Abruzzo, parchi, veleni e imbroglioni.

Lucfan

A luglio dello scorso anno qualcuno diceva: «Mi meraviglio dell’allarmismo che è stato creato di proposito da parte di esponenti delle istituzioni. La nostra acqua è buona, di ottima qualità. Quei risultati sono una pura fantasia del Wwf». Era Giorgio D’Ambrosio, il presidente dell’Ato 4 di Pescara, in risposta alle analisi dell’acqua effettuate da un istituto privato di Roma, aggiungendo: «contano quelli che facciamo noi, tramite Asl e Arta, unici autorizzati ad operare. Impossibile che le acque siano inquinate, perchè le nostre indagini sono sempre dettagliate e minuziose. Vengono fatte regolarmente e non sono mai saltati fuori parametri sballati ma sempre nettamente inferiori agli indici ministeriali».

E’ di oggi questa notizia su Primadanoi.it:
L’Istituto Superiore di Sanità: «utilizzata acqua non idonea al consumo umano»
IL DOCUMENTO. LO SCANDALO DELL’ACQUA INQUINATA. PESCARA. Oggi, durante una conferenza stampa svoltasi a Pescara, il WWF, insieme all’Abruzzo Social Forum, ha presentato la nota con la quale l’Istituto Superiore di Sanità conferma pienamente tutte le denunce dell’associazione sulla qualità dell’acqua nella Val Pescara che hanno portato, recentemente, alla chiusura definitiva dei Pozzi S.Angelo.

Intanto 15.000 tonnellate di rifiuti campani verranno “accomodati” nella discarica a Cerratina vicino Lanciano.
Se da una parte la provincia di Chieti puo’ vantare un grande primato di solidarietà per l’emergenza nazionale in corso, dall’altra è ormai chiaro che chi in Abruzzo ha pieni poteri decisionali agisce senza nessuno scrupolo e nonostante i pareri contrari dei sindaci e di altri organismi competenti locali, ora per accreditarsi presso i centri di potere piu’ altolocati, ora per aggirare il piano regionale dei rifiuti con la richiesta di termovalorizzatori o ancora per accedere alle succulenti royalties derivanti dalle estrazioni petrolifere.

In queste occasioni la frase di rito è «credono che abbiamo ancora l’anello al naso!» ma la realtà è che proprio il disinteresse tanto diffuso, ha fatto per anni il gioco di tanti amministratori irresponsabili, che hanno permesso, taciuto, fatto fare, concesso, ma mai tutelato, approfondito ed eventualmente contestato a favore della collettività.

Vasto ne è un piccolo ma emblematico esempio: con la sua riserva naturale di Punta Aderci e la zona industriale all’interno, la zona SIC e l’edilizia selvaggia, con un piano di allargamento del porto mentre si discute da anni del recupero della zona di Punta Penna con la delocalizzazione degli impianti inquinanti (a rischio di incidente rilevante come la Puccioni), Vasto ha davvero tutti gli elementi necessari per essere inserita nella ricca (purtroppo) varietà dei casi paradossali della regione.

I paradossi abruzzesi sono una misura tangibile di quanto la gente sia stata presa in giro e di quanto danno irreversibile è stato procurato alla salute delle persone e all’ambiente per le generazioni a venire.
E’ ora di invertire la tendenza. E’ ora che qualcuno paghi.
Accadrà mai?

Vi lascio alcuni link a letture interessanti:

» Un altro motivo per dire no

» Facciamoci una cultura inutile

» Marciare per marcire (Inquinio leggi anche tu)

» Da Noto a Tollo, tra pozzi e raffinerie

» A muso duro


'Abruzzo, parchi, veleni e imbroglioni.' ha ricevuto 4 commenti:
(il più recente in testa)

  1. Lucfan
    Lucfan
    Lunedì 12 Maggio 2008 ore 11:42 - Permalink

    Finalmente alla ribalta delle cronache nazionali.

    Vent’anni a bere acqua avvelenata

    Rifiuti e scarichi nocivi per 450 mila persone. «Qui è peggio che a Porto Marghera»
    di GIUSEPPE SALVAGGIULO

    PESCARA - Non è vero che in Abruzzo non succede mai niente. Può succedere, per esempio, che per decenni una grande industria chimica inquini la zona in cui si trova la falda idrica che fornisce acqua potabile a 450 mila persone. Può succedere che attorno a quell’industria sorga la discarica abusiva di rifiuti pericolosi più grande d’Europa. Può succedere che le analisi nell’area industriale rilevino sostanze tossiche e cancerogene, con valori fino a 161 mila volte il limite legale. Può succedere che per anni tutto ciò sia, nella migliore delle ipotesi, ignorato o sottovalutato da chi dovrebbe allertarsi e intervenire. Può succedere di imbattersi «in qualcosa che al confronto - confida un investigatore - Porto Marghera sembra una cazzata». Può succedere. È successo.

    Primadanoi.it ci segnala un articolo su La Stampa, oggi finalmente l’Italia intera scopre il bel regalo che ha lasciato la Montedison in Abruzzo fra le montagne a Bussi.

    La storia del paese di provincia paradisiaco «cambia nel 1982», si legge sul quotidiano, «quando si aprono otto nuovi pozzi dell’acquedotto. Pur chiamandosi pozzi di Sant’Angelo, di angelico non hanno nulla. Anziché collocarli a monte dell’industria, dove l’acqua è ancora incontaminata, li piazzano a valle, dove il fiume ha già imbarcato un bel po’ di veleni».
    Qualche anno dopo, e siamo ai giorni nostri, scoppia il caso della discarica più grande d’Europa. «Cosa succede», si chiede il quotidiano.
    «Nulla», si risponde.
    «Ovvero riunioni, rimpalli di responsabilità, conferenze di servizi». E da qui si ricostruisce tutta l’emergenza abruzzese, che, per onor del vero, nonostante sia di dimensioni enormi, è sempre rimasta un fatto regionale e non ha mai valicato i confini.
    «Sono trascorsi cinque anni dal primo allarme, tre dalle prime analisi. A dispetto dei palliativi dietro cui si trincerano le autorità, la situazione è peggiorata», continua l’articolo.
    E si tira in ballo anche il Wwf a il responsabile pescarese Augusto De Sanctis, protagonista assoluto di una battaglia che non è ancora terminata.

    L’esito (delle analisi, ndr) è sconvolgente: possibili cancerogeni come il tetracloruro di carbonio a livelli mai raggiunti in nessuna acqua potabile del mondo. Ma quando questi dati vengono portati all’attenzione delle autorità, la risposta dell’Ato, l’ente pubblico che coordina il servizio idrico, è non meno sconvolgente: «Avranno fatto le analisi con le provette sporche».
    Poi si arriva all’estate del 2007, l’anno scorso, quando lo scandalo esplode e mezzo Abruzzo resta a secco. Veleni nell’acqua: «sì» anzi «no», «l’acqua è inquinata ma è potabile», «non è colpa di nessuno», «tutti sapevano», «nessuno sapeva», «le
    analisi sono ok».
    «È possibile scaricare mezzo milione di tonnellate di rifiuti a due passi da un centro abitato senza che nessuno se ne accorga?», si domanda La Stampa, «Chi è il responsabile della devastazione ambientale della valle? Chi ha scaricato i veleni? Chi ha inquinato l’acqua potabile? E chi, pur sapendo e dovendo intervenire, ha fatto finta di non vedere?»
    Tutte domande, lo sappiamo bene, che non hanno trovato risposte. Fino a questo momento e senza grosso scompiglio nella classe politica.
    «E dei rifiuti pericolosi ancora depositati nella valle?», si legge ancora. «Ah, per quelli ci sono ancor meno speranze. Bonificare la megadiscarica costa circa 150 milioni di euro. Per ora ne sono arrivati solo un paio e non sono bastati nemmeno per coprire i rifiuti con un telone. Così l’acqua piovana e il fiume continuano a trasportare veleni».

    Scandalo nello scandalo il fatto che nonostante la gravità della cosa non si sia ancora fatto quasi niente…nell’articolo si dice TUTTI ZITTI, TUTTI FERMI!
    Qui i politici e gli amministratori sono troppo occupati dai progetti di sviluppo… l’Abruzzo ha bisogno di crescere (assieme agli effetti devastanti di questi accumuli tossici sulle nostre spalle), mica dell’immobilismo ambientalistico.

    Domani ci conosceranno pure per le raffinerie.
    Chissa’.. per questa bella pubblicità, ora i nostri amministratori chi vorranno denunciare?

  2. Unregistered
    Davide1971
    Martedì 15 Gennaio 2008 ore 22:47 - Permalink

    Ciao SoleLuna , oggi ci sono i nuovi mezzi di comunicazione che creano opinione e che davanti all’eventualita’ di un’opera di devastazione ambientale come quella costruita a Bussi avrebbe una eco mediatica non indifferente…Vedi i silos che sono stati costruiti nottetempo quindici anni fa a Punta Penna ,oggi non sarebbero autorizzati.Il danno di immagine che creerebbe l’edificazione di altri silos avrebbero la stessa forza dirompente che ha avuto Via Alborado per i partiti di centro-destra due anni fa(circa).Avranno ripianato i conti pero’…a si prizz(senza fogna,uno sopra all’altro e compagnia bella!).I tempi degli abruzzesi con l’anello al naso sono finiti,adesso a chissa esse i cuntame pure li pile a lu c…Voglio vedere con quale faccia andranno a chiedere il voto se portano avanti progetti che distruggono l’ambiente di Vasto.Il futuro della nostra salute e’ prioritario alla costruzione di industrie chimiche .Anzi ho letto il comunicato di Porta Nuova e mi venuto in mente una cosa…l’antennone che sta sopra l’ex-Standa (Via D’Annunzio -Via Madonna dell’Asilo)quante onde elettromagnetiche emette?E’ ipotizzabile la delocalizzazione visto che e’ una di quelle a lungo raggio ?Il comune visto che con l’acquisto di autobus elettrici ha dato una svolta ambientalista perche’ non acquista(a rate)un furgoncino che monitora l’inquinamento elettromagnetico!Naturalmente il furgoncino deve essere molto appariscente e riconoscibile in modo che i furbetti spengano l’antenna fino o quando non se ne vanno.A Vasto si muore sempre piu’ per gli effetti dell’inquinamento ed e’ quindi un dovere che i valori devono essere monitorati a sorpresa!Saludos

  3. soleluna
    soleluna
    Martedì 15 Gennaio 2008 ore 10:43 - Permalink

    Il disinteresse dell’opinione pubblica è stato determinato secondo me dalle (disattese) aspettative di sviluppo economico.. mi spiego meglio: il polo industriale di Bussi Officine (a cui fa riferimento l’articolo che ci segnali) è stato non solo tollerato, ma addirittura auspicato dalla popolazione locale che lo considerava foriero di benessere e sviluppo in una zona dove si era costretti ad emigrare per trovare occupazione.. nessuno avrebbe potuto, e forse nemmeno voluto, immaginarne gli sviluppi nefasti che oggi causano i pozzi di acqua avvelenata. Parlo ovviamente della popolazione e non degli ignobili individui che hanno alimentato la discarica abusiva di rifiuti tossici, per i quali adesso possiamo aspettarci solo chiarezza e giustizia.
    Immagino che a Vasto la situazione sia stata più o meno la stessa.. voglio illudermi però che le cose adesso sono cambiate: l’attuale disillusione della gente dovuta ad un’informazione diffusa spero costringa i nostri amministratori a governarci bene o, in alternativa, ad andare a casa..

  4. Spanish
    Spanish
    Martedì 15 Gennaio 2008 ore 10:41 - Permalink

    Purtroppo, la nostra classe dirigente ci considera ancora una regione tranquilla. Dove ‘tranquillo’ significa che loro possono fare quello che vogliono e noi subiamo passivamente.
    Credi che a qualcuno chiederemo il conto? qualcuno pagherà un prezzo, fosse anche solo politico, per i suoi errori? Non è successo in passato (abbiamo eletto CONDANNATI per corruzione…) e non succederà in futuro…
    Rivaluto l’idea delle piastrelle.

    Saludos (tristes)!

    PS: Uno dei link a cui fa riferimento l’articolo, cita i briganti. Se avessimo l’1% dell’orgoglio dei briganti…

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