L’Abruzzo degli sprechi e dei privilegi
di Ezio Pelino
La Regione Abruzzo spende, non per promuovere lo sviluppo, ma per alimentare la sua popolosa casta, che va dai consiglieri regionali agli amministratori degli ottantasei (dicasi 86) enti strumentali e società partecipate, la impressionante cifra di duecento milioni di euro, quasi quattrocento miliardi delle vecchie lire. La spesa è talmente faraonica che gli stessi politici si sono resi conto che così non si poteva continuare. Era il 5 dicembre del 2006 quando il Consiglio Regionale straordinario prese solenne, ufficiale, impegno di una riforma che riducesse il numero degli enti e dei membri dei consigli di amministrazione. Mentre non si avvide delle indennità fuori misura dei consiglieri regionali e delle migliaia di membri di enti, società partecipate, comitati, commissioni, consorzi, consulte, aziende, collegi sindacali, sindaci revisori dei conti. Dopo un anno e mezzo da quella promessa che faceva molto sperare, non si è attuata che una modesta riduzione degli ATO. Se il sistema di privilegi e di sprechi costituisce una vera e propria “questione morale” e una calamità per l’economia della regione, è una manna per quel sottobosco di “trombati” e di gregari dei politici che tengono la scena. Si capiscono, pertanto, le resistenze, che sono tali da ritardare e ostacolare il processo di riforma. Ma anche la società civile non ha aiutato. Una proposta di referendum in merito, che sarebbe stato in assoluto il primo referendum regionale della storia repubblicana, non è riuscita a raccogliere le 25000 firme necessarie. Forse alla generalità dei cittadini sfugge la gravità della situazione. Che la politica in Abruzzo è monopolio di un’oligarchia di funzionari di partito che occupano posti di potere, controllano clientele e carriere, clonano enti. Lautamente pagati, contribuiscono all’aumento di spese, tariffe, debiti, e tasse regionali. Gli enti strumentali e le società partecipate dispongono di oltre 250 sedi, sparse su tutto il territorio, con uffici e personale, e di un esercito di circa 3500 persone, fra amministratori, presidenti, vice-presidenti, direttori, consulenti, tecnici, periti, legali. Se ci sfugge il costo del personale, conosciamo i compensi dei vertici dei vari enti. Si va dalle 6.456,84 del commissario straordinario, alle 5.253,50 del presidente delle società partecipate, alle 4.041,15 del presidente degli enti strumentali, alle 3.172,14 dei consiglieri. Senza contare che, in molti enti, le indennità vengono raddoppiate se i titolari svolgono attività lavorativa non dipendente o se, dipendenti, si collocano in aspettativa. Ai loro compensi noi cittadini ci siamo abituati e rassegnati, ma appaiono intollerabili se li si confronta ai 7.696 euro di Zapatero, ai 6.714 di Sarkozy o ai 4.250 addirittura di Putin, presidente dell’immensa Russia. Dopo la pubblicazione di una serie di libri di denuncia dei privilegi dei politici, dal “Costo della democrazia” a “La casta”, a “Sprecopoli”, lo scandalo dei politici più “ricchi” d’Europa è divenuto di dominio pubblico. Se ne è parlato per mesi. I politici hanno fatto qualche promessa e adottato qualche simbolico provvedimento. Un aumento per i parlamentari di circa duecento euro è stato congelato (?). Prodi ha ridotto del 30% l’indennità alla sua pletorica schiera di ministri. Bertinotti si è dichiarato soddisfatto per aver tolto ai deputati un’indennità per viaggi all’estero di 4.000 euro annue. E fu tutto. E un italiano membro del Parlamento nazionale o europeo continua ad essere il più “ricco” del mondo. Un parlamentare europeo francese percepisce 63.215 euro, meno della metà di quello italiano che di euro ne intasca 149.215 (cfr. “La Casta, Rizzoli”). Persino il consigliere regionale abruzzese è di gran lunga più “ricco” di qualsiasi parlamentare europeo, sia esso francese, tedesco, inglese. Il nostro consigliere regionale con i sui 10.274,08 euro lordi, fra indennità e diaria - che a presidenti, vicepresidenti, assessori, capigruppo, segretari, si arricchiscono dell’indennità di funzione - ridicolizza ogni parlamentare straniero. Lo spagnolo, con i suoi 39.463 euro, percepisce in un anno quello che il nostro guadagna in poco più di tre mesi. Per l’ungherese, l’indennità annuale di 10.050 è addirittura minore di quella mensile di un consigliere abruzzese. Ma non è finita. Se un comune mortale ha bisogno di una vita per conquistare la pensione, ai consiglieri sono sufficienti cinque anni per un vitalizio – reversibile - di tutto rispetto di 2.984,09 euro, che diventano 4.476,64 con un secondo mandato, e 5.968,85 per un terzo e così via in crescendo. E non manca nemmeno la buona uscita a far da viatico al consigliere verso la pensione: una mensilità per ogni anno di mandato, svariate decine di migliaia di euro.
Si è calcolato che l’abolizione degli enti inutili e il ridimensionamento degli altri come delle retribuzioni dei consiglieri regionali, il cui numero, peraltro, si voleva allegramente portare da 40 a 50, assicurerebbe un risparmio di circa 140 milioni di euro: una preziosa disponibilità di capitali per investimenti in settori produttivi.
Ezio Pelino
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Mercoledì 7 Maggio 2008 ore 14:57 - Permalink
La casta è intoccabile continua a fare il bello e cattivo tempo, ma noi I taliani che con enormi sacrifici facciamo il nostro dovere per mandare avanti questo paese e far vivere dignitosamente le nostre famiglie, come possiamo reagire a questi soprusi ? non dobbiamo piu’ votare? non dobbiamo piu’ pagare le tasse? o sarebbe bene iniziare a pensare di ricorrere a misure alternative, ci siamo capiti.
Sabato 5 Aprile 2008 ore 09:55 - Permalink
Avete capito perchè poi non si trovano i soldi per le cose serie ? Dobbiamo abolire ciò che è inutile e dare incarichi non per quote politiche ma per capacità tecniche. Saluti
Venerdì 4 Aprile 2008 ore 11:14 - Permalink
Ecco una questione per la quale varrebbe la pena costituire un comitato, un’associazione, raccogliere firme e compagnia bella.
Noi potremmo provare a mantenere vivo l’interesse sull’argomento.
Si potrebbe pure organizzare un incontro con gli autori de “La casta”.