Pessimismo sull’Italia al voto
Ecco ci siamo, L’Italia va al voto per decidere il suo futuro. Inutile dire che questo sproloquio sarà più prettamente politico degli altri. Scusat, qualcuno potrà essere più o meno d’accordo, ma quando ci vuole ci vuole; mi sento di dire delle cose.
E voglio partire subito a bomba per mettere veramente allo scoperto tutto il populismo berlusconiano. E’ soltanto dell’altro giorno l’ennesima sparata del cavaliere. Sparata pre elettorale, in toni trionfalistici che tanto ricorda quella delle precedenti elezioni. “Italiano aboliremo il bollo auto!!” (suona un po’ come “aboliremo l’ici!!”). Il tono trionfale, come da svolta decisiva per il paese, nasconde tutto il tentativo di un uomo di ingannare per l’ultima volta (speriamo) gli italiani. La strategia berlusconiana e di tutto il suo splendido seguito, è quella di impostare la campagna elettorale con frasi ad effetto, desideri irrealizzabili per le condizioni attuali del paese. Io non posso permettergli di prendermi in giro. Sono stufo del suo modo di fare e sono stufo di tutti gli italiani che continuano a credere alle favole, ma purtroppo questa è la realtà dei fatti.
Il bravo stratega sa benissimo che la povertà culturale degli italiani è ancora così grande che basta davvero poco e far muovere intere masse, fasce più deboli culturalmente ed economicamente per le quali una vera politica basata sul welfare sarebbe solo d’aiuto e che sono mille anni luce lontani dall’impostazione antistatalista e profondamente liberalista, tesa al liberarsi di tutte le barriere statali per favorire l’individualismo imprenditoriale. Per carità è pure giusto favorire l’impresa trainante il pil, ma purtroppo il berlusca dimentica che l’Italia è un paese in ginocchio dal punto di vista proprio di quelle forze lavorative di cui l’impresa ha bisogno per esistere. Non si può mica fare un paese di soli imprenditori? Le contraddizioni del capitalismo ne comporteranno il crollo e questo si diceva già con Engels nella I° internazionale; tuttavia io non sono così completamente anticapitalista e antiliberalista come può sembrare..ritengo invece che il socialismo possa esserne il giusto freno e controllore…anzi, nella società attuale fatta principalmente di ceti medi, ne debba essere soprattutto il “completamento” per dirla alla Bernstein. Purtroppo tutti questi bei ragionamenti cadono di fronte al populismo. La strategia più abile in mano alla destra per ottenere quella forza di rottura che altrimenti non avrebbe. Fare leva sulle sacche più disagiate è la strategia più comoda. Basta parlare loro di abolire tasse più o meno ingiuste, basta inculcare lo spauracchio dello straniero, basta parlare loro di posti di lavoro, basta addirittura parlare loro dello spauracchio comunista, manco fossimo tornati indietro di 60 anni. E’ proprio questo volgersi al passato e alle paure ancestrali che mi fa rabbrividire. E’ proprio questo considerare le masse disagiate come riserva di voti buoni solo per farsi eleggere, ciò che più mi spaventa. Questo è l’unico paese europeo dove si fa leva ancora sul pericolo del patto di Varsavia…ci manca il piano Marshall e forse siamo apposto. Non si può continuare in questo modo. L’Italia ha bisogno di dinamismo, di giovani forze, di gente che guarda avanti e non indietro e che proviene proprio da quelle realtà, da quella lotta alla sopravvivenza che proprio le leggi del liberalismo spinto hanno prodotto in un paese non ancora pronto a questo salto. Il perdere di vista le realtà sociali è stato in più grande merito/demerito dei meravigliosi e sventolati 5 anni del governo Berlusconi. Merito per chi ha accumulato enormi ricchezze e demerito per chi è diventato sempre più povero, per chi ha accusato di più l’immobilismo del paese, per chi dovrebbe essere la forza lavoro, per chi ha subito i magheggi delle leggi finanziarie che per coprire buchi enormi ha sottratto potere d’acquisto ai ceti medio bassi, tutto a favore di quei ceti produttori di pil, necessari per mantenere il rapporto pil/deficit a livelli accettabili per farci ancora guardare in faccia dagli europei. Ma un vecchio detto diceva che la coperta corta, o la tiri verso la testa o verso i piedi, qualcosa rimane scoperto. E’ questa la situazione del mio paese: il rapporto pil/deficit è un semplice rapporto e ci vuole poco per far si che il risultato sia più o meno stabile. Il problema è che questo rapporto è condizionato dal costante aumento del denominatore. Recuperare i soldi per mascherare e mimare crescite del pil poi è cosa abbastanza facile per chi ha in mano la possibilità di erigere leggi finanziarie ad hoc. Peccato che questa sia stata l’impostazione giustificata, dominante e sbagliata dei governi con forte spinta liberalista. Perché qual è la conseguenza per la massa degli italiani, per i ceti medio bassi e per i nuovi professionisti? Io penso di sapere la risposta e la chiamo “la nascita delle figure mitologiche” Vediamole un po’. La prima figura mitologica risponde al nome di contratti di collaborazione coordinata e purtroppo continuata (Co.Co.Co.) e i contratti a progetto (Co.Co.pro), nati da una legge che se voleva dare spinta alla flessibilità del lavoro, si è trasformata in una delle leggi più disastrose che mai si ricordino, la famigerata legge 30/2003 Maroni/Biagi. E’ una legge che se nelle intenzioni (così come di Massimo D’Antona) poteva essere giustificabile in questo momento (concepire il lavoro come flessibile permette di aumentare l’impiego e premiare, dopo un limitato periodo di contratto di collaborazione, il merito del lavoratore con contratti più duraturi), si è trasformata nel governassimo del Berlusca, in una legge del tutto sbilanciata a favore del datore, con un costo del lavoro bassissimo (senza contributi previdenziali, salari bassissimi, praticamente esentasse, senza obblighi di assunzione, senza tutele per il lavoratore) che ha travisato il vero significato della legge in favore di un disumano trattamento delle risorse umane fino ai limiti della totale sudditanza al lavoro. E così nascono altre figure mitologiche come i 4 mesi in supermercato, i 20 giorni al call center (ma che se dovranno chiamà di così importante), i tre mesi di servizio civile, le 12 ore a fare fotocopie in uno studio professionale, in una azienda, in una impresa ecc, ecc, ecc. Sfruttamento della dignità umana, altrochè!!! Con la pancia piena di coloro che il lavoro lo danno, ma a che prezzo per i lavoratori (sì però defiscalizzando il lavoro si aumenta il pil delle imprese…bella roba e ai lavoratori, ai casi umani, sociali chi ci pensa?). Il bello è che sempre più queste figure tappabuchi sono rivestite da universitari o peggio ancora da professionisti laureati. Perché? qualcuno si può chiedere….anche qui la risposta è facile: l’attuale mondo del lavoro così concepito, dove è importante non avere alti costi, non riesce ad assorbire la grande quantità di nuovi laureati. La giusta possibilità data a tutti di affrontare il mondo universitario non dà però sbocchi su un mondo che non può spendere per assumere. E allora la soluzione è semplice: rendere le università non professionalizzanti. Ed ecco un’altra figura mitologica dei nostri tempi: il master post lauream. Che necessità c’è di far proliferare questi pseudocorsi, costosissimi (nuovo modo di fare tasse, tipo tassa per il pedaggio come in un famosissimo film con Benigni e Troisi), se non quella di rallentare i nuovi professionisti e tenerli il più a lungo possibile lontani dai posti decisionali e di responsabilità? E così si entra in un vicolo cieco…università, master, superspecializzazioni, apprendistato, tirocini……ed il lavoro? Ma che si credono che si campa d’aria? Il risultato è un’Italia vecchia, lenta, con posti occupati da gente ormai dal pensiero anacronistico da una parte, ma dall’altra il danno maggiore: la figura mitologica del “bamboccione” come diceva il caro buon vecchio Padoa Schioppa. Ma come si fa a pensare che i giovani possano stabilizzarsi senza prospettive per il futuro, sfruttati fino al midollo per il servizio che possono dare per far andare avanti questo stupido paese e poi presi a calci nel culo con paghe che manco in Congo, e con la certezza del lavoro quantificabile in ore o in progetti? Che sicurezze hanno poi questi giovani per il futuro senza neanche coperture previdenziali…e già perché se ora diciamo “intanto vado a farmi 2 mesi lì, così qualcosa lo guadagno” al futuro non ci pensa nessuno? Come pensate tutti di campare dopo? E’ una società del vivere alla giornata, come in periodo di guerra, senza lumi per il futuro e attenti a quello che può capitare giorno per giorno. C’è stanchezza ed insicurezza, un piegare la testa di fronte a ciò che non si può cambiare, possibile che nessuno lo capisca? In Francia quando monsier le presidènt Chirac e il suo governo tentarono una riforma del lavoro che poteva intaccare la copertura previdenziale, furono costretti da centinaia di migliaia di giovani scesi in piazza a fare retromarcia. D’accordo l’Italia non è ricca come la Francia, ma i giovani perché non si fanno sentire? Perché non c’è la cultura del pensare al futuro? Ripeto la risposta: perché la precarietà è tanta e la disponibilità economica così bassa che vige il pensiero dominante dell’arrangiamoci oggi (provate chiedere in giro fra i neo laureati), che al futuro ci si pensa dopo. Vi pare questo il pensiero di un paese che osa ancora definirsi ricco? L’Italia è una bomba ad orologeria se si continua così. Stiamo correndo verso il collasso totale e l’unica cosa detta dal Berlusca per racimolare voti è togliere l’ici e il bollo auto? E chi l’auto non ce l’ha? E chi la casa non ce l’ha, bloccata da mutui spaventosi? Mi viene da ridere a sentirlo, ma mi viene anche da pensare seriamente a cosa stiamo andando incontro. Perché non ancora esplode tutto? Perché dobbiamo ancora ringraziare le famiglie che qualcosa hanno messo da parte il periodo in cui si poteva mettere da parte. Negli anni 70 si correva come matti nell’innalzamento dei prezzi dei beni di consumo con tassi d’inflazione spaventosi. Erano gli anni dell’austerity, delle domeniche a piedi del risparmio sugli alimentari per contenere questi tassi. Perché non si percepiva il pericolo e c’era solo ottimismo? Perché parallelamente gli stipendi salivano vertiginosamente ed il potere d’acquisto delle masse si conservava, si attuavano le scale mobili. Infatti i primi anni 80 furono caratterizzati da tassi d’interesse altissimi e chi mise da parte i soldi in quel periodo, sta ora ancora campando i bamboccioni di cui sopra. Ora il discorso è diverso: c’è solo pessimismo perché la retribuzione è rimasta la stessa ferma da praticamente quasi 10 anni, mentre i beni al consumo sono volati alle stelle. E chi percepisce tutto questo? Chi fino a poco tempo fa arrivava alla terza settimana e che ora comincia ad arrivare a stento alla seconda: i nuovi poveri, i giovani precari, le famiglie meno abbienti e purtroppo molti laureati con non alle spalle solide famiglie, economicamente parlando, in grado di sostenere i bamboccioni dagli affitti fuori controllo (veri criminali, evasori esentasse. Propongo tariffe d’affitto calate dall’alto e stimate in base al valore catastale della casa, dei metri quadri affittati e della zona di presenza dell’immobile, poi vediamo se fanno più i furbi) per i fuori sede e nella loro lunghissima trafila di povertà che forse a 40 anni vede una via d’uscita. Stiamo correndo nuovamente verso una università ad appannaggio solo di chi ha solide basi economiche, verso una ulteriore disuguaglianza tipica degli stati a forte impostazione liberalistica. E se questo non è ancora evidente, presto accadrà se non si cambia rotta e sarà il primo indice dell’esplosione preannunciata (cominciate già a vedere i tassi di abbandono dalle università e non i tassi di iscrizione, la parabola discendente è già cominciata). I neo laureati non sono tutelati e ora da una parte i lavori “più umili”, dall’altra i vecchi e preziosi professionisti e lavoratori autonomi (vecchi medici, avvocati, notai, dentisti, farmacisti, imprenditori ecc) fanno soldi a palate con assenza di controlli sulle esorbitanti tariffe e sulla possibilità tipo privilegio di evadere le tasse rivelando redditi da fame. Sono queste le cose che fanno male all’Italia: gli evasori fiscali e la mancanza di fiducia o di volontà di investire sui giovani. E’ bastato intensificare un po’ il controllo fiscale per far emergere un vero e proprio “tesoretto”, altra figura mitologica.
E’ sbagliato tutto: quel rapporto famoso che ci tiene o no in europa non si corregge dall’alto, ma dal basso, dalla correzione del deficit, dal taglio delle spese inutili degli arroganti politici, degli enti inutili come le provincie (grazie al libro denuncia “la Casta” e grazie ai Vaffa, ora c’è il gioco al ribasso sugli stipendi nei programmi di partito, fino a chi propone di adeguare i loro stipendi a quelli degli operai…ma vergognatevi, chi credete di prender in giro), dalla lotta all’evasione e agli strumenti di mafia, dall’incremento del potere d’acquisto dei salari, dai salari garantiti, dall’investimento sui giovani nei posti di lavoro, dalla loro stabilizzazione affinché possano creare famiglie. E già perché in tutto questo “pensamo alla giornata”, non si pensa che questo gioco dei bamboccioni non può durare in eterno, se si continua a spremere così le speranze dei giovani, presto di bamboccioni non ce ne saranno più. Se non si investe sulla protezione di coloro che una famiglia vogliono farla, di ringiovanire questo stupido paese, i problemi possono solo aumentare (non a caso la nostra società e fra le più vecchie del mondo..e vecchiaia senza giovani che producono, vuol dire solo spese in termini di pensioni erogati, assistenza sociale di classi non produttive, assistenza sanitaria di malati cronici). Possibile che non ci si rende conto di tutto questo? Possibile che l’individualismo liberalista alla mors tua vita mea, sia così cinico? Possibile che alla lotta per emergere lo stato non debba pensare anche alla sua stanca ed ormai impoverita società? Possibile che sia così stupido da non rendersi conto che questo modo di far politica possa far solo impoverire le masse e quindi lo Stato, come un cane che si morde la coda? Come pensiamo di affrontare in queste condizioni al sfida di un mondo ormai globalizzato? Si continui pure a promettere di togliere l’ici o bolli o tasse varie se non si è capito da che parte cominciare. Tanto poi se non c’è un radicale cambiamento dell’impostazione della società e non si cambia il modo di produrre ricchezza, la coperta di cui sopra sempre corta è! E se gli enti locali non riceveranno fondi come ci si può organizzare in un eventuale federalismo fiscale, tanto voluto da chi avrà l’ago della bilancia se dovesse vincere il berlusca. Le regioni più ricche sapranno organizzarsi, quelle più povere arrangiarsi. Per fortuna noi italiani siamo i maestri dell’arrangiarci e già adesso andiamo avanti con l’altra figura mitologica del periodo: i fondi comunitari, nuovo piano Marshall per restare in tema in chiave europea, già proprio di quella comunità europea che è bene attaccare quando si parla di euro, salvo che in tutti gli stati si sono adattati, mentre solo da noi no. Dobbiamo solo ringraziare l’innocenza degli europei che grazie a paesi più ricchi come Francia, Germania, Inghilterra ed ora persino Spagna (e poco ci manca Polonia) producono ricchezza a sufficienza per consentire al parlamento europeo di destinare fondi a progetto per le aree più disagiate..e noi italiani siamo maestri, abbiamo inventato pure le comunità montane di comuni costieri per tirare a campare e fregare i comunitari. Ma che BELPAESE.
'Pessimismo sull’Italia al voto' ha ricevuto 14 commenti:
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Sabato 3 Maggio 2008 ore 01:01 - Permalink
eh caro cicco, chi di provocazione ferisce..

Venerdì 2 Maggio 2008 ore 22:43 - Permalink
Caro Lucfan, oltre ciò che puoi legittimamente pensare sul personaggio Calderoli, trovi forse giusto che uno Stato estero interferisca in questo modo minaccioso sulle libere decisioni di un Governo democraticamente eletto?
Venerdì 2 Maggio 2008 ore 21:04 - Permalink
Meno male che c’e’ la Libia.
Forse ci aiuterà a scampare da un Calderoli ministro.
Martedì 15 Aprile 2008 ore 08:15 - Permalink
Pare che il panorama politico del Parlamento è disegnato. E forse siamo al punto di rottura di cui si parlava.
Chissà se Veltroni (oh, dal PCI viene…) l’aveva calcolato…O magari D’Alema, il gran stratega…. Dicevo, non so se il PD aveva messo in conto la sconfitta e il vuoto a sinistra, ma la rottura c’è stata. Il PD e la sinistra dovranno preparare le prossime elezioni e lo potranno fare solo riavvicinandosi alla gente e ricevendo gli input di cui si parlava. Non mi stupisce che tocchi prima alla sinistra, ma forse è successo nel momento meno adeguato.
Martedì 15 Aprile 2008 ore 00:45 - Permalink
Spanish, infatti la mia oltre che essere una profonda critica alla classe politica italiana, è anche una profonda critica alla società italiana. D’altra parte, e questo ho già avuto modo di dirlo, ogni società ha la classe politica che si merita. Se non siamo stati capaci di dare una scossone ai nostri politicanti, mentre in altre parti d’europa, compresa la “tua” Spagna, la citata Francia ecc, è possibile, ci sarà pure un motivo. Deve esserci una profonda crescita culturale della società poi si darà la spinta, la spallata, chiamiamola come vuoi, proprio con nuove leve e nuovi rappresentanti politici. Si deve avere però il coraggio di investire sui giovani, più vicini alle realtà sociali..e questo penso che sia palese nel mio intervento/sfogo.
Per quanto riguarda gli altri extra fuori programma…no comment. Questi davvero non hanno capito un ca..zo di vastesi.com. Robbè non si tratta di eiaculatio preacox, ma di vera e propria eiaculatio retrograda. Divertente però..
Lunedì 14 Aprile 2008 ore 22:59 - Permalink
Minimo…
Lunedì 14 Aprile 2008 ore 22:47 - Permalink
Sì, intanto mo’ c’attoccano 5 anni (minimo) di governo Berlusconi…altro che ca§§i… Mac…preparati a fare il passaporto per andare a Parma!
P.s. Ho visto su quel sito linkato da giuseppe che si stanno divertendo un sacco. Meglio non dirglielo che hanno preso una cantonata: c’è gente che si diverte con così poco che è una crudeltà stare lì a precisare…
Lunedì 14 Aprile 2008 ore 22:46 - Permalink
Tsk Tsk… tipico caso di eiaculatio praecox
Lunedì 14 Aprile 2008 ore 22:19 - Permalink
Infatti Andrea Smargiassi non è il consigliere che si chiama Fabio. Ah,ah, questi proprio non hanno capito nulla di Vastesi.com, blog che collabora con tutti ma che allo stesso tempo è molto distante da partiti e simili. AHHAHAHA
Tornando a bomba, Spanish è vero la mia posizione ha perso di brutto, il non voto è stato irrilevante. HO PERSO QUESTE ELEZIONI. Continuo però a pensare che ci voglia qualcosa in più dei partiti, la società civile può dare delle dritte, d’accordissimo, ma ci vuole anche una rottura con il passato, qualcosa di diverso dai partiti cosi strutturati ecc.
Certo se un movimento politico fa propaganda ecc. teoricamente diventa partito ma le modalità con le quali lo stesso vive e cresce dovrebbero essere diverse. Non so se sono l’unico a sentire il bisogno di una piccola rivoluzione democratica che parli di pura rappresentanza. Avrei voglia di votare qualcuno/qualcosa fuori dalle schematizzazioni che da oggi in poi diventeranno sempre più travolgenti e la figura di ca… che ha fatto semidiceviprima ne è prova.
Lunedì 14 Aprile 2008 ore 21:39 - Permalink
Volevano fare il pezzo ma hanno preso un grosso abbaglio hihi
http://semidiceviprima.go.ilcannocchiale.it/comments/1868878
Lunedì 14 Aprile 2008 ore 20:07 - Permalink
Mi sa che mi sono spiegato male. Sostengo che se la priorità della gente (no solo mia, ne solo tua, ma della maggioranza della società…) fosse avere la possibilità di scegliere nelle liste, nessuno lo metterebbe in dubbio.
Detto questo, il mio discorso è più amplio e davvero non capisco come possa vedere la salvezza o l’ottimo nello scegliere in una lista, scritta comunque dai partiti, o nella liste civiche o movimenti, che se iniziano a lottare per essere votati, scrivono un programma, fanno propaganda, etc, si trasformano in partiti.
Ah, visto che ci siamo, il partito del non voto ha perso clamorosamente e una ragione ci sarà pure…
Saludos!
PS: teoricamente, se vogliono continuare ad esercitare il potere devono raccogliere le spinte…
Lunedì 14 Aprile 2008 ore 19:18 - Permalink
Spanish d’accordo, ma la società deve avere la possibilità di essere rappresentata ed è qui che nasce il pessimismo almeno quello di chi la pensa come me. Il parlamento deve rappresentare ed invece è un mucchio di persone messe li per non si sa quale motivo. Liste quasi-uniche che andranno a dare la fiducia a un quasi-governo. I pariti non devono esser interpreti della società ma parte di questa. Il politico non è un mestiere ma la possibilità di servire la comunità della quale è diretta espressione. L’italia deve recuperare la capacità di esser rappresentata, qui purtroppo non basta parlare di giovani e donne a che qualcuno ci metta egregiamente una pezza, qui bisogna urlare in prima persona per esser ascoltati. La società civile, ovviamente, deve fare la sua parte, proporre e controlare, ma alla fine deve trovare una sintesi in liste e movimenti politici indipendentemente dai partiti.
Lunedì 14 Aprile 2008 ore 16:51 - Permalink
Completamente d’accordo. Il punto è: la nostra politica è capace (ed interessata) a raccogliere le spinte?
Lunedì 14 Aprile 2008 ore 16:15 - Permalink
Caro Andrea, il pessimismo sul voto ci sta tutto. Ma purtroppo credo che vada allargato…L’Italia, la società italiana, deve cambiare se vuole che cambi qualcosa nel Parlamento, non al contrario. Lo dicevo anche in un altro post: i politici e la politica non sono il male assoluto, ma sono l’espressione della nostra società. La società in cui studiamo, lavoriamo, viviamo…
Prima della spinta al cambiamento dal basso, che obblighi i partiti a cambiare davvero, il ‘basso’ deve cambiare. Non abbiamo più la DC o il PCI a “indicarci la via” (è un eufemismo…), per fortuna o purtroppo, non è più importante: è una fase storica chiusa… Ora, dev’essere la società ad indicare la via ai partiti e la società italiana non è ancora pronta. La probabile vittoria di Berlusconi, l’ambiguità del centro-sinistra, il ruolo del Vaticano, Grillo, il non voto, la legge elettorale, l’immondizia di Napoli…ci piaccia o no, la responsabilità di tutto ciò (nel bene e nel male) è nostra, è della società.
L’unica ragione per superare il pessimismo è constatare che qualcosa, timidamente e lentamente, sta cambiando. Ci tocca insistere e soprattutto coinvolgere…con quale scopo? alzare il livello di controllo e pressione sociale. Poi ognuno deciderà a seconda delle sue idee politiche e le sue simpatie quale partito votare, ma con la sicurezza di avere un peso nella società, di avere i canali giusti per far arrivare le sue proposte e le sue domande (i famosi input) al centro decisionale.
Faccio un esempio. Qui, Spagna, da qualche anno si sta parlando di un maggior coinvolgimento delle donne e dei giovani nella politica. È una richiesta sensata, mi pare. Ebbene, proprio in questi giorni si è formato il nuovo Governo: ci sono più donne che uomini e l’età media è bassissima rispetto ai governi a cui siamo abituati noi italiani. Zapatero non un guru, né un visionario, ha solo raccolto la spinta che veniva dalla società.
Saludos!