Gruppi di consumo

Spanish

Vasto è una realtà perfetta per organizzare dei gruppi di consumo, magari di quartiere: è una cittadina media con un’agricoltura abbastanza diffusa. Lo scopo è piuttosto semplice: spendere meno e favorire la produzione locale.

In pratica si tratta di superare la distribuzione organizzando la vendita diretta di alimenti. Il prezzo di un prodotto cresce moltissimo (troppo) nel tragitto produttore-consumatore perchè passa per il distributore e per il venditore. Saltiamo questi due ultimi passaggi con il gruppo di consumo: spenderemo meno e aiuteremo i produttori vastesi.

Dal punto di vista organizzativo, non è tanto difficile: ci vuole un locale, un gruppo di consumatori e un gruppo di produttori. Il resto va da sé…Certo, nel mondo burocratizzato in cui viviamo ci vorrà qualche permesso, magari superabile con qualche escamotage legale…non so, ma sicuramente non sarà cosí difficile.

È una buona occasione per dimostrare che i cittadini sanno organizzarsi e che non aspettano sempre che siano gli amministratori a toglierli le castagne dal fuoco, ma anche per risparmiare e prendersi una piccola rinvicita sui grandi distributori. Pensare di avere conseguenze sui prezzi è esagerato, ma magari un giorno…

Saludos!


'Gruppi di consumo' ha ricevuto 15 commenti:
(il più recente in testa)

  1. soleluna
    soleluna
    Giovedì 24 Aprile 2008 ore 12:28 - Permalink

    Angela, grazie per l’informazione che forse avrebbe bisogno della massima pubblicità.

  2. Unregistered
    angela
    Giovedì 24 Aprile 2008 ore 11:50 - Permalink

    Per chi fosse interessato ai Gruppi di Acquisto Solidali, sabato 26 aprile alle ore 12.25 su RAI3 ci sarà un approfondimento in materia, con interviste anche al G.A.S. Vasto.

  3. Spanish
    Spanish
    Lunedì 10 Marzo 2008 ore 17:56 - Permalink

    Proprio oggi ‘L’Unità’ pubblica questo articolo.
    Seguiamo l’attualità, vedo…o lei segue noi?! Eh, eh!
    Saludos!

  4. Spanish
    Spanish
    Lunedì 10 Marzo 2008 ore 16:33 - Permalink

    Grazie per la risposta: la differenza secondo me è enorme.
    Mi spiego.
    È importante, secondo me, far passare l’idea che i Gruppi d’Acquisto o di Consumo, non sono beneficenza. Cioè, non si fanno per aiutare qualcuno, ma per migliorare la propria qualità di vita.
    Comunque, se vorrai tenerci informati sulle iniziative del GAS di Vasto, te ne saremmo grati (almeno io…).
    Saludos e ancora complimenti!

  5. Unregistered
    angela
    Domenica 9 Marzo 2008 ore 16:09 - Permalink

    Prima di tutto occorre precisare che il g.a.s. Vasto punta molto sul biologico, cercando fra produttori locali innanzitutto, ma rivolgendosi anche ad altre realtà fuori regione in caso di necessità. I prezzi? Sono competitivi, sì, abbiamo trovato arance e clementine bio - ottime - a prezzi inferiori a quelli delle arance “non biologiche” dei supermercati. L’indirizzo presente sul sito non è quello della sede del g.a.s. ma del referente. In passato la sede era presso il circolo culturale arci “petros”, adesso è presso i salesiani.

  6. Spanish
    Spanish
    Venerdì 7 Marzo 2008 ore 17:11 - Permalink

    Ma siete dei miti!! poi dicono che Vasto è morta e che nessuno s’interessa di niente…puah!
    …e state pure vicino casa mia! Eh, eh!
    Ok, ok…però io ho una domanda, secca e sincera: i prezzi sono competitivi?

  7. Unregistered
    angela
    Venerdì 7 Marzo 2008 ore 16:49 - Permalink

    Faccio riferimento al messaggio di spapparo, che dava il link per la rete dei g.a.s. (gruppi di acquisto solidale): sullo stesso sito
    ( http://www.retegas.org/index.p.....&pid=9 ) alla voce “archivio gruppi” troverete come contattare il gas di vasto, per scoprirne il funzionamento, per avere idee su come crearne un altro, ecc. Ormai è una realtà consolidata.

  8. Lucfan
    Lucfan
    Giovedì 6 Marzo 2008 ore 20:29 - Permalink

    Spanish condivido, è un’ottima idea.
    Ha sicuramente delle difficoltà attuative e purtroppo non sono un esperto di giurisprudenza.
    Pero’… quella di Agriservice mi sembra sulla carta molto allettante, se i prezzi sono alti forse è perchè da un lato c’e’ chi è disposto a spendere per avere prodotti davvero buoni e garantiti (a causa della bassa qualità dei prodotti soprattutto nelle grandi città) e dall’altra che ci sono solo loro (Agriservice).
    Se vi fosse una tendenza diffusa a organizzare questo tipo di vendità ne beneficerebbe anche la filiera lunga, poichè abbatterebbe il costo delle speculazioni della distribuzione.
    Purtroppo il prezzo di molti beni di prima necessità, viene spesso gonfiato dai “passaggi intermedi” che arrivano in alcuni casi a stravolgere la connotazione stessa del prodotto e il suo prezzo: perchè si beve acqua delle alpi a catania e quella delle sorgenti della sila a milano? Lo so.. lo diceva pure Beppe Grillo.. qualche volta “aveva” ragione anche lui…
    E perche se qui compri quella di popoli (sperando che sia buona, vista la discarica piu’ grande d’europa a due passi) la paghi come quella di treviso?

    Per tornare alla proposta, se esiste un problema di licenze, i piccolissimi produttori potrebbero affiliarsi ai piu’ grandi, quelli che hanno già un canale di vendita anche molto piccolo o addirittura incerto o poco remunerativo. E questi dovrebbero semplicemente lasciarsi una parte del prodotto (o tutto) da destinare alla vendita diretta rispetto a quello venduto alla grande distribuzione o ai compratori all’ingrosso. Venderebbero a un prezzo ragionevolmente maggiore.
    E’ ovvio che sarebbero premiati solo quelli di effettiva qualità per la naturale tendenza del cliente a “legarsi” al produttore scelto e conosciuto personalmente.

    Sta cosa mi fa venire in mente un’altra iniziativa che in alcuni paesi è una vera e propria usanza. Negli USA esistono i mercatini di quartiere, ogni abitante della zona puo’ esporre all’aperto, davanti casa o sfruttando lo spazio di un garage, roba usata di ogni genere, tranne generi alimentari (usata..)… e vi assicuro che la cosa funziona.
    E poi ha degli importanti effetti collaterali positivi, aumenta la socialità e favorisce l’integrazione.
    Perchè non farlo anche qui? Penso che chiunque avrebbe qualcosa da vendere fra tutte le cianfrusaglie accumulate in cantina o in soffitta… un’alternativa a ebay.

  9. spapparo
    spapparo
    Giovedì 6 Marzo 2008 ore 18:47 - Permalink

    vi indirizzo sulla buona strada

    http://www.retegas.org/index.p.....&pid=9

  10. Spanish
    Spanish
    Giovedì 6 Marzo 2008 ore 16:20 - Permalink

    Contrabbando…hmm…hmm…non mi date idee!
    L’idea di farsi prestare il locale dal comune non è male…però se poi devo pagare per vendere, facciamo il mercato di Santa Chiara II…secondo me ci dev’essere una legge speciale, perchè in fondo nessuno si arricchisce.
    Oh, si po’ pure organizzare un mercato della frutta e verdura anarchico…tipo rave! cambiamo ora, giorno e posto tutte le settimane…pijiamè! eh, eh!

  11. Unregistered
    Oblomov il Pigro
    Giovedì 6 Marzo 2008 ore 15:47 - Permalink

    Peccato…mi cominciava a piacere l’idea del contrabbando di pricoche! Ahaha…

  12. soleluna
    soleluna
    Giovedì 6 Marzo 2008 ore 14:55 - Permalink

    Il locale dovrebbe essere sufficientemente spazioso e comunque a norma di legge.
    Però si potrebbe immaginarne uno a cielo aperto in piazza, come al mercato. Certo il Comune dovrebbe autorizzarlo..

  13. Spanish
    Spanish
    Giovedì 6 Marzo 2008 ore 13:51 - Permalink

    Non so come siano i prezzi lì, magari anche loro hanno le loro spese…
    L’idea del gruppo di consumo è anche abbattere i costi. Io conosco un progetto di questo tipo: non pagano il locale (sono ospitati da un’associazione), né luce, acqua, etc. Chi mette a disposizione il suo tempo per l’organizzazione non prende neanche una lira. Certo, è aperto un solo giorno a settimana, ma puoi tranquillamente comprare frutta e verdura per tutta la settimana.
    Poi, ci sono alcuni che fanno anche dolci e pane…altra possibilità.
    La finanza? Hmm, hmm…sono sicuro che c’è un escamotage per non pagare tasse…associazione, beneficenza, boh…su questo, vi dico la verità, non so come sta messo l’italico Paese. In quel della zapaterista (almeno fino a lunedí) España, si sta facendo…mi informo e vi dico qual è la situazione legale, ok?

  14. soleluna
    soleluna
    Giovedì 6 Marzo 2008 ore 13:17 - Permalink

    Produrre e vendere nell’ambito dello stesso territorio vuol dire eliminare i costi di trasporto, ridurre il traffico autostradale, mettersi al riparo dai vari scioperi degli autotrasportatori e dalle crisi del petrolio, ma soprattutto favorire l’economia locale ed essere certi della provenienza del prodotto con tutto ciò che ne consegue.
    I consumatori decidono inconsapevolmente tutte le condizioni del mercato, devono (solo) acquisirne “insieme” la consapevolezza. Io credo molto nella autoregolamentazione del mercato, che è sana nella misura in cui il consumo è “consapevole”: nessuno può impedire al consumatore di scegliere un marca piuttosto che un’altra o persino di non acquistare un prodotto o di limitarsi a ridurne drasticamente l’acquisto qualora fosse un bene di prima necessità.

    I gruppi di consumo potrebbero essere un buon sistema per diffondere questa consapevolezza..

    Vi segnalo un precedente nato più o meno con lo stesso spirito, a Teramo c’è un’associazione di produttori agricoli che vende direttamente al consumatore. Ci sono stata, la qualità è ottima, i prezzi, a mio avviso, sono ancora troppo alti: http://www.abruzzocultura.it/a.....griservice

  15. Unregistered
    Oblomov il Pigro
    Giovedì 6 Marzo 2008 ore 11:17 - Permalink

    Spanish! La finanza è in agguato!!! Mica pensano a Tanzi e Coppola! Quelli pensano a te che ti riporti una busta di fave! Ahahah…

    Cmq io ho rimesso una trentina di peschi quest’anno! Peccato che è un po’ lontanuccio da Vasto, sennò mi proponevo come “produttore”! ;-)

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