La mia illusione avvelenata
Mio padre era il figlio di un operaio caduto per lavoro in una cava della zona compresa tra Bussi e Capestrano. Un diploma di marconista in tasca ed una vita passata “imbarcato” ad esplorare il mondo per campare se stesso e la propria famiglia.
Io non ero ancora nata, ma intorno agli anni ‘60 molti come lui, non avendo trovato ricchezza in casa, avevano dovuto cercarla altrove, nella amara consapevolezza che il posto dove erano nati sarebbe rimasto quello più bello che avessero mai visto.
Con un vissuto così è facile illudersi che presto le cose cambieranno.
L’idea di importare la ricca industria chimica in Abruzzo rappresentava, per chi se ne era dovuto andare, una seconda occasione da offrire ai propri figli. Tant’è che il distretto chimico di Bussi Officine finì in poco tempo per inorgoglire la gente locale più delle meraviglie naturali a cui ormai era abituata e con le quali nessuno ormai poteva più sfamarsi.
Intorno agli anni ’80 venendo da Capestrano in direzione mare, bastava fare un paio di curve per vedersi profilare dinnanzi una vallata di cemento che sembrava quasi nascosta per decenza dalle montagne che si ergevano intorno. Ciminiere, serbatoi e fumi grigi cullati insieme da quello che avevo più volte sentito definire da mio padre, che aveva girato il mondo, come “il posto più bello” che avesse mai visto.
Erano i tempi in cui quelli del “no a prescindere” (come alcuni li definiscono oggi) purtroppo non avevano ancora la voce ed il seguito di oggi.
Ricordo ogni passo di quel percorso compiuto quasi tutte le domeniche.. e ricordo soprattutto la sequenza dei pensieri che mi frullavano nella testa: dal timore di quel mostro di cemento e ferro che profanava il paradiso di mio padre, alla tranquillità delle sue rassicurazioni in nome del progresso e dello sviluppo, che avrebbero consentito a noi figli di non andar mai più via.
Mio padre ora non c’è più, ma spesso mi chiedo cosa penserebbe se avesse scoperto in vita che quei suoi nipoti che, tra gli altri, hanno avuto il privilegio di restare nella sua bella casa al mare, costruita poco più a valle dal suo paradiso, hanno poi scontato il caro prezzo di bere dalla nascita acqua avvelenata, i cui effetti non conosciamo ancora.
A me vengono i brividi e sicuramente verrebbero anche a lui.
Nessuno dovrebbe mai permettersi di definirmi come quella del “no a prescindere”.. perché nessun “Si” può prescindere dalle conseguenze che avrà sulle case, la terra e la vita delle nostre famiglie. Tanto più se i vantaggi economici di quel “si” saranno goduti solo dai pochi prescelti.
C’è chi la chiama nimby, io preferisco credere sia semplicemente la libertà di fare i conti o meno con ciò che più di ogni altra cosa dovremmo sempre preservare, la nostra coscienza.
- » Nimby o diritto alla sopravvivenza?
- » Abruzzo, parchi, veleni e imbroglioni.
- » Conferenza “Abruzzo dei Parchi o del Petrolchimico” (Pescara, 16.01.08)
- » Frentania dei rifiuti
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Mercoledì 28 Maggio 2008 ore 11:30 - Permalink al commento
Da Marelibero.net,
il video-inchiesta a cura di Paola Palombaro e Umberto Nigri andata in onda su “Reality”-LA7
Tema: uno dei disastri ambientali più gravi della storia d’Italia. Nell’ Abruzzo regione dei Parchi.
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