Nimby o diritto alla sopravvivenza?

Unregistered

Lo sciagurato scandalo planetario della monnezza di Napoli tappa la bocca al dissenso. Gli imprenditori spregiudicati hanno ormai libertà di bruttura. L’imperiosa accusa di “nimby”, di egoistica difesa del proprio giardino, ti chiude la bocca anche per progetti così distruttivi dell’ambiente per i quali tacere è consegnarsi al carnefice.
La Valle Peligna pochi la conoscono. E’ nell’Abruzzo profondo.
Per gli storici è la terra dell’antica Corfinium, campione della lega italica, e della Sulmo ovidiana. Per gli abitanti è una piccola valle che le più alte montagne dell’Appennino, dai duemila metri e oltre del Morrone, del Genzana e del Sirente fino ai tremila della Maiella, rinserrano e soffocano. Una valle chiusa senza un alito di vento, se non qualche refolo dalle gole di Popoli, anguste quanto le Tormopili, e solo in occasioni di tempestosi fortunali.
In questa valle, porta di due parchi nazionali, della Maiella e d’Abruzzo, Lazio e Molise, si vorrebbero costruire tre impianti industriali altamente inquinanti: un cementificio con attigua megacava da 400 ettari che si mangia una montagna, un inceneritore di rifiuti speciali e una centrale di compressione e spinta del gas.
Da valle amena a vocazione turistica a valle dei veleni.

Opporsi è nimby o diritto sacrosanto alla sopravvivenza?

Ezio Pelino



'Nimby o diritto alla sopravvivenza?' ha ricevuto 7 commenti:
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  1. Spanish
    Spanish
    Mercoledì 9 Aprile 2008 ore 16:40 - Permalink al commento

    Secondo me, non funziona. E non funziona proprio.

    NO-TAV, se fosse il deserto, nessuno direbbe niente. NO-Dal Molin, è una base militare statunitense, questo è il problema. NO-Nucleare, ma né qui né lì…Insomma, la storia del ‘ovunquemanonqui’ non funziona perchè non c’è “l’ovunque”, ma solo il qui e il cosa.

    Per esempio, il Centro Oli è contestato perché è una forma anacronistica di sviluppo: non è servita alla Basilicata e non servirà all’Abruzzo, ha fatto danni lì e farà danni pure qui: è uno “No”, non un “Non qui”. Per il nucleare, lo stesso. Chi non crede che sia la soluzione ai problemi della terra, non lo vuole in Italia, non lo vuole in Albania e non lo vuole in Francia.

    Poi, siccome per limiti oggettivi non possiamo combattere tutte le guerre che vorremmo, fino a che non te la vogliono costruire sotto casa, non ti muovi. Chiaro, è un limite della Società Civile, ma non è una scelta…Da qui, a ridurre tutto a un “Non qui”…

    Per questo non lo considero neanche un luogo comune, semplicemente un termine che si è inventato qualcuno contro qualcun’altro.

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  2. Cicco
    Cicco
    Mercoledì 9 Aprile 2008 ore 16:11 - Permalink al commento

    Non credo che sia un semplice luogo comune; senz’altro è una semplificazione, come quando io stesso scrissi “ovunque ma non qui”.
    A seconda dei casi può essere una autentica e motivata reazione oppure un atteggiamento strumentale che nasconde pregiudizi, antagonismi, avversioni ideologiche e tante altre cose.

    La No-TAV non la si può mettere sullo stesso piano del No-Dal Molin, come sono per me diversi il No-OMG e il No-Nucleare.
    Ma il fattore comune è proprio l’espressione “not in my back yard”.

    Ha cominciato Totò, in un indimenticabile film in cui fingeva con Nino Taranto di piazzare un vespasiano davanti ad un ristorante.
    Alle insistenze di Totò sull’utilità del manufatto, il ristoratore ribatteva di condividere …”ma proprio qua lo dovete mettere, perchè non lo spostate più in là”.

    La TAV? Si purchè passi altrove, con motivazioni della popolazione locale sui danni all’ecosistema, sia pure con inflitrazioni estranee.

    Dal Molin? Qui no, facessero caserme in Germania e le motivazioni non hanno a che vedere con l’ecosistema. E’ come costruire un quartiere nuovo mentre si fantastica di arsenali nucleari.

    OMG? Solo pregiudizi e timori dell’ignoto, nonostante pareri autorevoli e l’insulina che è un OMG. Qui no, nemmeno la sperimentazione, la facessero gli altri e mangiassero loro gli OMG. Cosa che stanno effettivamente facendo in molti.

    Nucleare? Qui no, … ma la Francia… l’Austria…la Svizzera?.. che importa, vabbè ci compriamo l’elettricità, ma qui no. Anzi si sta valutando di costruire centrali in Albania e poi comprare energia: un po’ come mandare le ecoballe in Germania.

    Lasciamo stare le faccende della Campania, per carità di Patria.

    Lo stesso per inceneritori, depositi rifiuti tossici, discariche, raffinerie, ecc.

    Certo, il giornalismo ha necessità di sintetizzare il più possibile: un articolo su una rivista non è un saggio scientifico.

    Ma da alcuni No motivati e condivisibili sta venendo fuori un generale rifiuto di tutto, come un effetto domino.
    Per questo si parla di “sindrome” come a voler risaltare le motivazioni talvolta psicologiche e inconscie che sono dietro molti No.

    Sono già cominciati i primi “ni” alle infrastrutture dell’Expo Universale di Milano, senza che si sia visto ancora niente, e mi chiedo se lo stesso accadde in occasione dell’Expo di Siviglia o delle Olimpiade di Barcellona (1992) che per molti hanno segnato l’inizio della rinascita della Spagna.

    Proprio in questi giorni leggevo che sono finalmente partite alcune realizzazioni di infrastrutture che hanno atteso dai 3 ai 5 anni per le svariate autorizzazioni e pareri.
    A Milano ne vedremo delle belle.

    Soleluna, Nimby è un filo a cui sono collegati svariati argomenti; puoi partire dal centro Oli e ritrovarti un paragrafo dopo a discutere di nucleare.
    E’ come la spoletta di una bomba; ovviamente mi riferisco ad una eventuale esplosione dialettica.

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  3. Spanish
    Spanish
    Mercoledì 9 Aprile 2008 ore 09:01 - Permalink al commento

    Perchè non interessa? Perchè non ha interesse. Ovviamente, non mi riferisco all’articolo, ma al concetto di Nimby ed esprimo una idea personale.

    Ci troviamo dinanzi a uno dei tanti casi di concetti vuoti inventati un po’ per moda, un po’ per pubblicità. Altri esempi possono essere ‘antipolitica‘, ‘zapaterimso’, ‘la casta‘, ‘quelli che dicono di no a tutto’, ‘i furbetti del quartierino‘, etc. In realtà, queste parole non significano niente (o almeno non nel contesto in cui vengono usate…), ma proprio per questo hanno successo, perchè possono essere utilizzate secondo la necessità dell’oratore o scrittore di turno, gli puoi dare significati diversi a seconda dell’opportunità e addirittura le puoi usare per attaccare chi le ha ‘inventate’…geniale.

    Per esempio, posso usare ‘nimby’ per il Centro Oli di Ortona, ma anche per la base yankee di Vicenza e non è esattamente la stessa cosa…mi pare. Posso parlare di ‘casta’ facendo riferimento alla nostra classe politica, ma posso usare questa parola anche per riferirmi, per esempio, ai giornalisti o ai notai…gli esempi sono infiniti, fino ad arrivare a ‘antipolitica’ (come movimento) e ‘zapaterismo’, di cui ancora oggi non ne capisco il significato.

    Insomma, secondo me è un modo per mettere a tacere le critiche e non merita più di tanto…

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  4. Unregistered
    advocatus
    Martedì 8 Aprile 2008 ore 21:52 - Permalink al commento

    quoto in pieno soleluna….ma perchè questo argomento interessa così poco??

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  5. soleluna
    soleluna
    Martedì 8 Aprile 2008 ore 17:35 - Permalink al commento

    Non vorrei sembrare radicale ma io credo che la cd. «sindrome Nimby» non sia altro che una marchio appiccicato dalla politica e dai mezzi di comunicazione ai movimenti di cittadini, ripeto cittadini, che contestano opere che di «pubblica utilità» hanno spesso solo l’apparenza. Se una sindrome Nimby esiste, riguarda soprattutto le energie alternative, per le quali gli amministratori di enti locali sembrino dire: Energie alternative? Grazie, ma non nel mio paese. Discutiamo quindi non di quanti progetti sono bloccati, ma della legittimità delle motivazioni che ne hanno determinato il blocco, e discutiamo soprattutto di quanti impianti sono in cantiere, dove e quali costi e benefici produrranno. Mi sembra solo una legittima necessità dei cittadini e non una fastidiosa sindrome, come la si vuole far diventare. Democrazia non vuol dire forse sovranità popolare?

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  6. MAC
    MAC
    Lunedì 7 Aprile 2008 ore 15:29 - Permalink al commento

    La valle peligna è il tratto che colega due parchi nazionali Mjella e Naionale d’abruzzo. Una zona ricca di valore ambientale.
    Abbiamo la fortuna di vivere in una delle regioni più belle e selvaggie d’italia, d’europa e del mondo. Lo so molti di voi mi prenderanno in giro ma io la penso così. E probabilmente non sono solo io, visto che sempre più film vengono girati in Abruzzo. I politici vivono questa ricchezza come una condanna, Del Turco ha paura di essere chiamato pecoraio, cafone o pescatore dai sui coleghi e le industrie hanno paura della crescente voglia di tutela che la popolazione mostra in ogni dove da Ortona a Vasto, da Lanciano a Sulmona. http://www.iltempo.it/abruzzo/.....daco.shtml

    Abbiamo delle risorse?? Bene tuteliamole!! Piuttosto sviluppiamo l’industria in zone meno avvantaggiate dal punto di vista turistico e ambientale. Quali??? Io propongo la Trignina che potrebbe vivere su energia ed immondizia, con industrie specializzate nel riciclo. Una zona quella dela trignina facile da raggiungere, da potenziare e anche da tutelare perchè lo sviluppo sarebbe a valle e crescerebbbero i paesi dell’entroterra vastese ricchi di vento e sole.
    Poi per quanto rigurda i cementifici e gl inceneritori sono cose poco utili eppure c’è chi li vuole ancora…….. Vogliono fare inceneritori dove è bassa la % di racolta differenziata? è una follia! Facciamo la differenziata e riutilizziamo la munnezza POI si potrebbe pensare pure ad un incneritore che io metterei sulla valle del trigno. Quella valle deve diventare un esempio di ecocompatibilità ma la regione sembra non avere un piano……

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  7. Unregistered
    advocatus
    Lunedì 7 Aprile 2008 ore 12:53 - Permalink al commento

    Le domande retoriche sono quelle domande che non richiedono una risposta, perchè essa è insita nel quesito stesso. Una domanda retorica non è nemmeno una domanda, fingendo di chiedere si afferma. Tuttavia, Ezio, in Italia (e la nostra Regione è parte di essa) si finge di non capire, di non sapere, di non esserci stati o, nel caso, di essere stati impegnati nel fare un po’ di pipì.
    Dunque caro Ezio (chi ha le mie stesse idee, le mie stesse attese, i miei stessi tormenti interiori, la mia stessa voglia di non assistere muto ad un evitabile scempio mi è “caro”) ti rispondo io, così che capisca anche chi non può, non vuole, non deve capire. Sì, anche chi è sempre preso nel fare la pipì.

    http://it.wikipedia.org/wiki/NIMBY

    Allora….la definizione citata fa riferimento a “opere di interesse pubblico”. Vi confesso che dal mio punto di vista un cementificio non ha un interesse pubblico, ma ammetto che la tesi è opinabile.
    Quello che non mi sembra opinabile è la sua necessarietà (”atteggiamento consiste nel riconoscere come necessari, o comunque possibili, gli oggetti del contendere ma, contemporaneamente, nel non volerli nel proprio territorio a causa delle eventuali controindicazioni sull’ambiente locale”).
    Sfido chiunque a dimostrarmi come un cementificio possa ritenersi necessario, lì nella valle peligna.
    Certo ora rispolvereranno il vecchio asso (scelto fra tre carte!!!) dell’occupazione. Come se non mi fossi accorto che l’accento più ascoltato nel più grande centro commerciale della zona è il pugliese. Come se non mi fosse capitato di conoscere, sull’autobus del Gruppo Arpa in rotta verso Napoli, tre rumeni che si recavano nella capitale del sud per prendere l’aereo che li avrebbe portati in patria per le feste natalizie e che hana causa delle eventuali controindicazioni sull’ambiente locale risposto alla mia “giaguaresca” curiosità: “Gissi, turbogas turbogas”.

    La definizione poi prosegue: “a causa delle eventuali controindicazioni sull’ambiente locale”.

    E qui il discorso diventa ancora più facile, perchè un cementificio una cava a cielo aperto, una montagna (abruzzese porca…!!) che scompare…..beh qui i danni non sono eventuali.
    Ed io aggiungo che essi non sarebbero solo ambientali, ma anche economici. Perchè piaccia o non piaccia l’Abruzzo è una regione che ha una forte vocazione turistica. Alle elementari la maestra Colaneri mi ha insegnato che l’Abruzzo è la “regione dei Parchi” (N.b.:NAZIONALI). Ho sentito “in televisione” che l’Abruzzo è una “regione verde”….Sì lo han detto i conduttori di “Linea Verde”, “Linea Blu”, “Mela Verde”….Insomma caro Ezio, se fosse qui con me mio zio Mauro, appasionato di giochi di parole e motti spirito, mi suggerirebbe di risponderti: “Nimby? Nindi preoccupà…”
    A presto

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