Vasto + petrolio = l’inizio della fine.
VASTO + PETROLIO = L’INIZIO DELLA FINE
Con lo sfruttamento dell’oro nero a rischio salute, acqua, olio, vino, pesca e turismo

Negli ultimi tempi, a seguito della scoperta di una discreta quantità di petrolio sottostante le spiagge di tutta la costa teatina, in tanti già pensano di poter finalmente diventare ricchi, di poter finalmente osservare la caduta del prezzo della benzina, dimenticando che le riserve globali di petrolio sono arrivate al capolinea .
Ormai, anche a livello locale, diversi giornalisti si occupano costantemente dei problemi energetici ma troppo spesso ad una descrizione parsimoniosa dei costi non viene fatta mai seguire una rassegna dei problemi legati alle fonti minerali esauribili. Si ha spesso l’impressione che la paura del caro petrolio e gli inspiegabili silenzi non siano tanto finalizzati ad informare quanto a rendere appetibile, agli occhi della popolazione, un affare sul quale mangeranno in pochi.
Chi sa se il primo cittadino, persona da sempre sensibile a problemi di natura ambientale, saprà far valere i veri interessi di Vasto. Città, ricordo, che oltre a galleggiare sull’oro nero è da sempre vittima di frane.
Con l’intenzione di avviare un dialogo pubblico e serio che possa rendere sempre più partecipe la cittadinanza, cercherò di riassumere nel modo più breve possibile la Teoria di Hubbert, teoria ampliamente riconosciuta in ambito scientifico. Il geofisico descrive come la produzione di una qualsiasi risorsa minerale esauribile, segua una “curva a campana”. Il picco di questa curva è il punto di massima produzione, al di là del quale la produzione stessa comincia inesorabilmente a diminuire. Ad una prima fase di espansione rapida segue una seconda fase, caratterizzata dall’inizio dell’esaurimento. Successivamente, nella terza fase, il raggiungimento del picco di produzione (Picco di Hubbert) segna l’avvio dell’inarrestabile declino. Il graduale esaurimento rende talmente elevati gli investimenti necessari che questi non sono più sostenibili. In ultimo, quarta fase, si assiste al declino finale. La produzione continua, ma il declino procede fino a che la produzione non diventa talmente ridotta da cessare completamente.
Insomma gli scienziati ci garantiscono che il petrolio finirà e che finirà presto! Secondo diversi ricercatori il picco di Hubbert sarà raggiunto al più tardi nel 2020.
In sintesi, Vasto sta sacrificando le proprie risorse per uno sviluppo anacronistico e a notevole impatto ambientale, economico e sanitario. Infatti, i pozzi petroliferi e la successiva fase di raffinazione non solo porrebbero a rischio l’agricoltura ed i pregiati vitigni Montepulciano, ma comprometterebbero tutto il mercato ittico. Basti ricordare che durante la sola fase di “ricerca petrolifera”, ampie zone di mare sono state interdette alla pesca. Il turismo ne risentirebbe inevitabilmente, chi verrebbe in vacanza in un mare povero di pesce ma ricco di pozzi petroliferi e con un elevato traffico di petroliere?
D’altronde nei maggiori paesi produttori di petrolio i problemi non sono pochi. L’estrazione di petrolio ha provocato un abbassamento notevole del livello delle falde sotterranee con difficoltà nel reperire acqua potabile. Problemi di respirazione, malattie della pelle, disturbi gastrointestinali e cancro sono malattie sempre più frequenti tra le popolazioni di villaggi e città vicini agli stabilimenti petroliferi. Paesi come la Norvegia, simbolo di ricchezza e legalità, ammettono in totale trasparenza i danni che le attività estrattive hanno causato ai fondali marini e all’attività biologica vicino alle piattaforme offshore. Sempre in Norvegia nel solo 2007 si sono registrati 166 rilasci accidentali di petrolio nel mare, il più grave di questi ha comportato 5,000 metri cubi di fanghi e fluidi perforanti giudicati ad alto livello inquinante.
Il progetto petrolifero è l’antitesi delle normali attività che attualmente si svolgono in Abruzzo, i pozzi non sono una risorsa ma un rischio. Se consideriamo, poi, che il petrolio sarà perforato da una multinazionale londinese e che il mare è zona demaniale, quanto pensate ci possa guadagnare la regione?? E quanto i singoli comuni?? Davvero c’è qualcuno che crede che la multinazionale londinese trivelli a largo di Vasto per regalare ai cittadini i soldi delle loro attività??
Il petrolio porterà probabilmente un centinaio di posti di lavoro in più, ma quanto lavoro si perderà se non avremmo più a nostra disposizione neppure i campi e la pesca?
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venerdì 10 ottobre 2008 ore 17:13 - Permalink al commento
yolo vedo che sei informato meno di me!!!!
Le vere risorse perolifere sono prossime alla fine. Siamo vicini al picco di massima estrazione. E le nuove tecnologie d’estrazione lo dimostrano.
Non puoi riportare solo nozioni sentite a lezione da un singolo docente. Dovresti, da studente, capire ed elaborare concetti perchè sono i tuoi concetti che mi piacerrebbe capire.
Petrolio rischi e vantaggi. Fa un analisi e vedi se conviene.
Salute, Economia, Ambiente. Ti ricordo che non beviamo solo petrolio e tanto meno non lo mangiamo.
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giovedì 9 ottobre 2008 ore 10:24 - Permalink al commento
yolo.. perchè non chiedi ai tuoi docenti a quale distanza minima dalla costa in America o in Norvegia le piattaforme petrolifere possono essere installate? ..e tanto che ci stai chiedi anche il motivo, magari ti aiuterà a capire il perchè “dell’accanimento contro le piattaforme in Abruzzo”.
Credi veramente che la soluzione alla fame di energia sia il ricorso massiccio al petrolio ed al prosciugamento delle vecchie falde?!
Sarebbe come ritenere che l’età della pietra non è ancora finita perché non sono finite le pietre, ma da uno studente universitario mi aspetterei qualcosa di più interessante..
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mercoledì 8 ottobre 2008 ore 21:42 - Permalink al commento
mac quello che vi posso dire al momento è che i giacimenti di petrolio dell’intero globo sono stati sfruttati solo per il 50%.I costi di un’apertura di un giacimento si aggirano intorno ai 100/150000€ al giorno quindi c’è poco da scherzare.La ricerca petrolifera è iniziata in maniera forte negli anni ‘60/’70 in italia ed è andata via via crescendo. Allora la tecnologia ad oggi permette di effettuare una perforazione verticale come sempre e poi ci permette, una volta trovato il giacimento, di effettuare una perforazione orizzontale in modo tale da prosciugare il serbatoio…Visto e considerato che la tecnologia antica non permetteva di fare ciò i petrolieri torneranno anche a perforare quei vecchi giacimenti e li sanno per certo che dentro c’è petrolio…I costi non ve li so direma sicuramente non sono bassi…E poi io non capisco il perchè dell’accanimento contro le piattaforme in abruzzo…Nel nostro paese siamo succubi di francesi, tedschi e americani e iraniani…per non dimenticare i russi….Se ci chiudono i rubinetti dove andiamo a parare?vi siete mai posti questa domanda?avete mai riflettuto sul black out di 5/6 anni fa in francia?se non l’avete mai fatto pensateci
L’abbassamento di quali falde dici?Le falde acquifere?se si a riguardo devo documentarmi….e farò anche qualche domanda ai miei docenti universitari
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martedì 7 ottobre 2008 ore 20:38 - Permalink al commento
yolo dacci lumi!!!
Spiegaci!!! Ma spiegaci pure perchè si abbassa il livello delle falde, perchè la trivellazione danneggia l’ambiente, perchè la salute è messa a rischio. Poi spiegaci la curva di Hubbert e la data fissata come picco.
Inoltre spiegaci quanto costerebbe riaprire i vecchi pozzi con nuove tecnologie. Fonti alla mano ovviamente.
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martedì 7 ottobre 2008 ore 20:27 - Permalink al commento
Ma chi ha scritto questa pagina ne sa qualcosa di geologia oppure è un giornalista o meglio ancora giornalista?Prima di dire che il petrolio sta finendo perchè non vi documentate, magari, presso una facoltà di scienze geologiche? Lo sapete che la stazioni petrolifere vecchie con le loro tubature VERTICELI erano in grado di prelevare da un giacimento solo il 50% del petrolio contenuto?Se non lo sapevate e volete una spiegazione semplice ve la posso dare….:D
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martedì 27 maggio 2008 ore 19:11 - Permalink al commento
mi trovo completamente in accordo con te alessandro: il rischio è altissimo e la paventata convenienza è assolutamente anacronistica. Questo è uno dei casi in cui fare rapidamente fronte comune deve essere l’importante regalo che dobbiamo fare alla nostra città e alle future generazioni di vastesi.
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martedì 27 maggio 2008 ore 15:46 - Permalink al commento
Mi permetto di sottolineare due idee:
1) Il petrolio farà danni permanenti alla nostra economia.
2) I danni inizieranno subito, non ci sarà nessuno periodo d’oro per l’economia abruzzese.
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