Le tante storie del sentiero della libertà

Le tante storie del sentiero della libertà

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C’è da scommetterci che il 25 aprile prossimo il presidente del consiglio, Berlusconi, ignorerà, come sempre, il giorno della Liberazione, la data fondante della nostra democrazia.

Centinaia di persone si metteranno in cammino. Da Sulmona a Casoli. Attraverso la Maiella. A piedi, con lo zaino in spalla, dentro l’epopea degli uomini, dentro la storia. Sui passi di coloro che fuggivano da quelle terre d’Abruzzo, divenute “straniere”, verso sud, verso la libertà. Bisognava attraversare il micidiale fuoco della linea Gustav. Le chiamavano le “traversate”. Renitenti alla leva di Salò, antifascisti, ebrei, prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento, vi si avventuravano fra le nevi. I più fortunati li accompagnavano pastori e cacciatori conoscitori delle insidie della montagna. Ma non delle più temibili insidie dei tedeschi che presidiavano i valichi. Ogni anno, dal 2001, per iniziativa di una scuola intelligente, oggi di un’associazione che è nata da una sua costola, si ripercorre il sentiero della libertà, che i reduci inglesi, partecipi numerosi con i loro familiari, alla prima edizione, chiamano Freedom Trail. Riflette, in “Sentieri partigiani in Italia”, lo scrittore Diego Marani, al termine del cammino:”Il passo lento del camminatore è come il dito di un bimbo che impara a leggere e segue ogni riga con l’indice della mano: a poco a poco riconosce i segni, impara ad articolare i suoni, poi le parole e infine il senso. Su un percorso s’impara con semplicità un linguaggio, si legge una storia”. E di storie nel sentiero della libertà ce ne sono tante. Come quella del sottotenente Carlo Azeglio Ciampi. Riparato a Scanno dopo l’8 settembre, ritrova, condannato al confino, il suo maestro della Normale di Pisa, il filosofo Guido Calogero. Sull’avventura della traversata Ciampi ha scritto un prezioso diario. Racconta di uomini malvestiti e male attrezzati, delle sue scarpe sdrucite, di una terribile tormenta di neve, di guide disorientate, di compagni esausti che si perdono per strada, dell’amico sfinito che chiede di essere lasciato sulla neve, della salvezza che si presenta con il turbante di un ufficiale indiano, degli inglesi che lo prendono per una spia tedesca, del manoscritto sul liberal-socialismo di Calogero, nascosto nei calzettoni, da consegnare alla Laterza di Bari. Radio Londra annunciò la riuscita della spedizione con la frase in codice “Una stella sulla Maiella”. Fra le tante storie dei prigionieri di guerra fuggiaschi, quella di J.E.Fox, da lui raccontata in “Spaghetti e filo spinato”:” Del gruppo di cento uomini che si erano messi in marcia, alle 4 del pomeriggio del 13 gennaio, arrivarono a Casoli alle 11 del mattino del 15 gennaio, dopo un cammino di 36 ore, 47 uomini e 22 di essi furono ricoverati in ospedale per congelamento o per spossatezza fisica. Non sono mai stato in grado di sapere che cosa accadde agli altri.” Il sentiero racconta di eroismo ma anche di viltà. Una pietra al valico del Guado di Coccia ricorda l’ufficiale dell’aeronautica, Ettore De Corti, ucciso il 18 ottobre del ’43. Era un tenente friulano. Se avesse obbedito al “tutti a casa” si sarebbe diretto al nord. Egli, invece, voleva raggiungere il sud per riprendere la lotta per l’onore e la libertà della Patria. Si trovava al Guado di Coccia, insieme ad una ventina di persone scappate dal rastrellamento in atto a Campo di Giove, quando compaiono due tedeschi con le armi puntate. Tutti fuggono. Solo De Corti reagisce sparando con la sua pistola di ordinanza. Ferisce un tedesco che a sua volta lo ferisce non gravemente, sotto il ginocchio. Insieme a lui rimane ferito leggermente un altro componente del gruppo. Nessuno dei fuggiaschi si preoccupa di soccorrere i feriti. A sera una pattuglia tedesca sale al Guado. Recupera il proprio ferito e finisce De Cortis che coraggiosamente inveisce chiamandoli assassini. L’altro ferito italiano recupera le forze e finalmente scende a valle. Quest’ episodio dagli aspetti piuttosto oscuri presenta una sola cosa chiara: il coraggio solitario di Ettore De Cortis. Gli verrà conferita la medaglia d’oro. Nel dopoguerra, quando il numero dei partigiani si moltiplicò, sottraendo credibilità alla resistenza vera, come quella della Brigata Maiella, il gruppo con cui De Corti ebbe la ventura di trovarsi si autodichiarò banda armata e De Corti post mortem fu acquisito alla banda. Una banda armata che si fa cogliere di sorpresa, che si dilegua senza preoccuparsi di portare in salvo i feriti, peraltro non gravi, e che consente con la sua inerzia che i tedeschi tornino dopo circa cinque ore dallo scontro, a notte, per finire il tenente De Corti e recuperare il loro commilitone. Difficilmente spiegabile è, poi, come l’altro italiano ferito, con il ritorno dei tedeschi, abbia ritrovato le forze tanto da riscendere, la notte, in paese.

La sosta e la rievocazione commossa al cippo di De Cortis al Guado di Coccia e al sacrario della Brigata Maiella a Taranta Peligna costituiscono i momenti più intensamente sentiti e significativi del Sentiero della libertà.

Ezio Pelino



'Le tante storie del sentiero della libertà' ha ricevuto 1 commento:

  1. Spanish
    Spanish
    giovedì 17 aprile 2008 ore 10:37 - Permalink al commento

    Concordo in pieno. Non siamo capaci di riconoscere che è una festa nazionale e di farla nostra. Dovrebbe essere un po’ come il Giorno del Ringraziamento negli USA o la Presa della Bastiglia in Francia.

    Potrebbe essere l’occasione per creare la cultura nazionale e lo spirito d’unità che ci manca…

    Saludos!

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