presenti in Consiglio, di maggioranza e opposizione, hanno optato per assicurare un futuro al Porto. Solo Rifondazione ha votato no.
Voglio anche aggiungere che questo è solo il primo step. Addirittura la UE ha previsto per il 2020 la realizzazione dei suoi progetti. Siccome i passaggi solo tali e tanti -basti pensare ai 145 milioni di euro per i finanziamenti - , ci sarà tempo per dibattere di tutti gli aspetti prima del varo definitivo.
Una cosa però non ho capito. Non mi sembra di aver udito nè da Rifondazione nè dalle due associazioni cittadine come loro immaginano il futuro del Porto.
Avrei apprezzato un’idea concreta, diversa da quella nostra, su cui intavolare un serio dibattito. Avrei gradito sentirmi dire, per esempio, che Punta Penna andava trasformata in porto turistico per grandi e piccole imbarcazioni da diporto, navi passeggeri e un po’ di motopescherecci ecc. ; a cui avrei controbattuto che le mie motivazioni a difesa della scelta fatta. Compresa l’idea di ridurre il traffico su gomma (80% in Italia) per rendere le strade meno inquinate e più sicure. Basti pensare che in Italia ogni anno lasciano la vita sulle strade ben 8.000 persone! Facendo viaggiare i Tir via nave forse ridurremo di parecchie centinaia quel lugubre dato. Teniamo anche conto di queste motivazioni. Grazie