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La cantina di Gomez
Be’…considerato che il mio recensore ufficiale ha detto che il libro è una cagata e che non riesce a finirlo (cominciamo bene)…tanto vale che me la faccio io un po’ di sana auto-pubblicità (a proposito, chiamate quel tipo di AN che oggi anch’io mi firmo…avvisatelo dello storico evento! Ahahaha…), in attesa che Freezee si decida!!! Anche perché il libro è uscito da un pezzo (a proposito, lo trovate all’Universal), e qua rischiamo di pubblicizzare la ristampa!
Vabbe’…bando alle ciance, siore e siori…

Vi anticipo la quarta di copertina, che così recita:
“Un affascinante e irascibile barman che gestisce un’anonima cantina dove si trova il rum più raro e i personaggi più insoliti… Lillo, Alfio, Andrea… irresistibili clienti, donne misteriose e scrittori in cerca di privacy, un maresciallo legato a Gomez da un rapporto di amore e odio ma soprattutto da un segreto… Librerie stracolme di volumi che nessuno ha mai toccato e storie d’amore assurde… tutto questo e altro ancora è Gomez e la sua cantina, dove una vita apparentemente normale scivola sulle note jazz che non abbandonano il lettore fino all’ultima pagina e permeano di poesia questa strampalata avventura.”
E un commento di una lettrice, su Anobii, fortunatamente diverso da quello di Freezee (mannaggia a te!)
aNobii
“In realtà in questa occasione ho notato come il sistema delle stellette sia riduttivo, perchè questo libro è MOLTO bello. Innanzitutto è scritto BENISSIMO, con uno stile accattivante e un punto di vista… originale. Ma non anticipo nulla.
La cosa straordinaria è che questo libro è uno spasso! Ed è straordinario perchè, a ben guardare, racconta una storia (anzi una vita) molto dura. Ma è scritto in modo da non essere mai pesante. Anzi, sia il protagonista che la storia sono freschi e leggeri, nonostante tutto.
E’ uno di quei libri che anche certi sceneggiatori del cinema italiano dovrebbero leggere per svecchiare un pò il nostro cinema sempre troppo cupo.
Davvero consigliato![…]”
Mah…mi pare sufficiente. In attesa della stroncatura di Freezee, vi saluto
Natalfrancesco Litterio, uno che si firma solo quando deve farsi pubblicità. (Ahahahaha)
(P.s. Se non state in zona, potete sempre ordinarlo…qui c’è specificato tutto…
Runde Taarn Edizioni)
'La cantina di Gomez' ha ricevuto 13 commenti:
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Sabato 27 Dicembre 2008 ore 20:23 - Permalink al commento
Oh cacchio, pure l’intervista!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Me l’ero persa!
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Lunedì 27 Ottobre 2008 ore 14:26 - Permalink al commento
Bon, rispolveriamo un attimo questo post, per una simpatica intervista fatta per Forumtime.it un po’ di tempo fa…
1. Come è nata, anzitutto, l’idea di costuire un romanzo attorno ad una “cantina”, un locale - da ciò che si legge nel libro - un po’ diverso dai soliti bar che si vedono in giro. Esiste nella realtà una cantina di Gomez, con tanto di orchestrina e di mini-biblioteca?
Intanto, come mi disse il mitico Max Manfredi, quando si prestò a una mia improbabile intervista: “diamoci del tu, sennò sembriamo quegli uomini politici che fingono di non conoscersi o di odiarsi in televisione e poi si danno delle pacche sul culo alla buvette”.
L’idea dell’ambientazione è venuta pricipalmente da due considerazioni. La prima, di un mio caro amico, che - durante una delle strampalate serate al solito bar - se ne uscì con l’esclamazione: “Su quello che succede qua dentro ci si potrebbe scrivere un libro!”. La seconda, di un’amica, durante una classica serata di “festa paesana”. La scena era più o meno questa: c’eravamo riparati dalla pioggia sotto una pensilina dell’autobus e stavamo lì a bere birra e mangiare noccioline americane, mentre all’esterno era tutto un viavai di ambulanti che sbaraccavano in fretta e furia e gente che correva a ripararsi da quell’improvvisa pioggia d’agosto. Quest’amica ci guardò e si guardò un po’ in giro con aria seria e assorta, tra bottiglie di birra e bucce di noccioline, e poi disse: “Certo che a noi Bukowski ci fa una pippa!”.
Ecco…se devo dare un’origine a questo romanzo…posso farlo collocandolo tra queste due strambe espressioni. Naturalmente è un lavoro di fantasia…non ho seguito il “suggerimento” di scrivere le cose reali che avvengono in certi posti che frequento, però l’idea che si poteva tirar fuori qualcosa anche da un ambiente così…particolare…m’è venuta durante quelle serate.
Un locale come quello descritto non esiste nella realtà…forse ho preso un po’ da vari locali che frequento e li ho “mischiati” per crearne uno nuovo e “inesistente”, come il cavaliere di Calvino. Scusa l’impertinente citazione, ma serviva per darmi un tono!!! (Per esempio, la libreria l’ho “rubata” dal bar sotto casa mia…).
2. Tra la varia umanità che popola le pagine del suo romanzo c’è qualcuno al quale si sente più affine? Conoscendola un po’, mi verrebbe da identificarla con Gomez, il “vecchio” barista trentenne, anzitutto per ragioni anagrafiche, ma non solo… è un paragone azzardato?
E’ inevitabile che nel protagonista, ma anche in altri personaggi, abbia messo un po’ del mio. Scrivere avendo presente una certa realtà (psicologica, umana, etc…) credo che renda più efficace il racconto. Oddio, poi si può “creare” un personaggio dal nulla con caratteristiche proprie, ma ho trovato più semplice risolvere così. Dopotutto sono pigro per definizione!
Naturalmente poi, ripeto, i fatti narrati in cui sono inseriti sono frutto di fantasia.
3. Nel tracciare il carattere dei vari personaggi (Alfio, Lillo, il maresciallo, etc.) si è ispirato a persone reali, oppure sono tutti frutto di invenzione letteraria?
Sia nel caso dei personaggi principali, sia nel caso degli altri, ho mischiato un po’. Come nel caso del locale, nato da un mix di vari locali, così i personaggi sono un mix integrato di caratteristiche ispirate da persone reali e dalla pura fantasia. Per esempio, Gomez…è un po’ di me, un po’ del barista del bar sotto casa…e tanto costruito di fantasia. Così gli altri. Ne sono nati personaggi che nulla hanno a che vedere con la realtà, ma che hanno singole caratteristiche “rubate” al mio mondo e “ricostruite”, adattandole alla storia.
4. Tra loro, chi le è più simpatico e perché?
Eh, domanda difficile. Sembra una risposta “politica”, ma… tutti e nessuno. Nel senso che non sono personaggi “simpatici”, da amare o in cui immedesimarsi. La maggior parte, almeno i principali, sono “sporchi, brutti e cattivi”. Personaggi refrattari all’ “eroismo”…bandiere del “politicamente scorretto”…che trova come esponente principale, naturalmente, “il vecchio Gomez”, che può risultare anche simpatico…ma è una simpatia “immeritata” e assolutamente “di pancia” perché di certo si muove all’interno del romanzo con le piccole meschinità e i difetti propri dell’uomo ordinario. Questa forse è l’unica caratteristica “verista” di tutto il romanzo…che per il resto risulta surreale e quasi folle: i personaggi hanno i pregi e i difetti dell’uomo “reale”…non ci sono personaggi “buoni” e personaggi “cattivi”, ma in ognuno albergano (anche questo verbo l’ho scelto per darmi un tono! Ahahah..) caratteristiche positive e negative. A mio avviso è uno dei “meriti” principali di questa storia.
5. Gomez è indubbiamente simpatico, pur con tutte le sue contraddizioni e debolezze… che tra l’altro non fa nulla per nascondere. La sua ‘ruvidezza’, anzi, a volte è talmente ostentata da apparire quasi come una difesa verso il mondo esterno. E’ così?
Il carattere di Gomez è il risultato di varie “cause”, nonché di una forte predisposizione caratteriale. Infatti nel racconto si delinea una “vita difficile”, un’esistenza tormentata che, se non giustifica, per lo meno predispone ad un certa “ruvidezza”, ma non lo riterrei un elemento particolarmente significativo, nella formazione del carattere del personaggio. Infatti quando il personaggio è “nato” non avevo la minima idea del “passato” da attribuirgli: è nato così…ruvido e incazzoso…e questo perché inquadrato in un contesto socioculturale particolare (minghia come sono un intellettualone!!! Ahahah)…infatti dalle mie parti un certo modo di relazionarsi, anche con amici, non è affatto raro. Anzi.
6. Il viaggio, Messico e nuvole… una citazione?
Il romanzo è bello pieno di citazioni musicali, alcune evidenti, altre più nascoste. Hai scovato una di quelle nascoste, ma evidentemente manco tanto. Oltre a questa che hai evidenziato ci sono omaggi a Paolo Conte, a Vinicio Capossela, ai Pink Floyd, a Max Manfredi. Il romanzo è nato con una “colonna sonora” ben precisa ed un’attenta lettura lo rivela chiaramente.
7. Gomez e l’amore, un sentimento che attraversa impalpabile le pagine del libro e che Gomez affronta “di sguincio” ogni volta che ne viene sfiorato… quasi ne avesse timore o lo impacciasse affrontarlo, pur avendo un certo successo con le donne. Un’altra citazione biografica?
Be’…solo in parte. Perché se è vero che “l’argomento” trova impacciato anche me, io non ho altrettanto successo con le donne!
A parte gli scherzi, anche questo aspetto è il risultato dell’impostazione umana e psicologica che ha il personaggio. Il vecchio Gomez non potrebbe comportarsi diversamente, date le sue caratteristiche.
Inoltre nella storia d’amore che “di sguincio” viene trattata, volevo confutare la teoria per cui “in amor vince chi fugge”.
8. E passiamo all’io narrante, il singolare narratore che c’è e non c’è, che compare e scompare nel corso del racconto come un prestigiatore… ma chi è?
E’ uno “strataggemma” che m’è venuto in mente in “corso d’opera”. Senza voler fare improbabili accostamenti, ma solo per capirci… Manzoni “utilizza” manoscritti misteriosi, Doyle usa Watson, il caro amico di Sherlock Holmes…insomma, ognuno cerca un “meccanismo” adatto a narrare la propria storia; io ho usato questo strano narratore. Per evitare la prima persona e per far sì che il narratore fosse sempre presente, mi è sembrata una buona idea. Anche la commissione che l’ha esaminato l’ha trovato assolutamente gradevole. Magari non anticipiamo precisamente la natura di questo narratore, visto che può risultare una simpatica “sorpresa”.
9. Nella risposta sopra citavi correnti musicali diverse tra loro che, più o meno nascostamente, attraversano le pagine del tuo libro. Se però dovessi scegliere una colonna sonora per il tuo romanzo, quale sarebbe la corrente musicale prevalente?
Sicuramente sceglierei la feroce ironia, la malinconia e “l’ambiete” di Capossela.
10. Tu, invece, a quali generi musicali ti senti maggiormente affine?
Mah…spazio abbastanza, dipende dal momento. Si va dai cantautori italiani di un certo tipo (De André, Manfredi, Ciampi, Capossela, etc…) al rock anni ‘70…dal jazz classico alla taranta pugliese. Insomma, per me la musica è come il maiale…non si butta via (quasi) niente.
11. Parlando ancora di te in veste di scrittore, ci diresti quanto tempo hai impiegato a scrivere questo romanzo? Inoltre, durante la sua creazione hai avuto momenti di impasse o l’hai scritto di getto?
Uddio…sai che non mi ricordo!? Se ti rispondo potrei dirti una stupidaggine, perché non ne ho la più pallida idea. Quello che posso dire è che i capitoli sono stati scritti di getto (cosa piuttosto facile, visto che sono brevi e “veloci”), poi tra un capitolo e l’altro potevano passare due minuti o due mesi, perché scrivevo solo quando ne avevo voglia…per cui, in questo senso, certamente è stato scritto di getto…ovvero “non ragionato”…non mi mettevo a pensare alla storia…a un quadro generale…a uno scheletro da seguire. Buttavo giù capitolo dopo capitolo…e manco io sapevo dove sarei andato a parare. E’ stata una cosa proprio particolare…è come se dopo una piccola spinta la storia si fosse srotolata da sola.
12. Infine, in quali momenti della giornata ti “veniva meglio” scrivere e perché?
Anche di questo ho un ricordo molto vago (dopotutto l’ho scritto qualche anno fa). Ricordo però che più che un momento della giornata particolare…era più una predisposizione personale…che poteva “colpirmi” tanto la mattina che in tarda notte. Questo è un mio grande difetto che mi fa dubitare di poter fare lo scrittore a tutti gli effetti, per mestiere…perché non riesco a mettermi a tavolino e dire: ok, mo’ scrivo! C’ho provato…ma non ci riesco. Devo ricevere una “spinta” misteriosa che non so da dove viene o da che può dipendere per potermi esprimere tramite la scrittura. E infatti da parecchio tempo non butto giù una riga. A saperlo, come si fa…
12. Ma Gomez politicamente da che parte sta?
E’ un anarco-insurrezionalista dalla mazza da baseball facile…
E ovviamente si diverte di più con un governo di destra…
13. In una delle precedenti risposte hai detto che questo romanzo l’hai scritto qualche anno fa, sull’onda di una “spinta” e che non scrivi da parecchio. Vuoi dire che per il momento non stai lavorando a nulla di nuovo?
Uhm…no. Cioè…dopo questo ho scritto qualche altro racconto breve…ma comunque un bel po’ di tempo fa. Al momento pare proprio che “l’istinto creativo” si stia prendendo una lunga pausa di riflessione.
14. C’è stato qualche autore o personaggio letterario al quale ti sei ispirato per questo tuo lavoro? Per esempio, quanto di Bukowski c’è nel tuo Gomez?
Certamente certe letture mi hanno influenzato. Per parafrasare Feuerbach, l’uomo scrive ciò che legge. Certo di Bukowski c’è l’ambientazione “da bar”…e magari un certo modo di esprimersi non proprio da educande, ma purtroppo non credo di poter fare certi accostamenti. Diciamo che letture come Bukowski o Welsh mi hanno fatto apprezzare ambienti e personaggi che non rientrano proprio nella letteratura classica, ma che hanno ugualmente la loro efficacia e una loro “dignità letteraria”. Insomma, non mi sono ispirato a qualcuno in particolare…al limite ne ho subito l’influenza.
15. Vera è la donna dalla “coda di cavallo”, particolare che - insieme alla descrizione minuziosa di ambienti, persone e capi d’abbigliamento - sembra una caratteristica ricorrente nella tua scrittura. Volevo chiederti se la scelta di questo nome ha qualche valenza simbolica (o se ce l’hanno i nomi di altri personaggi del libro) e perché proprio con la coda di cavallo. Un richiamo autobiografico?
I nomi li ho messi lì un po’ a caso, come mi venivano. A parte quello del personaggio principale, rubato dal nomignolo affibbiatomi da cari amici (che giustamente già pretendono i diritti d’autore! ), gli altri sono quelli che mi “suonavano” meglio…senza una ragione speciale.
Per quanto riguarda il dettaglio della “coda di cavallo”…deriva da una certa “immagine” che conservo. Meglio non essere più specifici. Senza offesa, non è per me…è solo per rispetto dell’altrui riservatezza.
P.s. Ovviamente solo “l’immagine” è reale, i “fatti” in cui è inserita sono di fantasia.
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Sabato 27 Dicembre 2008 ore 20:26 - Permalink al commento »
Ma nin dic’….te l’ho data io l’idea!!!!!!!!!!!!!!
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Martedì 15 Luglio 2008 ore 17:13 - Permalink al commento
Ma figurati…la trovi, la trovi! Anche perché se l’Universal le finisce, poi le riordina… Non c’è rischio di rimanere senza!
E’ l’advocatus che fa l’allarmista! Ahahaha…
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Martedì 15 Luglio 2008 ore 13:46 - Permalink al commento
Se sta andando benissimo, mi conviene richiedere una copia per agosto, no? o pensate che la trovo?
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Martedì 15 Luglio 2008 ore 12:42 - Permalink al commento
…non fare l’advocatus del diavolo!
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Lunedì 14 Luglio 2008 ore 13:41 - Permalink al commento
La cantina di gomez sta andando benissimo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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Mercoledì 21 Maggio 2008 ore 22:52 - Permalink al commento
Andate numerosi su http://www.radiobcs.it c’e’ un concorso letterario e partecipa anche uno di Vasto che studia a Chieti.Vi lascio il link http://www.radiobcs.it/paroleinvolo.htm l’autore e’ Arturo Bernava.Vota e fai votare…Saludos
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Sabato 12 Aprile 2008 ore 16:48 - Permalink al commento
Ebbene lo ammetto vostro onore! Come anticipato dall’avvocato, fu egli stesso che mi spacciò, anni addietro, suddetta musica. E altresì vero, però, che ne usufruii per uso personale. E la citazione in epigrafe non configura il reato di spaccio, in quanto deve tenersi conto del comma sulla “modica quantità”…per il quale io chiedo la piena assoluzione.
Nel far ciò ringrazio l’avvocato, che tanto gentilmente continua a spacciar musica per le mie orecchie…che ogni tanto finisce perfino stampata.
Mi affido alla clemenza della corte. (Così…ci suonava bene!!)
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Sabato 12 Aprile 2008 ore 16:00 - Permalink al commento
Mi dichiaro il padre spirituale di questo libro….il dominus morale dei relativi diritti d’autore.
Il debito del nostro nei miei confronti si appalesa già dalla citazione iniziale. “Lombardia” dei mercanti di liquore.
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Mercoledì 9 Aprile 2008 ore 17:14 - Permalink al commento
Io corro a comprarlo…..Ho letto le priem tre pagine e confermo è scritto molto bene.
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Mercoledì 9 Aprile 2008 ore 16:58 - Permalink al commento
Perdonare dde che? Se nun je piasce, nun je piasce…mica se lo può finire per forza!
Fatemi sapere come vi sembra. Sono accettati anche commenti tipo “è una cagata!”…
Ciao né!
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Mercoledì 9 Aprile 2008 ore 16:27 - Permalink al commento
Ecco, abbiamo fatto la figuraccia…non avremmo mai l’appoggio degli intellettuali!!
Per farci perdonare, leggeremo tutti il libro, ok? Ovviamente, poi lo commentiamo…
Saludos!
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