L’anima perduta nella monnezza di Napoli

redazione

Segnaliamo un articolo di Roberto Saviano che stamattina ho visto nella homepage di repubblica.it.
Stranamente pero’ dopo poco non era piu’ visibile sulla homepage, nonostante l’emergenza rifiuti sia tristemente attuale quanto la crisi di governo in corso.
Onde evitare che ulteriori magiche sparizioni lo rendano irrintracciabile, lo riportiamo qui integralmente:

L’anima perduta nella monnezza di Napoli
di ROBERTO SAVIANO

NIENTE è cambiato. Si è tentato - tardi, tardissimo - ma non si è risolto nulla. L’esercito, i volontari, la pazienza e le proteste. Ma tutto versa nello stesso stato di prima. O quasi. Il centro e le piazze vengono salvati, si cerca di non farli soffocare dai sacchetti. E nella scelta dei luoghi in cui raccoglierli emerge la differenza fra le zone e le città. Zone dove conviene pulire per evitare che turisti e telecamere arrivino facilmente, strade dove vivono professionisti e assessori. E invece altre dove la spazzatura può continuare ad accumularsi. Tanto lì la monnezza non va in prima pagina. I paesi divengono discariche di fatto. Tutta la provincia è un’ininterrotta distesa di sacchetti. E la rabbia aumenta. Spazzatura ai lati delle strade, o che si gonfia in collinette multicolori fuori dai portoni, dove sono apparse scritte come “non depositare qui sennò non si riesce più a bussare”. Niente è cambiato se non l’attenzione. Dalla prima pagina alle cronache locali.

Lentamente tutto questo rischia di divenire abituale, ordinario: la solita monnezza, parte del folklore napoletano, quotidiana come lo scippo, il lungomare e la nostalgia per Maradona. E invece qui è tragedia. Spazzatura ovunque, discariche satolle, gonfie, marce. Camion stracolmi, in fila. Proteste. E poi dibattiti, indagini, dimissioni, e colpevoli, ecologisti, camorristi, politici, esperti. Maggioranze e opposizioni e cadute di governo. Ma la monnezza resiste a tutto. E continua ad aumentare. La spostano dal centro alla periferia, la spediscono fuori città, qualcosa fuori regione. Però non basta mai, perché quella si riforma, si accumula di nuovo. Tutti pronti a parlare, in un’orchestra che emette suoni talmente confusi da divenire indecifrabili come il silenzio.

Certo risulta difficile credere che se Roma, Firenze, Milano o Venezia si fossero trovate in una situazione simile avrebbero continuato a far marcire i sacchetti nelle loro piazze, a tenersi strade bordate di pannolini e bucce di banana, a lasciar invadere l’aria dall’odore putrescente degli scarti di pesce. Difficile immaginare che in una di queste città la notte girino camion che gettano calce sopra ai cumuli per evitare che le infezioni dilaghino e soprattutto che vengano incendiati.

Il rinascimento napoletano finisce così, coperto di calce. Si sbandierava la rivincita della cultura, ma sotto il tappeto delle mostre, dei convegni e delle parole illuminate le contraddizioni erano pronte a esplodere. Non c’erano solo stuoli di progetti culturali e promozionali per il turismo. Negli ultimi cinque anni sono spuntati in un’area di meno di 15 km enormi centri commerciali. Prima il più grande del Sud Italia nel casertano, poi il più grande di tutt’Italia, poi il più grande d’Europa e da poco uno tra i più grandi al mondo: un’area complessiva di 200.000 mq, con 80 negozi di brand nazionali e internazionali, un ipermercato, 25 ristoranti e bar, una multisala cinematografica con 11 schermi e 2500 posti a sedere.

Ultimo arrivato, a Nola, il Vulcano Buono progettato da Renzo Piano che ha tratto spunto dall’icona napoletana per antonomasia: il Vesuvio. Una collina artificiale, un’escrescenza del suolo che segue le uniche e sinuose forme del vulcano. Alta 40 metri e con un diametro di oltre 170, un complesso di 150 mila metri quadri coperti e 450 mila in tutto. Si costruiscono centri commerciali come unico modo di far girare soldi. Quali soldi? Le stime dell’Istat segnalano che la Campania cresce meno del resto d’Italia. La regione è mortificata nei settori dell’agricoltura e dell’industria e incapace di compiere il salto di qualità nel comparto dei servizi.

E per quanto riguarda il valore aggiunto pro capite, se la media nazionale s’attesta a 21.806 euro per abitante, al Sud non supera quota 14.528. Keynes diceva che quando l’accumulazione di capitale di un paese diventa il sottoprodotto delle attività di un casinò, è probabile che le cose non vadano bene. Riguardo il nostro paese bisognerebbe sostituire al termine casinò la parola centro commerciale. Così rimangono, tra queste cattedrali di luci e cemento, gli interrogativi di sempre. Perché a Napoli c’è tutta questa spazzatura? Come è possibile quando cose del genere non accadono a Città del Messico e nemmeno a Calcutta o a Giakarta? È incomprensibile. Bisogna quindi essere didascalici. Perché le discariche napoletane sono piene? Semplice. Sono state usate male, malissimo. Sversandoci dentro di tutto, senza controllo.

Chi gestiva le discariche non rispettava i limiti, né le regole riguardo alle tipologie. Somiglianti più a buche fatte male che a strutture per lo sversamento, le discariche si riempivano di percolato divenendo laghi ricolmi di un frullato di schifezze, fogne a cielo a aperto. E così si sono riempite presto, e non solo di rifiuti urbani. Scavare crateri enormi, portare giù il camion e poi, uscito il conducente, saldare le porte del tir e sotterrare: era un classico. Un modo per non toccare i rifiuti nemmeno con un dito. Il tutto dava un guadagno talmente alto da poter sacrificare, intombandoli, interi tir. A Pianura, racconta la gente, c’è persino una carcassa di balena, e a Parete pacchi e pacchi di vecchie lire.

Ma perché i cittadini si ribellano alla riapertura delle discariche? Perché sembrano così folli da preferire i sacchetti che da circa due mesi hanno davanti a casa? Perché temono che insieme a quelli che dovrebbero essere solo rifiuti solidi urbani invece arrivino anche i veleni. Eppure ricevono le massime garanzie che la loro situazione non peggiorerà. Ma da chi le ricevono? Da coloro di cui non si fidano più. Da coloro che hanno sempre appaltato lo smaltimento a ditte colluse, a uomini imposti dai clan di camorra. E chi deciderà quindi davvero la sorte dei rifiuti? Come sempre i clan.

A loro non ci si può ribellare. Ma siccome allo Stato invece sì, spesso contando su una buona dose di pazienza dei reparti antisommossa, si fa ostruzione alle sue decisioni perché non accada poi che si inneschino i consueti accordi. Si preferisce rinunciare persino agli aiuti economici destinati a chi vive nei pressi della discarica, piuttosto che correre il rischio di finire marci di cancro per qualche sostanza intombata di nascosto. Certo, tra i manifestanti ci sono anche i ragazzotti dei clan pagati 100 euro al giorno per far chiasso, bloccare strade, saper lanciare porfido e caricare. Ma loro rendono soltanto esasperate paure che invece sobbollono in tutti. E le rendono isteriche perché più spazzatura ci sarà, meno controlli ci saranno per le ditte pagate per raccoglierla e più l’uso dei macchinari in mano ai clan sarà abbondante.

E più le discariche saranno bloccate, meglio si potranno infiltrare camion colmi di rifiuti speciali da nascondere mentre quelli bloccati fuori fanno da copertura. E i consorzi e la politica? I consorzi che gestivano i rifiuti lo facevano per conto di imprenditori e boss, mentre la responsabilità della politica locale e nazionale stava nella solita logica di non affidare posti a chi aveva competenze tecniche, bensì ai soliti personaggi con il solo requisito di essere in quota ai partiti. Quanti posti di lavoro distribuiti in periodi preelettorali, in strutture dove la raccolta dei rifiuti o la differenziata rappresentavano puramente un alibi. Perché non si è fatto nulla? Perché l’emergenza fa arrivare soldi a tutti. E quindi di emergenza si vive.

Finita l’emergenza, finiti i soldi. Bisognava forse ribellarsi anche nei giorni in cui i clan prendevano terre. E il termovalorizzatore di Acerra su cui tanto si discute, che per anni non è stato costruito e ora lentamente sta per realizzarsi? Quel genere di impianto non è dannoso, dichiarano gli oncologi, al centro di Vienna uno simile è persino divenuto un palazzo prestigioso. Certo. Ma in un territorio dove l’indice di mortalità per cancro svetta al 38.4%, chi rassicura la gente che negli impianti verrà bruciato solo quel che si deve? Quale politica saprà mantenere la promessa di massimo controllo in una terra che è stata definita la Cernobyl d’Italia? Il centrosinistra ha creduto di essere immune dalle infiltrazioni camorristiche perché la questione camorra riguardava l’altra parte. Ma non era così. Le porte dei circoli della sinistra si sono aperte ai clan mai come in questi ultimi anni.

E il crimine è stato percepito come un male naturale, fisiologico. La politica ha continuato a presentarsi sempre più come qualcosa di indistinto con l’affare e il crimine. Destra e sinistra uguali, basta mangiare. Il qualunquismo italiano forse non è mai stato così sostenuto dall’esperienza. E oggi occupano, bloccano, non collaborano perché non si fidano più di nessuno.
Non c’è altro da dire e da fare. Togliere, togliere la monnezza subito. Non si può più aspettare. Togliere e poi capire chi ha ridotto così questa terra e accorgersi che i meccanismi che qui hanno portato allo scempio totale sono gli stessi che governano in modo meno mostruosamente suicida l’intero paese. In questi giorni mi è venuta in mente una scena di un racconto di Salamov, forse il più grande narratore dell’aberrazione del potere totalitario. Quando i soldati sovietici misero in isolamento alcuni prigionieri del gulag, tutti invalidi tranne Salamov, pretesero che consegnassero le loro protesi: busti, dentiere, occhi di vetro, gambe di legno.

A Salamov che non ne aveva, il soldato, scherzando, chiese: “E tu che ci consegni? L’anima?”. “No, l’anima non ve la do” rispose. Prese una punizione durissima per aver difeso qualcosa che fino ad allora credeva inesistente. Questo è il momento di capire se ancora abbiamo un’anima, e non farcela togliere come una gamba di legno. Non consegnarla. Prima che non ci restino che protesi.

© 2008 by Roberto Saviano.
Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency

link alla pagina di Repubblica.it


'L’anima perduta nella monnezza di Napoli' ha ricevuto 24 commenti:
(il più recente in testa)

  1. Lucfan
    Lucfan
    Martedì 29 Aprile 2008 ore 23:53 - Permalink

    Per chi vede il futuro nel nucleare..
    »[..] Carl F. Von Weizsaecker, direttore dell’ Istituto Max Plance, ha detto che la questione delle scorie è irrisolvibile. Sono bombe che noi lasciamo alle prossime generazioni. Solo il plutonio ha una emivita di 250.000 anni. E noi stiamo infarcendo il sottosuolo di scorie che potrebbero, anche per un semplice terremoto, distruggere interi Paesi e ogni forma di vita per migliaia di anni..»

  2. Spanish
    Spanish
    Lunedì 28 Aprile 2008 ore 14:05 - Permalink

    Allora, gli oracoli di Lavapiés hanno parlato. Effettivamente, la Ley de Costas è dell’ultimo governo González, Zapatero ha solo fatto una riforma.

    Sulla possibilità di abbattere edifici legalmente costruiti, nessuno sa niente, nel senso che dovrebbe ricade nei casi in cui è possibile l’esproprio. Quindi magari sarebbe da rivedere la legge sull’esproprio e non la de ‘Costas’.

    Cercheró maggiori informazioni, per il momento il dibattito sembra in fase di stallo.

    Saludos!

  3. Spanish
    Spanish
    Giovedì 24 Aprile 2008 ore 10:53 - Permalink

    Io il ragionamento proprio non lo capisco. Abbiamo bisogno di energia, però sappiamo che il petrolio è roba vecchia, no?…e non facciamo investimenti diversi?

    Sul ‘lavaggio del cervello’, ci sarebbe molto da dire (magari ci esce un buon post…hmm…), però mi limito a consigliarvi due documentali: ‘The Power of Nightmares’ e ‘The Great Global Warming Swindle’. Sono della BBC e aprono qualche interrogativo.

    I rifiuti nucleari? Pensavo avessimo deciso di inviarli in Africa…

  4. Unregistered
    Davide1971
    Mercoledì 23 Aprile 2008 ore 23:45 - Permalink

    Grande Cicco,mi inchino (senza ironia) alla tua grande cultura ! Cicco quando Carson mi parlava di te… in termini molto lusinghieri …era tutto vero! Politica,economia,cronaca,ecc.,finalmente…ora so che non siamo i soli a interessarcene continuamente.Cicco una cosa pero’ voglio dirla riguardo al lavaggio del cervello o cervelli.Io penso che c’e’ una regia ben oliata che utilizzando le piu’ raffinate tecniche di persuasione,di bombardamendo mediatico,di persone con grandi qualita’ comunicative e persuasive,riescono a creare OPINIONE e consenso.La mia domanda e’ questa :” Ritieni veramente che l’energia in Italia con l’ausilio delle centrali nucleari costerebbe il 60 % di meno?” .Obbiettivamente,conoscendo come funziona l’Italia che da sempre divide tra gli azionisti gli utili e socializza le perdite,rispondimi a questo quesito.Io dico che l’energia magicamente ,come tutto il resto costera’ sempre di piu’ anche con le stesso numero di centrali della Francia.L’Italia come e’ strutturata non ha speranza.Non sono pessimista ,ma realista .Tempo fa e’ nata una discussione con Di Michele Marisi e li ho capito che ad esempio i giornalisti sono tutti o quasi ( 99,7%) schierati o per usare un termine piu’ “crudo” VENDUTI.Le notizie sono plasmate in modo che creino l’illusione che diano ragione alla parte politica di riferimento.Che l’energia nucleare probabilmente ora sta alimentando il mio terminale per poter scrivere questa commento e’ molto veritiera,ma dobbiamo anche dire che l’energia ricavata dalla fissione nucleare oltre che non essere inesauribile,crea tantissimi problemi di smaltimento.La nostra economia va su binari diversi dalla salute e dal rispetto della natura.Ho letto che la Terra (inteso come pianeta) ha un virus …e si chiama UOMO.La nosta vita,il nostro benessere va contro il nostro pianeta.Non c’e’ modo di stare bene e insieme rispettosi della natura?Forse e’ estremamente costoso,controproducente,non conviene.Qualche mese fa Spapparo ad un mio desiderio di fabbriche a Vasto ,mi rispose …Vai a costruirle nel tuo giardino di casa! Che disastro,non ci sono le fabbriche,e la gente soffre ed emigra,ci sono le fabbriche e la gente ha qualche soldino in tasca ,ma muore di cancro ai polmoni.Io non so che pensare,le centrali atomiche se le costruiamo,avremo energia ,ma poi grandi pericoli per la salute.L’economia,il denaro,il lavoro,le rate,la rete, il P.I.L.,le pensioni,l’immigrazione,ogni nazione ha una grande responsabilita’,ma forse ci siamo costruiti una societa’ troppo complessa. Le persone sono sempre piu’ distanti da una tecnologia che in alcuni casi anziche facilitarci la vita …la complicano.Uno che non ha avuto la voglia o l’intuizione di informarsi,di incuriosirsi alle vicene mondiali o nazionali,e’ quasi emarginato.Ecco che quindi non hanno la “capacita’ decisionale ” di avere un’ idea chiara poveri loro e alla fine si fanno pilotare dalle persone e dai personaggi televisivi in cui ripongono estrema fiducia e stima.Cicco e tutti i blogger,e’ ipotizzabile un eventuale svalutazione dell’euro del 30% per far tornare competitiva la nostra industria negli U.S.A. e in Asia ecc.Cosa succederebbe ai tassi di interesse? Saludos

  5. Lucfan
    Lucfan
    Mercoledì 23 Aprile 2008 ore 19:29 - Permalink

    Scusate, non ho capito bene che ne facciamo delle scorie nucleari..
    (non si accettano links, grazie :roll: )

  6. Spanish
    Spanish
    Mercoledì 23 Aprile 2008 ore 19:04 - Permalink

    Mmm…Felipe, Felipe…Non so, indago. Però non ho ben capito se la legge del ‘89 sarebbe quella delle coste o quella per ricomprare gli edifici. Useró le mie fonti.

    PS: vorrei solo chiarire che del piatto della costruzione c’hanno mangiato un po’ tutti, a volte legalmente e a volte illegalmente, come sempre. A aggiungo che qui sono tutti preoccupatissimi per la morte della gallina dalle uova d’oro. Quindi, anche lí, in quel di Vasto, cerchiamo strade alternative.

  7. Cicco
    Cicco
    Mercoledì 23 Aprile 2008 ore 18:30 - Permalink

    Grazie di quello che mi dici; somiglia alla discussione che ho ascoltato alla radio, ma quel prof madrileno citava anche Felipe Gonzales e una legge, se ho sentito bene, del ‘89.
    In fondo quello che mi interessava è sapere se c’è in quella legge qualcosa che potrebbe essere applicata da noi, a difesa della costa.

  8. Spanish
    Spanish
    Mercoledì 23 Aprile 2008 ore 14:24 - Permalink

    Buondí…Cicco, la legge di cui mi parli dovrebbe essere la ormai famosa ‘Ley de Costas’. Il discorso è un po’ lunghetto, ma cercheró di essere breve.

    L’ex presidente del Governo spagnolo ha puntato moltissimo sulla costruzione (secondo settore dopo il turismo…). La conseguenza è stata una rapida crescita (socialmente sproporzionata, ma questa è opinione) e, ovviamente, la cementificazione (legale ed illegale) del Paese, ad iniziare dalla costa mediterranea.

    Detto cosí non si capisce bene il danno fatto. Specifichiamo che tutto è nato per una legge che prevede che i comuni possono decidere autonomamente se e quanto far costruire. I signori sindaci allora hanno fatto cassa riqualificando terreni a destra e a manca e con scopi diversi.

    L’esempio tipico è il caso del FC Barcellona e del FC Real Madrid, i quali, anni or sono, hanno acquistato terreni nelle rispettive città a poco, perchè non ci si poteva costruire, per farci centri sportivi per allenamento e divertimento. Quando i signori presidenti dei clubs di cui sopra sono rimasti senza soldi (Zidane, Ronaldinho & CO., pur devono mangiare), i signori sindaci hanno riqualificato quei terreni e i clubs si so’ fatti ricchi, per la gioia di grandi e piccini, visto che i cittadini erano felicissimi di vedere le loro squadre nella champion.

    Poi venne il signor Zapatero e approvó una legge per la quale non si può costruire a meno di 150m della costa (con la possibilità per le Comunità Autonome di arrivare fino a 500m…). Dopo l’approvazione della legge s’è provveduto a un censimento con tanto di multe e abbattimenti (alcuni spettacolari…).

    Nell’ultima campagna elettorale, Don Mariano Rajoy, dello stesso partito di Aznar, aveva in progetto cambiare la legge. L’idea era: “Si puó costruire ovunque, a meno che lo Stato non ti dica il contrario…”. Fa un po’ paura, ma secondo lui, è necessaria per fermare l’avarizia e gli inciuci dei comuni.

    Mo’, qualcuno più coraggioso ha proposto di comprare alcuni edifici particolarmente brutti e distruggerli. Ma dobbiamo vedere come va, perchè ormai la costruzione è in crisi…vedremo.

    Saludos!

    PS: l’idea di lasciar costruire ovunque per far cassa (idea del cavolo, ndr) non`l’ha avuta solo il signor Aznar. Guardiamo Vasto e leggiamo gli articoli che si son scritti ai tempi delle ultime modifiche la piano regolatore.

    PS’: c’ho ‘na fame…

  9. soleluna
    soleluna
    Mercoledì 23 Aprile 2008 ore 12:13 - Permalink

    C’è una premessa da fare: l’art. 75 della Costituzione, vieta i referendum abrogativi di trattati internazionali. L’Italia, con l’adesione all’ Euratom, si era impegnata “a sviluppare una potente industria nucleare”, quindi non poteva esserci un referendum “si o no al nucleare”. Si scelse, pertanto, la formula dei tre quesiti:
    1) Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti?
    2) Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone?
    3) Volete che venga abrogata la norma che consente all’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero?

    Ma il netto risultato politico dei quesiti referendari, per come erano stati concepiti, secondo me, non ha cambiato la sostanza delle cose: si domandava di cancellare alcune disposizioni di legge concepite per rendere più facili e rapidi gli insediamenti nucleari, e la maggioranza dei votanti si è espressa politicamente per cancellarli. Ora, discutiamo pure di quanto la scelta sia avvenuta sulla scorta emotiva di Chernobyl e di quanto le cose siano cambiate nel frattempo, ma non parliamo di “imbroglio” perché si fa un torto strumentale alla realtà delle cose.

    http://www.zonanucleare.com/qu.....e_1987.htm

  10. soleluna
    soleluna
    Mercoledì 23 Aprile 2008 ore 10:30 - Permalink

    Hai ragione Cicco l’8 e il 9 novembre 1987 avevo appena 11 anni e nessuna velleità ecologica, per dirla alla Carson :) , anche se, ad essere sincera, leggevo già l’angolo di Fulco Pratesi su Topolino e apprezzavo tantissimo le giornate trascorse nelle splendide campagne nei dintorni del sito che ora, ahimè, ospita la mega-discarica abusiva di Bussi.
    Sul nucleare non posso far altro che raccogliere il tuo invito, perché avevo sottolineato che non era mia intenzione discutere il merito della notizia, ma palesare il modo “tendenzioso” con cui ci vengono propinate le informazioni, che finiscono con il conferire autorevolezza al parere fazioso di un personaggio ancora troppo “sconosciuto” alla gente.
    Certo voler mettere in discussione il risultato (in media il 77.4%) evidente dei tre quesiti del referendum abrogativo sul nucleare mi sembra decisamente azzardato, è un po’ come dire che gli italiani nell’87 erano talmente ignoranti da non capire il significato delle domande e delle relative risposte. Insomma sarebbe un po’ come dire che oggi che in Italia Berlusconi vince le elezioni perché la gente è ignorante. Ma tu non lo pensi e, forse, nemmeno io :) .

  11. Cicco
    Cicco
    Mercoledì 23 Aprile 2008 ore 08:40 - Permalink

    In Italia puoi parlare di tutto, ma ci sono due o tre argomenti che se poco poco li accenni, ancor prima di capire quello che stai dicendo, vieni seppellito di critiche.

    Ho “serenamente pacatamente” contestato a Soleluna il fatto che sia in atto un lavaggio dei cervelli. Per sostenere questa opinione ho usato degli argomenti che mi avrebbero aiutato a dimostrare che il dibattito attorno al nucleare non è mai cessato.
    Tra questi argomenti ho citato Tony Blair, tanto caro a Uolter e ai progressisti nostrani, e il (se preferite un) libro verde della Comunità Europea e non di una qualsiasi congrega ( http://ec.europa.eu/energy/gre.....ent_it.pdf ).

    Circa i black-out elettrici, mi sembrava chiaro che la citazione stava ad indicare un ennesimo momento in cui il dibattito sul nucleare si riaccese; poi sono abbastanza addentro alle cose tecniche per sapere che un conto sono le linee di trasporto un conto sono le centrali. Così come per l’acqua, un conto gli invasi un conto il rubinetto.

    La rete è piena di argomentazioni pro e contro il nucleare; come su tanti altri argomenti di varia umanità. C’è chi propende per una parte chi per l’altra.
    Io, non faccio mistero, sono favorevole all’impiego del nucleare nella produzione dell’energia, integrandola con gli altri sistemi di produzione. Prima di fare questa scelta ho studiato la materia a modo mio, arrivando a saper distinguere fusione da fissione, i vari tipi di centrali e i sistemi di sicurezza.
    Ho letto le relazioni delle commissioni sugli incidenti di Three Miles Island e di Chernobyl; ho seguito gli esperimenti di Rubbia e ne conosco il pensiero (non quello delle interviste, ma quello delle sue pubblicazioni scientifiche), conosco il problema delle scorie ma anche i risultati delle ricerche in questo settore.
    Ho letto i pro (ad es. Battaglia) e i contro (ad es. Mattioli, Renzetti) e dei diversi comitati, e sono arrivato a questa attuale convinzione senza aver avuto bisogno di ascoltare politicanti di alcuna parte.
    Va da sè che a quel tempo, in piena maturità intellettiva, votai a favore dei quesiti proposti dai referendum (che non erano Si o NO al nucleare) e non ne sono affatto pentito.
    Rispettoso dei risultati e della volontà politica, oggi “serenamente e pacatamente” pago l’energia il 60% in più della media europea ( http://www2.ing.unipi.it/~d0728/GCIR/Costi.pdf ).

    Ma tranquilli, non ho alcuna intenzione di far cambiare idea a nessuno e pertanto non mi metto qui a rimpallare sito contro sito, qualche volta cito solo le fonti quando faccio qualche affermazione non mia, come si conviene in un forum a modo.

    Diamo tempo al tempo, e chi vivrà vedrà.

  12. spapparo
    spapparo
    Martedì 22 Aprile 2008 ore 23:37 - Permalink

    http://www.businessonline.it/n.....ergia.html

  13. spapparo
    spapparo
    Martedì 22 Aprile 2008 ore 22:06 - Permalink

    http://www.zonanucleare.com/qu.....e_1987.htm

    Il Libro verde quale?Ce ne sono dal 1993 al 2007
    Forse intendevi questo

    http://www.bo.cnr.it/www-scire.....i_Globali/
    Materiali/libroverde_energia_EU/europa.eu.int/
    comm/energy_transport/livrevert/brochure/dep_it.pdf

    A pagina 24 lo stesso Libro Verde va in contraddizione: Il nucleare contribuisce positivamente alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico dell’Unione.

    Salvo poi affermare:

    La gestione dei residui è altamente controversa

    Allora se contribuisce positivamente perche’ ci dovrebbero essere controversie. Inoltre se e’ pur verissimo ceh il CO2 prodotto non e’ elevatissimo, altresi va considerata tutta la filiera, del combustibile - dall’ estrazione dalle miniere alla frantumazione e macinazione, dalla fabbricazione dell ‘uranio all’arricchimento e gestione delle scorie - necessitano di parecchio carburante fossile (fonte: http://www.archivionucleare.co.....o2-uranio/). Fra l’altro il Sole 24 ore e’ di proprieta’ di Confindustria, non certo menscevichi sovietici.
    Anche una tesi di laurea smentisce le bugie del Libro pseudoverde:
    Per cuncludere, si tace assolutament ein modo grave sul documento della Commissione Europea circa le scorie radioattive, come se il problema non esistesse proprio.

    http://ingegneria.tesionline.i.....sp?id=1685

    I black out ci sono anche nei paesi col nucleare. Vedere Germania:

    http://www.corriere.it/Primo_P.....kout.shtml

    Domande per il professore di ingegneria nucleare Cicco:

    Perche’ nessuna compagnia di assicurazione si e’ mai messa in testa di fare le polizze alle centrali nucleari ma sono gli stessi Stati a doversene accollare la responsabilita’ sui rischi?

    Perche’ nessuna azienda privata dell’ energia ha mai pensato di costruire una nuova centrale, se non dove sussistono totalmente ingenti sovvenzioni statali?

    Perche’ le centrali devono essere continuamente fermate per controlli di sicurezza, tanto da funzionare raramente a pieno regime?

    Secondo il Consiglio Mondiale dell’ Energia per costruire una centrale ci vogliono dai 66 mesi degli anni 90 ai 116 dei 2000: MA non si fa prima a investire tempo e soldi in altro?

    La produzione di una centrale e’ massimo di 25 anni. Cosi’ tanta lungimiranza?

    E’ mai possibile che anche il reattore nucleare modulare pebble bed debba anch’esso far uso di plutonio (Il plutonio è spesso descritto come “la sostanza più tossica nota all’uomo”) e uranio?

    Altre domande potrebbero essere poste nel caso in cui insisti nella tua azione pronucleare…..

  14. Lucfan
    Lucfan
    Martedì 22 Aprile 2008 ore 19:16 - Permalink

    Ma Cicco, sei anche tu convinto che per far scendere il prezzo del petrolio dobbiamo investire in quel settore?

    Quanto al nucleare le mie opinioni le ho già espresse in altri commenti e sono ovviamente contrario.
    Quello che pero’ mi sorprende di piu’ è che chi argomenta a favore (e non mi riferisco ovviamente a te Cicco) cavalcando argomenti legati alla crisi energetica non spieghi mai bene dove e come smaltire le scorie. Ma questo solo per dirne una, la mancanza piu’ grossolana, poi potrei aggiungere che non dice niente di quanti anni occorrerebbero prima di avere a disposizione quest’energia, cioè quanto ingenti sarebbero gli investimenti da mettere in campo per un periodo che non avrebbe alcun ritorno economico (gli esperti parlano di piu’ di 10 anni) e dove prendere questi soldi.

    Avrebbe piu’ senso invertire la rotta sul “modello” di sviluppo, sul quale pure abbiamo ampiamente discusso: deve essere alternativo al vicolo cieco che stiamo percorrendo.
    Il petrolio sta per finire” e “dobbiamo sporcare di meno“, dovrebbero essere 2 regole fondamentali per capire se la direzione che stiamo prendendo è quella giusta.
    Quindi?
    E’ giusto fare il centro oli?
    E’ giusto puntare al nucleare?

    Penso proprio di no, indubbiamente.

    Fortunatamente molti di noi, ed anche senza la rete, sanno bene quanto sia sporca, rischiosa e non a portata del sistema Italia l’energia nucleare.
    Le fonti rinnovabili devono entrare nel sistema economico, come dicevo altrove.. Gli impianti da svariati megawatt si possono fare ma dire che non si possono produrre grandi quantitativi di energia è sbagliato: sono i grandi numeri di una rete di produzione energetica ad altissima diffusione e capillarità che farebbero la differenza, non grandi impianti in mano a pochi grandi gestori.

    Ma è ovvio che questo modello non è appetibile per l’industria energetica italiana, nè per le lobbies internazionali del petrolio, sarebbe utile solo ai cittadini e all’ambiente, quindi cui prodest in un sistema di governo dipendente dai grandi gruppi industriali?
    E’ chiaro che poi ci fanno il lavaggio del cervello, o meglio tentano di farlo a tutti.

  15. Cicco
    Cicco
    Martedì 22 Aprile 2008 ore 18:05 - Permalink

    Hai ragione Soleluna, c’è la rete, ma non si riduce, per fortuna alle opinioni del Grillo. A voler cercare si trovano anche pareri più equilibrati e ricerche universitarie meno fantasmagoriche.

    Le prospettive del fabbisogno energetico dell’Italia è problema per niente nuovo; probabilmente seguivi altri interessanti problematiche, ma posso assicurarti che non è argomento di oggi, rispolverato per l’occasione.
    La comunita europea ha pubblicato tempo fa’ un “libro verde” che ripropone l’opzione nucleare, e durante il governo Blair fu lanciato uno studio per un programma di nuove centrali nucleari (in UK ce ne sono già 35) cosiddette di IV generazione.

    Qualche anno fa’, forse 5, subimmo un black-out elettrico in buona parte del nord Italia, causato dal sovraccarico delle linee alta tensione che ci portavano elettricità francese.
    Forse fu allora che le persone normali, cioè i non addetti ai lavori, scoprirono la debolezza delle nostre capacità elettriche. Non solo. Si scoprì che compravamo una buona quantità di GW dalla Francia, prodotta dalle sue 59 centrali nucleari, sparsi lungo tutto il territorio.
    Però in qualche periodo era talmente tanta che gli elettrodotti diretti del lato ovest non ce la facevano a portarcela, così una parte di essa doveva arrivarci attraverso la Svizzera (che ha 5 centrali nucleari), alla quale paghiamo una tariffa di “attraversamento” come ulteriore sovrapprezzo.
    In quell’occasione ci fu un intenso dibattito su questo problema, fu anche redatto un piano nazionale del black-out, cioè tagli programmati di corrente nei casi di forte fabbisogno. Poi tutto si riaddormentò di nuovo.

    Come vedi, non è affare di oggi; e se oggi se ne riparla è perchè il problema si è acuito, ben oltre le previsioni.

    Lavaggio del cervello? …già adesso? … dopo pochi giorni senti già questa nefasta influenza delle televisioni del Berlusca? Sarà…!

    Ma a proposito di lavaggi di cervello, in tutti questi anni ci siamo sentiti ripetere che gli Italiani hanno detto no al nucleare con il referendum del ‘87. Lo pensi anche tu? Cioè sei convinta che abbiamo avuto una scheda dove c’era la domanda “Volete il nucleare?” e sotto un SI e un NO?
    Spiacente, ma è andata diversamente.
    I quesiti erano 3 e nessuno poneva quella domanda. Visto che usi la rete te ne puoi accertare da sola.

    Alle prossime. Saluti.

  16. Unregistered
    advocatus
    Martedì 22 Aprile 2008 ore 17:04 - Permalink

    http://www.trsp.it/e_view.asp?.....amp;E=3864

  17. soleluna
    soleluna
    Martedì 22 Aprile 2008 ore 11:17 - Permalink

    davide, tra non molto??? Credo, ahimè, che il lavaggio dei cervelli sia già cominciato e non solo sul nucleare.. Non so se avete visto il tg5 delle 20 di ieri sera.
    Sorvolando sul pilotato bombardamento mediatico in tema di sicurezza a Roma (come se le altre grandi città fossero improvvisamente tranquille), ecco a voi, più o meno, l’allarmante notizia che ha aperto ieri sera il tg5: l’Europa dovrà affrontare periodi sempre più clamorosamente cupi, il Fondo monetario internazionale (già preoccupato per le perdite derivate dai mutui) lancia l’allarme crescita per i rincari del petrolio: a questi livelli si ridurrà la crescita mondiale di un intero punto nel 2008. Magicamente, però, si profila una facile soluzione: solo incrementando gli investimenti nel settore il prezzo del petrolio scenderà, ne è convinto il numero uno di Eni, Paolo Scaroni.

    Paolo Scaroni…!!??? Come dire, questo nome non mi è nuovo ..

    [youtube 60IJuZuQVtE]

    [youtube ifoe_Ol47K0]

    Sul finire del servizio, un intervento di un opinionista-economista del Pdl, di cui non ricordo il nome, ci fornisce la soluzione ai tutti i mali, pensate un po’.. il ricorso massiccio al nucleare.

    Ci tengo a sottolineare: non è mia intenzione discutere della drammaticità degli allarmi e delle bontà delle soluzioni prospettate, non ne sarei nemmeno in grado, ma il modo “manovrato” con cui si fa informazione. Per fortuna c’è la rete..

    (fonte: http://www.tg5.mediaset.it/eco.....6527.shtml)

  18. Unregistered
    Davide1971
    Lunedì 21 Aprile 2008 ore 23:44 - Permalink

    Caro Cicco ,cari blogger di Vastesi.com ho fatto una riflessione tra me e me .Bisogna prendere atto che ora con il responso delle urne,in cinque anni si puntera’ alla costruzione di inceneritori (modello Brescia),turbogas,autostrade,tunnel Tav ,ecc. Chissa’ che non facciano un decreto per far andare a regime le due centrali atomiche che abbiamo in Italia e non autorizzino anche la costruzione di altre centrali .Sicuramente saranno progettate in prossimita’ di fiumi o laghi perche’ hanno bisogno di grandi quantita’ di acqua per raffreddarsi .Secondo voi adesso che non c’e’ la spina nel fianco degli ambientalisti non si andra’ verso un percorso totalmente opposto a oggi?La raccolta differenziata si fara’ poco e male perche’ adesso tornera’ conveniente produrre energia dai rifiuti urbani.Se una Nazione(la nostra) ha deciso che non vuole centrali nucleari in Italia,possono legiferare per modificare questa normativa? Ne sapete qualcosa di queste due centrali gia’ pronte all’uso? Quanta energia riescono a produrre ,quante scorie producono.Dove vanno a finire le scorie?Quanto costa smaltirle? Questi tra non molto inizieranno con il lavaggio dei cervelli su quanto siano indispensabili queste centrali!Quanto ci scommettete? Saludos

  19. Unregistered
    advocatus
    Lunedì 21 Aprile 2008 ore 18:11 - Permalink

    Spanish cosa intendi per critica di parte?

  20. Cicco
    Cicco
    Lunedì 21 Aprile 2008 ore 17:56 - Permalink

    Però è molto importante, ai fini della comunicazione, dare la cronologia dei problemi che si intendono affrontare.
    Le priorità sono assegnate a quelle situazioni che devono essere affrontate e risolte con la massima determinazione; sono credibili se non superano i 3 o 4 punti, altrimenti si pensa ad una situazione tanto disastrosa che ci sono più di 10 emergenze, e non mi sembra che questo sia il caso di Vasto, checchè ne dicano le prèfiche.
    Del resto la lista presentata da Vicoli sulle cose da fare contiene argomenti che stanno oggettivamente su piani diversi di importanza: il piano regolatore o il piano traffico saranno senz’altro percepite in modo più profondo dalla cittadinanza piuttosto che il potenziamento del verde o l’istituzione del difensore civico.
    Sulla raccolta differenziata si è detto abbastanza e credo che siamo tutti d’accordo nel dargli una rilevante importanza, viste anche le ripercussioni sul decoro civico, l’immagine e la salubrità della nostra città.

    Piuttosto sono colpito dell’intenzione di discutere il Bilancio della spesa comunale facendo partecipare i cittadini.
    L’intenzione è encomiabile ma la realizzazione effettiva potrebbe essere frustrante; si corre il rischio di fare una mega riunione di condominio e non decidere per veti incrociati. Ma diamo fiducia e attendiamo i risultati.

    Visto che si legge sulla notizia anche del “perimetro della costa teatina” vorrei chiedere a Spanish di quella legge spagnola che in questi giorni viene riesumata e che stabilisce che tutte le costruzioni private esistenti in una certa fascia della costa vengano acquisite dallo Stato previo rimborso ai proprietari. L’ho sentita alla radio (”caterpillar”) e parlava un docente di filosofia della politica di università di Madrid.
    Se ricordo bene è una legge che risale al governo di Felipe Gonzales.

  21. MAC
    MAC
    Lunedì 21 Aprile 2008 ore 14:21 - Permalink

    La raccolta differenziata la stanno già programmando e prima di tutti gli altri punti. Avvocà hai preso un granchio. Se poi uno deve esser contento del come la si farà bhe!!! io non lo sono affatto, si è persa l’occasione per far cambiare punto di vista sui rifiuti alle persone, ma questa è una discussione già fatta e so come la pensate…………….

  22. Spanish
    Spanish
    Lunedì 21 Aprile 2008 ore 14:12 - Permalink

    Eh, eh…Advocatus…credo che la tua sia una critica, come dire, di parte…

    Penso sia una lista indicativa e non in ordine di importanza. Magari riuscissero a fare tutto bene e presto!

    Saludos!

  23. Unregistered
    advocatus
    Lunedì 21 Aprile 2008 ore 13:49 - Permalink

    http://www.piazzarossetti.it/n.....colo=16046

    Caro Davide hai ragione, come vedi anche a Vasto la raccolta differenziata è l’ultimo dei problemi. Addirittura è più urgente una sala di commiato…ma pe’ ppiaciarè!!!!!!!!!!!!!!

  24. Unregistered
    Davide1971
    Lunedì 4 Febbraio 2008 ore 23:48 - Permalink

    Se a NAPOLI si assiste alla monnezza come icona della malavita organizzata,qui si assiste ai ritardi nella divulgazione della cultura della raccolta differenziata.Poi ho sentito dire che in alcune citta’ si fa la raccolta differenziata ,ma poi vanno a buttare tutto insieme! Siccome ormai non ci si stupisce piu’ di nulla ,stai a vedere che e’ VERO!Saludos

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