Scontro sull’uso dei trabocchi storici

Scontro sull’uso dei trabocchi storici

redazione

Davide ci segnala il seguente articolo, tratto (probabilmente) da Il Centro di oggi:

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'Scontro sull’uso dei trabocchi storici' ha ricevuto 17 commenti:
il più recente in testa

  1. Unregistered
    Davide1971
    sabato 28 giugno 2008 ore 23:57 - Permalink al commento

    Stamattina c’era un articolo sul Centro proprio sui trabocchi.Praticamente verra’ portato in Consiglio comunale di Rocca San Giovanni il Cambio d’uso dei trabocchi che praticamente d’estate diventerebbero dei ristoranti.Basta seguire le minime norme igeniche…Ma come ai ristoranti rompono l’anima perche’ deve essere tutto a norma e poi chiudete tutte e due gli occhi se il ristorante si fa su un rabocco.E’ proprio vero …siamo in Italia il paese di Pulcinella.Saludos

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  2. Spanish
    Spanish
    mercoledì 18 giugno 2008 ore 10:41 - Permalink al commento

    Non so se è solo una mia impressione, ma mi pare ci sia un clima di ‘egoistico liberismo’ in quel di Vasto…almeno da qualche anno. I discorsi sul diritto a costruire sul proprio terreno (con le conseguenze che stiamo vivendo) o a sfruttare economicamente tutto ció che possediamo, mi sembra derivino da questo.

    Insomma, tutti vogliono un pezzo della torta.

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  3. Lucfan
    Lucfan
    mercoledì 18 giugno 2008 ore 10:02 - Permalink al commento

    eh cicco, bello sarebbe che decidesse sempre il popolo… magari pure su questioni di maggiore rilievo, tipo nucleare, centro oli, piattaforme.. etc ma non è cosi’ e li’ davvero ci si puo’ rimettere tutto, patrimonio culturale, storia, salute e ambiente, tutti emblemi caratteristici ed importanti…
    :)

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  4. Cicco
    Cicco
    mercoledì 18 giugno 2008 ore 08:09 - Permalink al commento

    Temo che con questi discorsi, specialmente con quelle argomentazioni, ci siamo giocati i nostri poveri trabocchi.

    Particolarmente commovente questo passaggio: “Non tanto per il tornaconto dei traboccanti, ma perché i turisti vogliono usufruire di queste straordinarie strutture.”

    Poveri turisti! Si accollano un viaggio faticoso e avventuroso, tra mille insidie del traffico e l’oppressione della calura torrida dell’estate – perchè arrivare da Ariano Irpino qui a Vasto non è mica uno scherzo – assetati di cultura e di desiderio di conoscere le nostre antiche usanze… e che facciamo noi? Rinomati nel mondo per l’ospitalità?

    Gli diciamo di parcheggiare lungo la statale, come fanno tanti indigeni del luogo da mille anni, e di scendere prudentemente lungo i tanti sentieri che scendono verso la scogliera. Di avere cura di non buttare lo scontrino dell’autostrada nella macchia mediterranea e nemmeno abbandonare tra le splendide pietre della sottostante spiaggetta la bottiglia vuota di acqua minerale scolata nel terribile viaggio appena concluso.
    Poi crudelmente gli diciamo di avvicinarsi al primo trabocco che vede, di stendere l’asciugamano sull’asciutto, di spandere ordinatamente le proprie cose attorno, magari aprire l’ombrellone a protezione delle affaticate membra muliebre, di godersi il refrigerio del limpido mare di fronte a loro, prendere la digitale da fotoreporter della CNN e …fare tutte le sue fottute foto del trabocco che è lì, imponente a disposizione di tutti e libero da ogni cartello o insegna di bottega, e senza pagare un centesimo.

    Saremo crudeli, che ne dite!

    Spero che una decisione come questa che riguarda, a detta dell’oratore, l’emblema caratteristico della nostra regione e della sua storia, cioè anche di me, sia sottoposta a referendum popolare degli abbruzzesi.
    Sarà la volta che riprendo la residenza a Vasto.

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  5. Lucfan
    Lucfan
    martedì 17 giugno 2008 ore 12:22 - Permalink al commento

    » Intervento del Presidente dell’Associazione “Frentania Libera” Walter D’Amario, nell’ambito della manifestazione “Giornata sulla costa teatina”

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  6. Cicco
    Cicco
    martedì 17 giugno 2008 ore 08:45 - Permalink al commento

    Luc, conosco anch’io Di Cicco e apprezzo molto la sua passione di modellista. Se non fosse per le mogli che spolverano dappertutto come i cicloni e rompono tutto quello che non è acciaio, avrei appeso al muro già il quadretto con il peloso ricoperto di gel con contorno di vongole e cozze, e sul tavolo del soggiorno avrei il modello artistico di un trabocco.
    Avrai capito che mi riferivo a quelle riproduzioni industriali tipo gondola di Venezia con lampadine multicolore o il colosseo nella boccia d’acqua con neve.

    Direttore, costruire nuovi trabocchi non ha alcun senso; è come costruire nuovi trulli o nuove case di sassi a Sassi di Matera, magari con riscaldamento a pavimento.
    E’ il quel “nuovo” l’oltraggio storico e la bufala moderna.
    Chi potrebbe oggi sostenere che quelle strutture siano effettivamente una fonte di sostentamento per una famiglia di pescatori? A malapena si potrebbe definire pesca sportiva.

    Vogliamo sviluppare la ristorazione? Ammesso che questa di apparecchiare la tavola sia la nostra mission, allora tanto vale realizzare strutture ad hoc e chiamarli con il loro nome: ristoranti. specialità pesce.
    E se sopraggiunge un piccolo senso di rimorso per aver prostituito la costa più bella dell’Adriatico per far mangiare una zuppa di cozze di Goro a dei simpatici ospiti beneventani e foggiani, possiamo sempre mimetizzare i ristoranti ricoprendoli di aste finte e finte reti.

    Sbrighiamoci ad inventariarli e catalogarli sti’ poveri ed ultimi trabocchi (ci sarà una diecina di studenti d’architettura con una digitale e un block notes); quelli che non fossero in condizioni di buona stabilità e funzionamento, che siano requisiti e tornino di proprietà delle amministrazioni pubbliche le quali provvedano al restauro, se ne vale la pena, e li affidino ad associazioni culturali della città; per gli spuntoni arrugginiti ci sono le troncatrici e così disinfestiamo gli scogli.
    Vengano definiti bellezze architettoniche protette (ammesso che già non lo siano) e come tali soggetti a vincoli e tutela, compreso l’obbligo per il “traboccante” di tenerli in ottime condizioni, senza apportarvi modifiche o “ammodernamenti”, di esercitarvi esclusivamente attività di pesca, garantendo pulizia e decoro nell’arco di almeno 100 mt attorno alla struttura; se non lo fa gli si toglie la concessione e ritorna bene pubblico a tutti gli effetti.
    In ultimo, così come non si può apparecchiare e banchettare tra le tombe estrusche, disciplinerei anche questa attività in modo che non diventino luoghi frequentati per tutt’altro che la pesca.

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  7. Unregistered
    Davide1971
    martedì 17 giugno 2008 ore 00:12 - Permalink al commento

    Grande Cicco! Grandi tutti! Ho inviato l’email al Sindaco e al Vice-Sindaco.Devono vigilare perche’ non succeda esattamente quello che ha descritto in modo magistrale Cicco.Il trabocco e’ e deve rimanere un trabocco.No! Questi devono far diventare una fonte di lucro anche questa magnifiche palafitte sul mare.Non ci si puo’ credere…Allora cosi’ si bypassano tutte le normative sanitarie,di sicurezza e chissa’ quante altre infrazioni.E non solo anche finanziato dallaregione.Altro che supposta mascherata da caramella,questa e’ proprio una presa per il C..o .Ma come ,la capitaneria sequestra i casotti perche’ non autorizzati a stare sul demanio,sequestra un ombrellone e si rischia la multa se poco poco lo lasci in spiaggia e poi se il comune autorizza la ricostruzione di un trabocco gli fate usare dei pali vicinissimi alla riva ,completamente ossidati? Ok hanno l’autorizzazione,ma se vuoi costruire non devi arrecare danno ai turisti e vastesi che vanno al mare a Punta d’Erce.I trabocchi sono bellissimi e devono rimanere tali (pescarci),non facciamo che diventino dei ristoranti.A parte che poi e’pericoloso e facilmente si sporca il mare con carte o mozziconi di sigaretta e altro.Saludos

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  8. Lucfan
    Lucfan
    lunedì 16 giugno 2008 ore 19:18 - Permalink al commento

    Cicco, ironia della sorte, le miniaturizzazioni in legno dei trabocchi vastesi esistono davvero ed il suo autore si chiama Francesco Di Cicco
    :mrgreen:
    Le espone d’estate quasi tutti gli anni la settimana di ferragosto, alla sala di Casa Rossetti sulla loggia amblingh.
    Devo dire che piu’ di una volta mi sono fermato ad ammirarle, sono riproduzioni molto belle e ben fatte. La scorsa estate ho conosciuto il sig. Di Cicco e mi ha spiegato che la scelta del legno e di tutti gli altri materiali (che per la maggiore sono di recupero) con cui li realizza, sono frutto di una ricerca molto meticolosa. I legni utilizzati ad esempio provengono realmente dal mare o dalla spiaggia, la levigatura operata dall’acqua salmastra è una caratteristica fondamentale.

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  9. Cicco
    Cicco
    lunedì 16 giugno 2008 ore 17:07 - Permalink al commento

    Ho letto anch’io l’articolo e se prima ero preoccupato ora sono terrorizzato.

    Definire il trabocco “punta di diamante” dell’attrazione turistica costiera è l’espediente delle brave mamme di mettere la carta delle caramelle ad avvolgere le supposte, scusate il paragone, e convincere i bambini che in fondo non è altro che una caramella presa in altro modo.
    Il rischio è che si apra una falla, apparentemente piccola (supposta mini), nello scudo di protezione della fascia costiera. Le dighe crollano così; comincia tutto da piccole falle.
    E si pensa pure di convincere i recalcitranti e poveri “traboccanti” (ma chi se l’è inventata sta’ parola), già beneficiari di concessione esclusiva di monolocale vista mare, ad accettare dei finanziamenti per la loro manutenzione e così consentire ai turisti di accedervi e visitarli.
    Fantastico! Il passo successivo è far pagare il biglietto d’ingresso, come si fa per le grotte di Castellana o per gli scavi di Pompei.
    Già immagino le rotonde attorno ai trabocchi tirati a lucido, con i giapponesi scesi dai pulman parcheggiati sui piazzali d’accesso, che flashiano in continuazione mentre l’attore locale, travestito da taboccante, finge di pescare pesci di plastica con una finta pipa in bocca. Per le bibite ci sono i distributori automatici; seguire i cartelli col simbolo del bicchiere e cannuccia.
    A quando il piccolo trabocco costruito con i bastoncelli e venduto sulle bancarelle come le campanelle di San Rocco?
    La ventricina cosa sarà diventata, la punta d’argento? O per la conquista del podio se la deve vedere con il brodetto e il ragù d’agnello?
    Perdonate l’ironia, ma per il trabocco non accetto nessun compromesso; preferirei vederli corrosi dal mare, piuttosto che con un cartello appeso… “orario d’apertura dell’esercizio”.

    Vogliamo farglieli vedere a tutti i costi? E sia; ma che lo si faccia come a Capri: pescatori, veri o finti, che ce li accompagnano in barca via mare, così non sporcano neanche di cartacce e lattine i percorsi terrestri.
    Vogliono proprio mangiare sul mare? Facciamo come in altri posti; attrezziamo grossi pescherecci a piccole trattorie naviganti e li scorazziamo per una giornata tra scogliere e piattaforme.

    Ma c’è chi soffre il mal di mare? Andasse in montagna, chè è bella pure quella.

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  10. MAC
    MAC
    lunedì 16 giugno 2008 ore 13:24 - Permalink al commento

    Completamente d’acordo con tutti voi e in particolare con Cicco. Il trabocco è una macchina da pesca. Pesce di piccole dimensioni e in scarse quantità, pertanto eco-compatibile e rispettoso dell’ambiente. Il trabocco non è nulla di più. La fruizione turistica una tantum “vedi cala lenta” mi starebbe pure bene, ma da qui a progettare bagni ecc. è pura follia. Faccio solo una previsione ed un appunto. Probabilmente il trabocco di Punta d’erce sarà l’unico a non esser soggetto a cambio d’uso. Le leggi della riserva, il divieto d’accesso in auto per il semplice fruitore, ( ad oggi non ancora rispettato) pongono la zona sotto tutela e la rendono fruibile a tutti. Per gli altri trabocchi il problema è sempre lo stesso. Il Parco, la carenza di un ente “tecnico” ed indipendente dalla politica ci espone a questi rischi. La mancanza di leggi e di progetti decennali permette ai pochi furbi di approfittarne. Il problema dei trabocchi è emblematico, i soliti pochi eletti escludono tutti i cittadini ed i turisti dalla fruizione della costa. La mancanza dell’ente parco fa si che l’eocompatibile sia una scusa per una depersonalizzazione del territorio.
    E’ per questo che da tempo insisto sul parco perchè ci aiuterebbe a rispettare noi stessi sulla costa, come nei centri storici. In ultimo, nel link di Luc si accenna alla pista ciclabile, se i trabocchi diventano ristoranti come sarà costruita?? Asfalto?? Tera battuta?? I parcheggi per le machine dove si faranno sul tracciato?? A valle della statale?? in mare?? Tutte domande che siamo costretti a farci perhè i nostri politici stanno pensando di fatto a non promuovere il parco. Forse hanno paura di essere spodestati dal loro ruolo di Sovrani.

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  11. Lucfan
    Lucfan
    lunedì 16 giugno 2008 ore 11:29 - Permalink al commento

    Forse quest’articolo chiarisce la genesi della questione.
    Concordo pienamente anch’io che non puo’ essere un modo per ‘avviare’ un nuovo corso della ristorazione rivierasca, realizzare nuovi trabocchi per attività commerciali è una follia.

    L’incipit sembra venire dalla richiesta di manutenere quelli esistenti sulla costa dei trabocchi per renderli gradevoli ed eventualmente fruibili al turista.
    Ma come al solito l’ambiguita’ ed il pressapochismo della politica nostrana (manca, si legge, una normativa specifica di riferimento), oltre al nulla di fatto, facilitano gli estremismi, mentre l’equa ratio potrebbe stare in mezzo.

    Perchè non si chiarisce definitivamente a che normative sono soggette tali costruzioni? E i loro proprietari? Come puo’ essere che improvvisamente spuntino proprietari per pali e spuntoni di ferro arrugginito sugli scogli di una riserva naturale?

    Secondo me non dobbiamo generalizzare ed è chiaro, in primo luogo, che non se ne dovrebbero costruire di nuovi a scopo di lucro o utilizzare qualche trucco per divenire proprietari di trabocchi che non ci sono mai stati.
    Per il caso specifico di Punta Aderci se qualcuno è piu’ informato di me, intervenga pure, ma che io sappia li un trabocco come si deve non c’e’ mai stato.

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  12. Unregistered
    lorenzo
    lunedì 16 giugno 2008 ore 09:41 - Permalink al commento

    non fa una piega compà cicco..un’unica considerazione: la storia di palazzo d’avalos come hotel di lusso, il castello caldoresco come un casinò..teniamocele per noi, che di ’sti tempi qualche imprenditore o qualche amministratore ci potrebbe fare un pensierino, meglio non dargli spunti..

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  13. Cicco
    Cicco
    lunedì 16 giugno 2008 ore 08:39 - Permalink al commento

    In un’altra discussione, proprio qui, avevo segnalato la realizzazione in corso di un trabocco all’esterno del braccio a nord del porto. Si può vedere anche la planimetria, e la metratura è di tutto rispetto; un vero e proprio gioiello sul mare, con tanto di WC e corrente elettrica.
    Il mio commento di allora è quello che faccio anche qui partendo dalla domanda banale o retorica su cosa sono e rappresentano i trabocchi.
    Per me sono una caratteristica storica della nostra costa, che testimoniano l’ingegnosità dei nostri nonni e l’arte di arrangairsi per sopravvivere; un reperto storico a tutti gli effetti.
    Quindi la prima caratteristica è l’età di queste strutture, la seconda è la tecnica con cui sono state realizzate (a mani nude con materiali di recupero), la terza è rappresentata dalle sue finalità cioè pescare e guadagnarsi il pane.
    Costruirne oggi di nuovi è snaturarne l’essenza storica e culturale. E’ qualcosa di posticcio, la classica americanata stile Las Vegas dove ricostruiscono piazza San Marco Marco dentro un hotel per illudere i pensionati, che infilano i cent nelle slot machine, di trovarsi a Venezia mentre in realtà li stanno fottendo.

    E perchè a lui si e a me no? Visto che non posso farmi una casetta sulla costa di un parco naturale, quale modo migliore di fottere tutti chiedendo di poter pescare facendomi un trabocco ipertecnologico di 50 mq. con annessa veranda, ovviamente strada d’accesso e parcheggio ospiti sulla riva debitamente autorizzati. E che nessuno s’incazzi se dopo me lo recinto.
    Pescarci? Si, ci proverò ma so già che non si prende niente, eppoi i vavosi non mi piaccione per niente, quindi se permettete il pesce me lo porto da casa e me lo cucino direttamente là sopra.
    Volete sapere se pago l’ICI seconda casa? Ovviamente no, e nemmeno la Tarsu se proprio volete saperlo. Mica ci dormo lì; ci vado solo per divertirmi con gli amici e stare tranquillo senza scocciatori con bimbi ed ombrelloni.

    Accettare l’idea che un reperto storico possa essere non soltanto oggetto di ammirazione e conoscenza della storia del luogo, ma anche utilizzato per fini commerciali porta inevitabilmente ad estendere il concetto un po’ a tutto il resto.
    Potremmo anche aprire una pista da ballo sulla vasca del delfino, vicino S.Antonio così diamo al turista l’illusione di danzare nell’età romanica.
    E se è normale aprire una trattoria su un trabocco perchè non facciamo di D’Avalos un residence di lusso per turisti danarosi.
    Il principio è il solito, legittimato dalla necessità di uno sviluppo compatibile: attirare il turista, anche a costo di prostituire la nostra storia.
    Esagerato? Potrei fare mille esempi di castelli medievali venduti a commercianti senza scrupoli che ne hanno fatto friggitorie e dancing di liscio.

    Dall’articolo leggo che quell’iniziativa ha avuto tutte le autorizzazioni; mi chiedo come il titolare abbia dimostrato di avere servizi igienici separati, sistemi antincendio in cucina, vie di fuga in caso di tzunami, con quali calcoli di ingegneria abbia confermato la stabilità delle strutture, ecc. ecc. Avrà assunto un bagnino? Non si sa mai che stordita dal trebbiano fresco la grossa tedesca cada inavvertitamente in mare.
    Dite che i piatti si preparavano a terra? Magnifico! Quindi una struttura fissa sulla costa, con strada d’accesso, parcheggio per avventori e personale, illuminazione notturna, camerieri con diploma di equilibrista per attraversare la passerella reggendo piatti e bicchieri.

    E’ proprio vero: siamo una nazione dalla fantasia infinita e dalla morale elastica. Se scoprissimo che ci si potrebbe guadagnare, apparecchieremmo sulle tombe dei nonni per i turisti necrofili.

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  14. Lucfan
    Lucfan
    lunedì 16 giugno 2008 ore 00:03 - Permalink al commento

    Se i trabocchi sono di proprieta’ credo che nei limiti di legge l’iniziativa sta ai singoli. Non capisco lo scuotimento di tutta la confederazione, sono iniziative importantissime per la zona, per quanto ristrette ai pochissimi casi di successo, vedi Fossacesia.
    Se a Punta Aderci esiste una proprietà… non so come la cosa si combini con la riserva..
    Su flickr avevo visto delle foto, che sono senz’altro pre-lavori..
    http://www.flickr.com/photos/alexis84/2277008032/
    http://www.flickr.com/photos/p.....952851833/
    http://www.flickr.com/photos/f.....233901402/

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  15. Unregistered
    victor
    domenica 15 giugno 2008 ore 23:41 - Permalink al commento

    infatti il discorso è proprio quello, se sono quelli che già ci stanno è un conto, ma se deve essere la scusa per farne altri apposta e’ diverso

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  16. Unregistered
    direttore
    domenica 15 giugno 2008 ore 22:48 - Permalink al commento

    Non potrebbe essere anche un modo per rivitalizzarli, i trabocchi, permettendo magari di farci dei ristoranti, o qualsiasi cosa a scopo turistico?

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  17. Unregistered
    Davide1971
    domenica 15 giugno 2008 ore 17:39 - Permalink al commento

    L’autorita’ competente a gestire l’area demaniale sita a Punta d’Erce in cui e’ in fase di edificazione un trabocco e’ il Comune di Vasto.Questo e’ piu’ o meno l’inizio della lettera di risposta che mi ha inviato la Capitaneria di Porto di Vasto.Ci sono tutti i riferimenti delle licenze.La mia preoccupazione non e’ tanto che vengano costruiti i trabocchi,ma che in definitiva lo scopo finale sia quello di fare delle attivita’ ristorative.Per questo bisogna vigilare affinche’ non ci sia nessun cambio d’uso.Saludos

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