La donna cananea
Il Papa, deprecando la risorgente discriminazione razziale, ha portato ad esempio dell’accoglienza dovuta allo straniero l’episodio della donna cananea.
Scelta incomprensibile: si tratta, infatti, di un episodio che ci fa conoscere un Gesù insensibile alla sofferenza e alla salvezza dei non ebrei, degli stranieri.
In Matteo si legge che a una donna di Canaa, gettatasi ai suoi piedi, che lo implora, disperata, di guarire la sua figlioletta posseduta dal demonio, Gesù “non rivolge nemmeno una parola”. Devono intercedere per lei gli apostoli, commossi dalla sua disperazione: ”Esaudiscila, vedi come ci grida dietro”. Ma egli, inflessibile, risponde che altro è il fine della sua missione: ”Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele”, e con durezza aggiunge: ” Non è bene sottrarre il pane ai propri figli per darlo ai cagnolini”. Se la spiegazione di questo insolito e sgradevole comportamento sta nella nazionalità della povera donna che non è ebrea, ma greca, di origine siro-fenicia, l’episodio non è proprio edificante e non depone a favore dell’ecumenismo salvifico di Gesù, che già in altra occasione aveva detto agli apostoli: ” Non andate tra i pagani e non entrate nelle città dei samaritani; rivolgetevi alle pecore perdute di Israele”.
Se è vero che alla fine Gesù accolse le suppliche della donna, furono gli apostoli a fargli superare la sua visione localistica e giudaizzante.
Ezio Pelino
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Sabato 30 Agosto 2008 ore 22:50 - Permalink al commento
Non solo Gesù era razzista, ma pare che Topolino fosse un fottuto pappone. Tanto per la precisione.
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Giovedì 28 Agosto 2008 ore 13:47 - Permalink al commento
Indovinato!!!!
Anche se non c’entra nulla mi piace ricordare un comondameto di Cristo. Secondo me è troppo fregno…..
Sarebbe: ” Ama il prossimo tuo come te stesso” Sbaglio??
E con questo ho detto la mia su Gesù. Interpretare un testo sacro svuotandolo del contesto vuol dire strumentalizzarlo sia da una parte che dall’altra.
Il Vangelo, per noi laici resta un testo fondamentale. E’ la vita di un “Tizio” che predicava pace e fratellanza. Messaggi rimasti rivoluzionari in tutti questi 2008 e più anni.
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Giovedì 28 Agosto 2008 ore 12:39 - Permalink al commento
Gesù è obbediente ai tempi inscritti nel disegno sapiente di Dio e riserva la propria attività al popolo dell’alleanza: solo dopo la resurrezione invierà i discepoli a tutte le genti.
Solo per questo risponde picche alla donna cananea. Tuttavia Gesù stesso ci ha insegnato che è la Legge fatta per l’Uomo e non viceversa e che i disegni di Dio possono essere mutati da Esso Stesso a fronte della nostra fede, ma soprattutto dell’Amore che Lui ha per noi.
Ho riletto il brano in questione e mi ha commosso molto.
Gesù dice alla donna: ” Sia fatto come desideri”. Gesù non pone condizioni alla donna, prende atto del bene che è in lei, la ama e la esaudisce.
Cedo la parola a Padre Enzo Bianchi che sicuramente ne sa più di me: “…Ecco un elemento saliente dell’autorevolezza di Gesù: la sua capacità di far crescere e fiorire le persone che incontra, riaprendo per loro spazi inattesi di vita nuova. Così Egli abbatte le barriere che separano gli uomini e ci narra che, quando si incontra in verità una persona, questa cessa di essere ciò che i muri la rendono, per tornare semplicemente un essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio.
Questo incontro con la donna cananea segna un’importante apertura di Gesù ai pagani, come lo sarà anche la successiva moltiplicazione dei pani, al termine della quale resteranno sette ceste di pezzi avanzati, simbolo delle settanta genti della terra, tra le quali - non dimentichiamolo - siamo da annoverare anche noi cristiani provenienti dal paganesimo. Attraverso questi segni Gesù ci mostra che il banchetto del Regno è aperto a tutti: dovremmo ricordarlo quando siamo tentati di erigere nuovi muri, frutto del nostro cattivo zelo.”
Dal commento al brano evangelico della Donna Cananea in Famiglia Cristiana n.33/2008 pag. 10
Le ultime frasi di Padre Enzo piaceranno moltissimo a Mac!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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Giovedì 21 Agosto 2008 ore 17:32 - Permalink al commento
Non ho intenzione di commentare quella che mi sembra soltanto una banale e strumentale interpretazione di un Testo molto più profondo e pregiato. Non mi sembra affatto la sede giusta, ed io non sono sicuramente in grado, ma voglio chiarire una cosa.
Tutti sanno che le metafore quanto più sono rappresentate da immagini di forte carica espressiva, tanto più sono in grado di diffondere il messaggio didattico che perseguono tra le righe.
Il sig. Ezio Pelino ha dimenticato di raccontarci il finale della parabola, o meglio ce l’ha raccontato a “modo suo”. Meglio sarebbe rileggerla nel suo testo completo, per comprendere che solo la perseveranza spinta sino all’umiliazione, insieme alla fiducia incondizionata nella preghiera sono in grado di darci la Grazia.
Si chiama Fede, puoi averla oppure no, in quest’ultimo caso resta solo una mediocre libertà di interpretare il Vangelo a proprio piacimento.
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