Un ‘No’ economico al nucleare
L’annuncio del Governo italiano di voler tornare all’uso dell’energia nucleare ha riaperto un dibattito che sembrava concluso dopo il Referendum popolare che portò l’Italia a rinunciare alle sue centrali.
Ovviamente, il primo argomento usato da chi si oppone all’energia nucleare è il suo impatto ambientale e, soprattutto, il danno ecologico delle scorie delle centrali. Il problema delle scorie non è secondario e ad oggi non è stato risolto in modo soddisfacente, ma c’è un motivo meno nobile, ma forse per questo più utile, per dire ‘no’ alla proposta del Governo.
Nel rapporto del 2003 del Massachusetts Institute of Technology (MIT) sul nucleare (The Future of Nuclear Power), si dice chiaramente che il primo problema da risolvere non sono le scorie, né l’opposizione sociale, né il pericolo d’incidenti, ma i costi. In sintesi, si dice che nessuno invertirà nell’energia nucleare se non ci si possono aspettare costi più bassi rispetto ad altre fonti (pag. 17). Non è un caso che negli USA non s’è construita una centrale nuova dal lontano 1978 (’El País’, 2 Giugno 2008).
“No possiamo farci trasportare dall’entusiasmo degli articoli giornalistici”, consiglia John Rowe presidente de Exelon, il principale produttore di energia nucleare degli USA, e presidente del Nuclear Energy Institue (’El País’, 2 Giugno 2008). Rowe aggiunge che “i costi -delle centrali nucleari- spaventano, dobbiamo trovare nuove forme per compartire il rischio”.
Queste nuove forme, suggerisce Marcel Coderech, membro del Consell Assessor per al Desenvolupament Sostenible de la Generalitat de Cataluña, non sono altro che le vecchie forme: il rischio deve ricadere sullo Stato, cioè sui cittadini (’El País’, 2 Giugno 2008). Le vecchie centrali sono state costruite dallo Stato o da imprese statali e il costo è sempre ricaduto sui cittadini. Ora, chi può accettare che il rischio di un’inversione ricada sui consumatori e non su gli inversori?
Insomma, l’energia nucleare non ci costerà meno, ci costerà di più. Pagheremo il rischio della costruzione di una centrale nucleare; pagheremo le tecnologie per la sicurezza della centrale; pagheremo lo smaltimento, o meglio, l’occultamento delle scorie; in caso di incidenti, probabilmente, pagheremo i danni. Questo da un punto di vista economico. Però, è meglio ricordarlo, ci sono cose che non si comprano con il denaro…
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Lunedì 4 Agosto 2008 ore 21:26 - Permalink al commento
A proposito delle domande rimaste senza risposta sullo smaltimento delle scorie nucleari, inserisco qui il link a un articolo.
Leggetelo e poi chiedetevi se, quando si ragiona sui costi e sulla sicurezza dell’energia nucleare, non si perda solo tempo a dire stronzate.
Senza offesa, ovviamente.
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Venerdì 6 Giugno 2008 ore 15:43 - Permalink al commento
Cicco per pubblicità intendo gli slogan che si lanciano sull’argomento. Slogan non ragionamenti, no studi o convegni semplicemente slogan. Slogan nei telegiornali, d’altronde non lo dico io che l’informazione in italia è agli ultimi posti tra i paesi occidentali e non solo. Comunque visto che sei un tecnico, gradirei delle risposte e non solo la solita utilissima massa di numeri.
Direi da subito si al nucleare se mi spiegassi
1) Dove metti le scorie e quanto inquinano
2) Incidenza di incidenti con fuge radioattive
3) tra quanto finirà l’uranio
4) Quanto tempo ci vuole per la costruzione e la messa in funzione di una centrale
5) Quanta energia puo fornire, a che costi……
6) Dove metti le centrali se molti paesi espongono in bella mostra il cartello ” Paese denuclearizzato”
7) Come fai a ridurre i costi energetici con una fonte che costa di più e rende di meno….
Alias, le macchine come camminano non certo con il nucleare???
Mi sembra che il governo voglia publicizzare il nucleare senza apportare fatti, senza affrontare i problemi. A rigor di logica si dovrebbe investire prima su ricerca e fonti alternative, spingendo al massimo….., successivamente investire su metano e poi solo dopo avere su tutte le case e strade d’italia pannelli FV, pompe di calore, Finestre a doppi vetri, lampade a basso consumo ecc. ecc. Si potrebbe pensare ad una soluzione estrema quale il nucleare.
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Venerdì 6 Giugno 2008 ore 10:25 - Permalink al commento
cicco con “vittimismo” mi riferisco a quando dici che si sono scatenati tutti contro piuttosto che a favore del governo che il nucleare ce lo aveva nel programma.
Lo ritengo inopportuno perchè secondo me è piu’ giusto osservare l’atteggiamento menefreghista ed impositivo che traspare dalle parole dello stesso ministro, senza che le riporti di nuovo. Eri tu che dicevi che sulla questione non si dovrebbe mai dire: e’ cosi’ punto e basta; mentre scajola, lui non un altro, lo fa.
Che vuol dire poi accostare un volto? E’ ovvio che rilevando l’inadeguatezza delle sue parole, si parlasse di lui. Non credo sia da poco conto rilevare che lo sviluppo economico è nelle sue mani.
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Venerdì 6 Giugno 2008 ore 09:44 - Permalink al commento
Luc, volevo dire che è da noi che non se ne fanno, ma appena fuori di qua si svolgono regolarmente.
Pensa che c’è stato un convegno abbastanza recente finanche in Spagna, e Spanish potrebbe trovarne gli atti; è stato il 27 febbraio a Madrid.
Non capisco il tuo accanimento verso Scajola; abbiamo capito che la materia non ti piace per niente e tanto meno il personaggio, ma non è che accostandogli un volto, come fosse un avatar, questa peggiori o migliori.
La monnezza napoletana è brutta di suo, e abbinarci la faccia di Pecoraro Scanio o quella di Bassolino non aggiunge e toglie niente.
A me a scuola succedeva che quando mi era antipatico un professore, anche la materia che insegnava mi stava sullo stomaco e inevitabilmente andavo male nei voti.
Vittimismo? Di chi stai parlando? Sono molto contento invece del fatto che finalmente si torni a parlare di nucleare anche da noi; magari non faremo le centrali, ma si riprenderanno gli studi e le ricerche anche nelle nostre università, prof e studenti parteciparanno con più interesse a convegni e congressi nel mondo, e così quei soldi che diamo all’Euratom avranno una giustificazione in più.
A suo tempo frequentavo il corso di Impianti Nucleari del Politecnico di Napoli; alcuni studenti, miei compagni del corso, erano formidabili per capacità e intuizione scientifica su quelle tecnologie.
Ebbene alcuni professori consigliarono loro di abbandonare quella specializzazione perchè non avrebbero avuto facili sbocchi professionali in casa. Il consiglio fu prezioso perchè da lì a qualche anno ci fu il famoso referendum, che non soltanto bloccò la realizzazione di centrali ma comportò di fatto un generalizzato boicottaggio, se non ostilità, per tutte ciò che fosse connesso al nucleare civile.
Spero che ora si trovino all’estero presso centri di ricerca e non a fare il supplente di chimica in qualche ITIS.
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Giovedì 5 Giugno 2008 ore 20:10 - Permalink al commento
E’ proprio perchè non ne fanno (loro) di congressi e convegni che siamo preoccupati.
Oggi scajola ha detto “non si torna indietro”, cioè la decisione è presa, “punto e basta” mi sembra lo dica lui.
Cicco non trovo appropriato fare del vittimismo a favore di chi ostenta la soluzione nucleare con tanta “sicumera” e mi riferisco sempre al ministro, e che ministro!..
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Giovedì 5 Giugno 2008 ore 18:50 - Permalink al commento
Mac, non sei d’accordo con me. E’ che novità è questa? Qui quasi tutti non lo sono, quindi sei in numerosa compagnia.
Per buona sorte mia non devo prendere decisioni strategiche e non devo convincere nessuno. Primo o poi lo faranno i numeri, ma non voglio ricominciare ad elencarli.
Dico solo che una nazione industriale, ahimè tale siamo, non può durare a lungo continuando a dipendere per l’85% da fonti estere per l’energia. Una svolta bisognerà trovare.
Per curiosità storica: tra i tanti piani energetici nazionali, nessuno realizzato, ci fu quello dell’allora Ministro dell’Industria Carlo Danat Cattin con 20 centrali nucleari poi scese a 12 a 8 e fino alle famose 4 fermate dal referendum ‘87.
Non aggiungo altro a meno che non mi provochi e allora ti riempirò di altri numeri.
Una cosa me la dovresti spiegare tu: ma cosa intendi per pubblicità sul nucleare? Dove li vedi questi congressi e convegni su questa materia?
C’è qualche articolo qui e là, questo Governo ce l’aveva nel programma quindi è normale che ne parli, ma da quello che vedo io, si sono scatenati tutti contro piuttosto che a favore.
Tra le poche voci favorevoli che si pronunciano a favore, c’era stamattina un articolo di Antonino Zichicchi (fisico) e del prof. Tullio Regge qualche giorno fa’.
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Giovedì 5 Giugno 2008 ore 14:14 - Permalink al commento
spanish con “più indipendente” intendevo meno diendente da altri paesi no stare li a dar peso ad ogni sfumatura. Il nucleare però è rischioso, in più tutta questa pubblicità a favore è indice di quel lavaggio del cervello più volte denunciato da questo blog.
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Giovedì 5 Giugno 2008 ore 11:43 - Permalink al commento
Mac, ma che fai, denunci la propaganda e poi cadi nella trappola? Non è vero: il nucleare non ci renderà indipendenti…
Cicco, ovviamente sono aperto alla discussione, altrimenti non avrei scritto l’articolo. In ogni caso, non credo che quello che abbiamo pagato e stiamo pagando giustifichino il ritorno al nucleare. Anche perchè non risolvono il problema: chi è disposto a invertire in una centrale nucleare?
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Giovedì 5 Giugno 2008 ore 09:34 - Permalink al commento
Cicco non concordo, il nucleare è diventata ormai una bandiera politica e l’entusiamo che alcuni hanno in esso è ridicolo. I media da giorni ci martellano con false notizie atte a coltivare nell’opinione pubblica false convinzioni. Il nucleare è vero renderebbe l’italia più indipendente dai paesi produttori di energia ma contribuirà in minima parte ad abassare la bolletta. In più avremo scorie ed eventuali incidenti, Slovenia docet
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Mercoledì 4 Giugno 2008 ore 19:12 - Permalink al commento
Spanish, non considero affatto polemica un contraddittorio su un tema che è interessante e complesso; anzi apprezzo il tono, evidentemente negativo, che hai verso questa forma di produzione d’energia, ma senza spunti di fanatismo e i fatali “… è così, punto e basta”.
Ovviamente se proponi un argomento devi aspettarti pareri diversi dai tuoi, spero con lo stesso tono non conclusivo.
Francamente non ho letto da nessuna parte che il Nuke sia la soluzione e la felicità dell’umanità; ho sempre letto che essa si deve inserire in un quadro di complementarietà con altre forme di produzione energetica. Se è tornata alla ribalta in Italia (perchè altrove c’è sempre stata attenzione) è dovuto più alla necessità di contenere le emissioni e subito dopo alla questione più strettamente economica, e in questa c’è la dipendenza da capricci esterni.
Circa i costi che ricadono sui cittadini, qui il discorso è più articolato e non sarei così lapidario come lo sei tu.
Già oggi, e da qualche anno, paghiamo tutti assieme una cifra di circa 2,5 miliardi di euro all’anno per gli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate. Come saprai le assimilate sono quelle fonti che pur usando carbone o gas, recuperano una parte del calore per teleriscaldamento oppure i forni per rifiuti che sfruttano il calore residuo per generare corrente.
Siamo in tanti a pensare che molto dell’entusiasmo sul FV sia in realtà una corsa ad accaparrarsi gli incentivi, ma questo è un altro discorso.
Fino ad oggi, e continua, abbiamo pagato una spaventosa cifra quale indennizzo alle aziende che nel ‘87 abbiamo mandato a casa con il referendum; sto parlando di circa 7.000 miliardi di vecchie lire. E non solo, poichè siamo ancora partner dell’Euratom paghiamo una retta annuale di 50 mil. di euro senza ricavarci niente, anzi finanziamo le ricerca degli altri che poi ci rivendono i brevetti.
Ci risentiamo ancora.
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Mercoledì 4 Giugno 2008 ore 15:53 - Permalink al commento
Ovviamente, il ‘No’ è mio…Ho solo preso in prestito alcuni dati dal MIT…
Comunque, favorevole o no, resta il fatto che l’aspetto economico è importantissimo e quasi nessuno ne parla (per questo ho pensato di ’staccarlo’ dal discorso ecologista, per me altrettanto valido…). Voglio dire, ci vendono il nucleare come la soluzione a tutti i nostri problemi. Ci stanno dicendo che saremo più competitivi, più ricchi…e invece no.
Dal punto di vista strettamente economico, io la vedo così. Il cittadino pagherà le centrali. Non solo l’inversione iniziale, ma anche tutte le spese di mantenimento, riforma e sicurezza. Questo, a parte il costo sociale/ecologico, chiaro…
Chi si beneficerà del nucleare? Beh, chi usa più energia, ovvio…Chi usa più energia? L’industria. Quindi il cittadino paga (a prescindere, scordiamoci gli sconti di Scajola…) e l’industria guadagna. A quel punto, io posso pure pagare meno la benzina, ma davvero sono più ricco? Ammesso e non concesso che 4 centrali in Italia riescano ad abbassare il prezzo del petrolio e del gas (ma quando?).
Ripeto, non è per fare polemica, ma per analizzare un altro aspetto della questione.
PS: sí, la Spagna è un Paese tradizionalmente contrario al nucleare…
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Mercoledì 4 Giugno 2008 ore 13:14 - Permalink al commento
Una delle cose buone dei “report” pubblicati da centri universitari e non, specialmente in U.S., è che sono preceduti da un “Forward and Acknowledgments” (una sorta di prefazione) e subito dopo da un “Executive Summary” che riassume le conclusioni in forma sintetica e didascalica, a tutto vantaggio di coloro che non possono leggere tutto, per tempo e conoscenze.
Ciò facilita anche il lavoro dei giornalisti che devono recensire il lavoro e che per ragioni di spazio editoriale sono costretti a sintetizzare il tutto in un articolo.
Ora lo stesso vale per questo “The Future of Nuclear Power” del prestigioso MIT.
Ebbene, caro Spanish, per mio interesse personale, cercherò di leggere il rapporto e spero di farlo per buona parte. Non l’avrei fatto, confesso, avendone già lette altre di analisi (già più recenti, il MIT è del 2003), ma questo mi ha incuriosito avendolo suggerito tu e lo faccio anche perchè sono stato incoraggiato subito dalla prima frase di pag. vii, che provo a tradurre alla lettera:
Noi (evidentemente il board dei ricercatori del MIT, ndr) abbiamo deciso di studiare il futuro dell’energia nucleare poichè crediamo che questa tecnologia, nonostante le difficoltà che deve affrontare, rappresenti un’importante opportunità per gli Stati Uniti e per il mondo al fine di soddisfare i futuri fabbisogni di energia, senza l’emissione di biossido di carbonio (CO2) e di altri inquinanti dell’atmosfera.
Altre opzioni includono il miglioramento dell’efficienza (degli impianti e risparmio energetico, ndr) le fonti rinnovabili e l’abbattimento delle emissioni.
Circa i costi che ti hanno suggerito il titolo del post, leggo il primo bullet di “Study Findings” nel Summary, e provo a tradurre anche questo, incoraggiato dal suo contenuto dopo la sorpresa del tuo titolo secco:
Nei mercati liberalizzati, il costo dell’energia nucleare è oggi non competitivo, nei confronti del carbone e del gas naturale (e solo di questi, ndr) (*). Comunque, una plausibile riduzione da parte dell’industria degli oneri finanziari sugli investimenti, la riduzione dei costi di esercizio e di manutenzione, e una riduzione dei tempi di realizzazione (degli impianti, ndr) potrebbero ridurre il divario. L’applicazione di crediti sulle emissioni di carbonio (contributi governativi, ndr) da parte del governo, può dare un vantaggio al nucleare in termini di costi.
(*) Ci sono anche pareri diversi.
Poi appena all’inizio di Chapter 1: The Future of Nuclear Power – Overview and Conclusions, trovo un altro incoraggiamento:
……
Almeno per i prossimi decenni, ci sono solo poche realistiche possibilità per ridurre le emissioni di biossido di carbonio dalla produzione di energia elettrica:
- incrementare l’efficienza negli impianti di generazione e nell’utilizzo di elettricità;
- estendere l’impiego di risorse rinnovabili come il vento, il solare, le biomasse, e il geotermico;
- catturare (abbattere, ndr) le emissioni di biossido di carbonio negli impianti di generazione alimentati da combustibili fossili (specialmente carbone) ed isolare permanentemente il carbonio;
- incrementare l’utilizzo di energia dal nucleare.
Lo scopo di questo studio interdisciplinare del MIT non è di pronosticare quale di queste opzioni si dovrà privilegiare o di dimostrare i loro vantaggi comparativi. Nella nostra visione è chiaro che avremo bisogno di tutte queste opzione e di conseguenza sarebbe un errore al momento attuale escludere qualcuna di queste quattro opportunità da una complessiva strategia di abbattimento delle emissioni di carbonio. Piuttosto noi cerchiamo di esplorare e valutare le azioni che potrebbero essere adottate per mantenere l’energia nucleare come una delle significative opzioni per andare incontro alle future necessità mondiali di energia a basso costo e con metodiche compatibili con l’ambiente.
A mio parere, e da questi primi spunti di lettura del rapporto MIT, il titolo “Un NO economico al nucleare” appare un po’ enfatizzato, ma capisco l’esigenza giornalistica di un titolo che dia un pugno immediato.
Non a caso io stesso ne sono stato attratto.
Su quello che dicono in Spagna non mi pronuncio non conoscendo contesti e analisi, ma sappiamo che è tra le nazioni più decisamente antinucleari.
PS:
E’ quasi vero che in U.S non hanno costruito altre centrali oltre le 104 che hanno, però (pag.17) le hanno tutte “improved considerably” (rinnovate, ndr) aumentandone il “capacity factor” (giorni produttivi, ndr) fino al 90%, e per molte ne hanno esteso la vita “significantly”.
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