Il Pane del giorno prima
Il mio lavoro da venditore di prodotti alimentari all’ingrosso mi porta in luoghi e attivita’ tra le piu’ diverse. Tra queste anche i forni della nostra amata provincia dove silenziosamente e laborosiamente come si fa da millenni si ripete l’incessante e sacrificato rito della magia del PANE. Nella preghiera che ci ha lasciato in eredita’ Gesu’ si dice “Dacci oggi il nostro PANE quotidiano” proprio per rimarcare l’altissimo concetto che aveva di questo prezioso quanto indispensabile alimento nostro Signore Gesu’ Cristo.
Ho deciso di scrivere questa lettera perche’ mi sono fermato a riflettere davanti ad una frase scritta in dialetto su un tabellino posto su un cesto ricolmo e strabordante di pane di tutti i formati e alla meno peggio riposti. Questa frase recitava RESO -NE’ BON (non e’ buono).
Due cesti con venti chilogrammi di Pane che hanno la sola colpa di essere del giorno prima, perdono tutto il loro valore commerciale e diventano quindi non piu’ vendibili. Non piu’ degni di essere posti innanzi alla nostra tavola! Quindi facile immaginare cosa mi abbia risposto il fornaio ad una mia domanda su che fine facesse il PANE reso, ho detto io “Hai contatti con la CARITAS locale?”. “Nessuno mi e’ venuto a cercare mai niente ed io proprio per non cestinarlo, ci spreco anche il carburante per portarlo ad un allevatore di maiali che e’ in un paese qui vicino e cedo il PANE RESO a costo ZERO!”
La mia domanda e’: “Quanto Pane viene buttato in discarica, distrutto, OFFESO e sprecato tutti i giorni e solo perche’ e’ del giorno prima?”.
Il CONSUMISMO ci ha fatto dimenticare che cosa e’ il PANE.
E’ un alimento troppo nobile e troppo prezioso per constatare quanto aime’ facilmente oggi viene quotidianamente e costantemente buttato via. Come non ricordare la grande importanza che gli diede Gesu’ allorquando durante l’ultima cena spezzo’ il Pane e distribuendolo ai Discepoli lo equiparo’ al suo corpo? Gesu’ e’ Pane e diventa nutrimento primario per la salvezza dell’intera umanita’. Il PANE quindi e’ un alimento che puo’ essere definito senza ombra di dubbio SACRO!
Non disprezziamolo, non buttiamolo, non sprechiamolo, ma trattiamolo conrispetto e cura. Quanta gente, quanti popoli, quanti paesi o villaggi riuscirebbe a sfamare tutto il Pane che noi non apprezziamo? Il Pane che oggi cestiniamo perche’ “di ieri” puo’ essere salvato e distribuito a chi ne ha BISOGNO.
Spero che in fututo ci si organizzi in tal senso.Spero che i popoli piu’ sfortunati di noi si sfamino anche del Pane che ora insensatamente viene BUTTATO via tra i rifiuti.
Apprezziamo il PANE comegiustamente merita e insegnamo alle nuove generazione ad averne rispetto.
Saludos da Davide D.D.
'Il Pane del giorno prima' ha ricevuto 8 commenti:
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Venerdì 11 Aprile 2008 ore 01:11 - Permalink
Stasera sono stato a S.Salvo a teatro ,e’ stato di una comicita’ incredibile.Parla di una famiglia poverissima e di continuo le persone si autoinvitano a pranzo.Questa situazione crea delle scenette che ricordano quei film di Toto’ a Napoli con la fame piu’ nera.Un gruppo affiatatissimo e i 6.00 euro del biglietto sono (per essere in tema) un pagamento simbolico.La fame …che brutta cosa …e poi ti vedi gente che spreca il pane e lo butta .Saludos
Mercoledì 9 Aprile 2008 ore 22:26 - Permalink
Oggi un mio amico al telefono mi ha detto che ha letto l’articolo pubblicato su La Voce di martedi’.Cicco senti perche’ non invii il tuo commento (e bellissimo)a lavocedelvastese@virgilio.it e’ un giornalino che viene pubblicato dal martedi’ al sabato in 2000 copie per Vasto.Il direttore e’ Nicola Del Prete (Vice-Sindaco),perche’ anzi quando ritenete di aver fatto un bell’articolo non lo inviate ? Perche’ non far conoscere le vostre esperienze o le vostre opinioni a tutti i Vastesi? Saludos
Lunedì 7 Aprile 2008 ore 23:50 - Permalink
Cicco ,Spanish e tutti voi…grazie dei Vostri bei commenti! Grazie di cuore.Ho avuto problemi con il P.C. quindi sono stato assente per motivi di forza maggiore.Grazie di nuovo ora vi devo lasciare.P.S. Notizia dell’ultima ora Carson ha rischiato di farsi molto male! Un pazzo gli ha tagliato la strada all’altezza della Chiesa dei Sette Dolori.Auguri di pronta guarigione a Carson .Saludos
Lunedì 7 Aprile 2008 ore 13:39 - Permalink
Perdere la cultura del pane, almeno dalle nostre parti, secondo me è praticamente impossibile. Quello che invece non è impossibile è mettere un freno, oltre che agli sprechi, alle gravi speculazioni che ci sono in questo settore, tante proprio perchè siamo profondamente legati a questo alimento.
Per chi fosse interessato a farselo da se avevamo avuto indicazioni da Soleluna..
Lunedì 7 Aprile 2008 ore 12:53 - Permalink
Spezzo una lancia a favore dei giovani (cioè, anche a mio favore…eh, eh!).
Io sono un po’ maniaco con il pane (cosa di famiglia…) e mi lamento sempre del pane che fanno qui (senza lievito!). Cioè, non del pane tradizionale, del pane di paese…del pane buono, per capirci…ma del pane comune, quello che si trova (e compra) normalmente. Già chiamarlo pane è tanto…
Lamentandomi, ho scoperto che la maggior parte dei miei coetanei la pensa esattamente come me e mi hanno segnalato vari posti dove comprarlo. “Costa di più, ma ne vale la pena…”
Ho scoperto anche che ci sono corsi intensivi (due giorni) per imparare a fare pane e pizza in casa; che un cuoco francese ha aperto un forno con il nobile scopo di riscoprire la cultura del pane (prezzi proibitivi…); e che c’è gente che davvero lo fa in casa…ma soprattutto ho scoperto che bar e ristoranti si stanno attrezzando e iniziano a offrire pane buono.
Insomma, pare che la cultura del pane non si sia persa del tutto…per fortuna!
PS: Parlando di Cipullète…
Lunedì 7 Aprile 2008 ore 12:08 - Permalink
Io, sinceramente, più che sperare che i popoli che ne hanno bisogno si sfamassero del pane che noi buttiamo, spererei che nessuno ne buttasse più..e come il pane, tante altre cose che mi è capitato di vedere finire nella spazzatura senza motivo..
Comunque, complimenti Davide, davvero una bella riflessione, hai messo in righe quella brutta sensazione che si prova quando vedi maltrattata una cosa che consideri sacra!
Sabato 5 Aprile 2008 ore 23:55 - Permalink
Caro davide purtroppo chi ha la pancia piena ,non pensa mai a chi ce l’ha vuota.
Sei sempre attento alle storture di questa societa’ di consumi .
Non si apprezza piu’ niente ,un pezzo di pane del giorno dopo puo essere un grande regalo per chi non ne ha.
Sembra un racconto di altri tempi ma appartiene al nostro tempo ,facciamo auting e’ pensiamo allo spreco in generale che noi tutti compreso io facciamo ?
Comunque le ricette di Cicco sono sempre favolose .
Perche’ non facciamo una bella mangiata Davide e Cicco di cipullète e l’accasèle , quest’estate tra una pescata e una cozzolata, che ne dite amici miei ai posteri l’ardua sentenza .
saludos a todos le mundo
Sabato 5 Aprile 2008 ore 22:54 - Permalink
Davide, già il tuo nome ti avvicina biblicamente a quel Pater Noster che hai voluto ricordare. Sono certo che i tuoi non te l’abbiano dato per moda del momento.
Il tuo messaggio sul “pane del giorno dopo” è molto bello e lo condivido appieno; donare il pane è qualcosa di infinitamente diverso dal donare qualsiasi altra cosa. Non so, è come se donassi una parte di te; dal momento che l’acquisti diventa una parte della tua famigia.
Protremmo scrivere all’infinito sul pane; sul profumo, sulle forme, sui momenti che ci riportano all’infanzia, sulle nonne che ci raccontavano quelle belle storie che ti facevano amare fino all’ultimo tozzo della pagnotta, sulle madie entro cui le riponevano, sui panni che l’avvolgevano.
Chi di noi non ha sentito una nonna sgridare perchè hai lasciato la pagnotta rovesciata sul tavolo o perchè ne hai lasciato un pezzetto sul tavolo; e quanti di noi hanno l’bitudine di baciare il pane secco prima di buttarlo via. Anche se è un mozzicone di baghette che sembra di plastica.
Ricordo due piatti a base di pane raffermo (arisidìute): la cipullète e l’accasèle.
Pi fà la cipullète, si mitteve a freje la cipalle e la pammadeure, ‘nghi nuccone d’ujie, sèle e lu pepecucente. Doppe cacche miniute, ci si mitteve l’acca calle, brudase brudase e si faceve chèce naddr’eccàne.
Dendr’anu vuaccilalle si mittàve li pizze di pane toste e’ccanda la cipalle jere cotte, ci si menev’assàpre, vùllende vùllende.
Canda a na chese ci stève l’abbìnnenze, ‘nghi la cipalle ci si pò matte pure l’ève sàne sene.
Pi l’accasèle haddà matte a spugnè lu pane sàcche sott’allàcche, dòppe li mètte dendr’anu vàccièle, sòpre ci mitte ùje sèle e lu pùlaje, evvìde a chi megne! Si tì cacche sardèlle salete e ci li megne avvunèite je la finaziane di lu muanne.
Io l’ultima cipollata l’ho fatta la settimana scorsa, con le croste di una pagnotta di pane casareccio dal quale avevamo tolto la mollica per fare il ripieno dei carciofi.