Criminalità organizzata
La criminalità organizzata spadroneggia nel Meridione inceppandone lo sviluppo e da tempo le sue metastasi stanno infestando l’intera penisola. Anche il nostro Abruzzo, una volta incontaminato come le sorgenti della Maiella, conosce nelle sue realtà più prospere e produttive il veleno mafioso. E le nostre belle località turistiche sono terra di conquista di capitali sporchi da riciclare. Lo Stato, in tutte le sue articolazioni territoriali, dovrebbe essere mobilitato in una lotta senza quartiere alla maledetta piovra.
Invece ci giunge la notizia – incredibile – che a Comiso il nome di un grande e coraggioso eroe della lotta alla mafia e da questa ucciso sia stato cancellato. L’aeroporto di Comiso non sarà più intitolato a Pio La Torre, ma ad un generale dell’aviazione morto nella guerra fascista d’Etiopia. Questi sono i messaggi che l’Italia berlusconiana invia ai siciliani e agli italiani tutti. Ci si amareggia e ci si scandalizza, ma cosa ci si poteva aspettare da un tale regime se il Presidente del Consiglio ha ospitato e onorato come commensale, per anni, nella sua villa il mafioso Vittorio Mangano, buona conoscenza di Dell’Utri, e più recentemente ha avuto la spudoratezza di chiamarlo eroe?
'Criminalità organizzata' ha ricevuto 5 commenti:
il più recente in testa
Scrivi un commento

Loading ...






Martedì 16 Settembre 2008 ore 13:49 - Permalink al commento
http://it.youtube.com/watch?v=.....re=related
[Rispondi]
Domenica 31 Agosto 2008 ore 11:51 - Permalink al commento
Io non voto da anni ma, sono convinto che solo con questi metodi si può governare un popolo come il nostro, senza la pena di morte legalizzata, le associazioni malavitose eseguono le condanne immediate e senza sconti, di nascosto, il metodo Italiano sarà imitato da tutto il mondo che abolirà la pena di morte.
[Rispondi]
Venerdì 29 Agosto 2008 ore 16:38 - Permalink al commento
IL PARROCO DI NOLA MINACCIATO DALLA CAMORRA
Il vecchio trucco di intimorire.
Mentre i poteri stanno a guardare
DON MAURIZIO PATRICIELLO
V ecchio. Vecchio e pur sempre efficace il trucco dell’intimorire per far tacere. Ad un parroco, don Ciro, in provincia di Napoli, la malavita fa saltare l’auto. Il messaggio è chiaro: ‘ Devi tacere se vuoi rimanere a fare il parroco in questo paese. Devi tacere su cose che non ti riguardano. Celebra la tua messa, benedici le salme dei nostri morti, battezza i nostri bambini, e poi taci’. A volte il messaggio è eclatante, altre volte è subdolo, cifrato, ma sempre chiaro per chi lo riceve. Il parroco nei quartieri a rischio della regione campana è una figura simpatica e incompresa. C’è chi lo chiama ‘ anticamorra’ senza che lui abbia fatto niente per meritarsi tale appellativo e chi gli dice che è di ‘ frontiera’ pur non abitando ai confini. Arriva in quel quartiere senza averlo scelto, in punta di piedi, timido ed impacciato. Così vuole il suo Vescovo ed egli obbedisce. Sa bene a cosa va incontro.
La battaglia è interessante, difficile, ma non impossibile da combattere. I primi ad accorgersi della sua presenza in genere sono i bambini, di cui la sua parrocchia è ricca. Si deve a quartieri come i nostri se la percentuale dei nati in Italia non scende ancora più in basso. I bambini, dicevamo, cominciano a riempire la parrocchia portando con sé problemi che li superano e che, sovente, superano lo stesso parroco. Volti anonimi all’inizio, pian piano cominciano ad essere distinti e chiamati per nome.
Un giorno gli racconteranno la loro storia, spesso triste storia, e lui sente che non è più libero, ma prigioniero. Avverte che sta per ammalarsi di quella malattia che io chiamo ‘ mal di periferia’. Sa, cioè, che i suoi ragazzi hanno, rispetto ai loro coetanei, una marcia in meno.
Partono svantaggiati nella lunga corsa della vita. Comincia allora a ripensare alla sua vocazione. Certo è prete e tale vuole rimanere. La sua più grande consolazione è quella di portare ai ragazzi Gesù ben sapendo che ‘ senza di Lui non possiamo fare nulla’. Ma comincia a chiedersi come fare per incidere ancora di più nella loro vita. Battaglia difficile, perché mille nemici invisibili li minacciano. Sono poveri, ma indotti a spendere come i ricchi; giovani e amano atteggiarsi ad adulti. Essi sono assordati da una pubblicità onnivora e senza volto che non guarda in faccia a nessuno.
A scuola, in genere, non se la cavano troppo bene.
Diventano adulti prima del previsto e con la presunta maturità aumentano le loro esigenze economiche e sociali.
Il parroco, come i genitori, sa bene che ha a disposizione troppo poco tempo per incidere. Lotta. Lotta con tutto se stesso. Continuamente si chiede cosa il Signore gli chiede in quel posto dove lo ha voluto. La malavita, organizzata e no, toglie il respiro e spegne le speranze. La droga la si vende all’angolo delle strade, sotto gli occhi di tutti.
Conosce personalmente coloro che vivono di questo ‘ lavoro’, spesso sono ex ragazzi dell’oratorio. Il parroco sa che non sempre si è trattato di una scelta consapevole. A volte è stato il bisogno, altre volte l’incoscienza, spesso il desiderio di apparire forti. Come per ogni trappola, anche in quella della malavita, entrarci è facile, uscire quasi impossibile. Occorre fare presto. E’ una lotta contro il tempo. I mezzi a disposizione sono quelli che sono. Tanta gente che gli gira intorno chiede aiuto, ma è scoraggiata.
Ha paura di esporsi. ‘ Quelli’, gliela faranno pagare.
Comincia timidamente, il parroco, a dire cose che mai aveva pensato di dover dire, anche perché sono sotto gli occhi di tutti. Il suo è un quartiere degradato? Forse che il sindaco del paese non lo sa? E perché mai lo si lascia in quello stato di abbandono? Il suo parlare che è quello del ‘ sì sì, no no’ del Vangelo, però da fastidio a tanti. Egli spende la vita per giovani che non sono figli suoi. Il Vangelo che proclama ha risvolti sociali di cui tutti dovrebbero essere contenti. In parrocchia si parla di Gesù e del casco da indossare. Si recita il Rosario e si cerca di tenere i giovani lontani dalla droga. Si celebra la messa e si aiuta chi è nel bisogno. Tutto ciò, che è più che normale, nei nostri quartieri diventa rischioso. La gente ti segue, porti i giovani al campo estivo con te, riesci a stimolare le istituzioni e tutto questo dà fastidio. ‘ Loro’ annusano il pericolo, ti ‘ avvertono’ e poi stanno a guardare. Stanno a guardare se può bastare o debbono continuare. Ma stanno a guardare, soprattutto, cosa diranno e faranno gli altri, a cominciare dalle istituzioni.
«Tutto ciò che è più che normale nei nostri quartieri diventa rischioso»
Indovinate un po’???: dall’Avvenire di oggi!!!!!
E’ uno degli editoriali si rova in seconda pagina (o seconda di comertina??, Boh!)
[Rispondi]
Venerdì 29 Agosto 2008 ore 16:36 - Permalink al commento
http://edicola.avvenire.it/ee/.....p;goTo=A02
PACE
Pieno appoggio da parte della diocesi campana al prete a cui martedì notte è stata incendiata l’auto: «E i politici siano al servizio della gente»
«I nostri parroci a fianco dei giovani contro il degrado»
Depalma: qui la Chiesa fa opera di supplenza
DA NOLA (NAPOLI) VALERIA CHIANESE
N el piazzale della chiesa intitolata alla Vergine del Suffragio, a Marra di Boscoreale, ci sono ancora i resti dell’auto di don Ciro De Marco, che mercoledì notte mani criminali hanno incendiato. Un atto intimidatorio che ha riproposto con violenza il disagio ed il degrado delle periferie lasciate nella rete della criminalità organizzata e di quella spicciola, dove la parrocchia, fondamento della Chiesa, è l’unico luogo capace di accoglienza. «La Chiesa, incarnata nella storia e tra la gente, soprattutto nelle zone periferiche delle nostre città, è spesso l’unico punto di riferimento per tanti giovani e l’unica ‘agenzia educativa’ a servizio del bene comune e della legalità», ha scritto il vescovo di Nola Benianimo Depalma in una lettera diffusa da don Aniello Tortora, responsabile dell’Ufficio pastorale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, la salvaguardia del Creato. Una lettera in cui la comunità diocesana con il suo Pastore esprime la «solidarietà e vicinanza a don Ciro De Marco per l’attentato intimidatorio di cui è stato vittima nei giorni scorsi. A lui l’affetto della chiesa di Nola e l’invito a non arrendersi, nella consapevolezza che il vescovo e gli uffici pastorali lo sostengono nella sua difficile opera. Tanti parroci, insieme alle loro comunità, in questi territori - prosegue la lettera approfondendo la triste realtà delle periferie - spendono le loro energie per la formazione delle coscienze, l’elevazione cul- turale e il riscatto sociale dal degrado in cui spesso vivono particolarmente i ragazzi, i quali, per abbandono scolastico e mancanza di lavoro, vengono assoldati dalla criminalità organizzata e diventano’corrieri di morte’». Don Ciro, che ha trascorso più della metà dei suoi 70 anni nei quartieri difficili di Napoli, ha organizzato in parrocchia un oratorio per sottrarre i ragazzini alla strada ed ha sempre avuto parole dure contro criminali, bulli, teppisti, spacciatori che si fanno padroni a Marra invitando i fedeli a non farsi complici con il silenzio. «Il più delle volte la Chiesa - osserva monsignor Depalma - fa opera di supplenza alle istituzioni assenti del tutto sul territorio, dando voce e sostenendo coloro che, con coraggio e profezia evangelica, si adoperano per costruire una città a dimensione umana, nella ricerca della pacifica convivenza. Il tema della sicurezza, poi - sottolinea ancora - non va ricondotto alla semplice repressione: non sono i militari per le strade che garantiscono la sicurezza dei cittadini. È importante l’opera di educazione che noi adulti possiamo e dobbiamo offrire ai ragazzi, secondo il metodo preventivo di don Bosco: ‘prevenire è meglio che curare’, recita un vecchio adagio. I giovani hanno bisogno, soprattutto oggi, di adulti che siano testimoni credibili. Anche Benedetto XVI nei suoi discorsi insiste sovente sull’’emergenza educativa’. È questo il vero problema. C’è bisogno di un ritorno ai veri valori della vita: l’onestà, la lealtà, la sincerità, la legalità, la pace». Quindi la proposta: «In quest’ottica è urgente una sinergia tra le diverse ‘agenzie educative’ presenti sul territorio, che sono chiamate ad unire le proprie forze attraverso un ‘patto educativo’ a servizio dei giovani. L’impegno della sola Chiesa o delle singole persone non basta e non può bastare. Tutti siamo chiamati a farci carico di queste e di tante situazioni di disagio, nell’essere corresponsabili, portando ‘gli uni i pesi degli altri’. Nel perseguire tali obiettivi le istituzioni hanno un ruolo fondamentale. Sarà importante che ognuno si assuma le proprie responsabilità e che veramente la politica sia a servizio della gente e non asservita alla semplice gestione del potere o agli interessi di parte».
«Come cristiani - conclude il vescovo - crediamo che con l’impegno di tutti e di ciascuno saremo capaci di costruire una città che sia realmente casa comune, abitata da gente capace di relazioni significative e profonde, ispirate dalla legalità e dalla ricerca del bene comune. Valga per don Ciro e per quanti impegnati in questa difficile, ma stimolante missione quanto Gesù ci ha insegnato nel discorso della montagna:’ Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il Regno dei cieli’»
Lettera del vescovo di Nola dopo l’attentato ai danni di don De Marco che da anni si batte per la legalità
——————————————————————————–
da “Avvenire” di oggi
Campeggio anticamorra nel Napoletano Centinaia di ragazzi insieme per la legalità
DA NAPOLI
U na full immersion di tre giorni per far nascere la N.Ac.O: ‘Nuova anticamorra organizzata’. Per la prima edizione di «Ya basta!» oltre cento giovani componenti delle associazioni giovanili della Campania si incontreranno a Seiano (Napoli) fino al 31 agosto, per dar vita a una rete regionale contro le mafie.
Durante un campeggio nella Penisola Sorrentina i ragazzi (di età compresa fra i 20 e i 25 anni) impegnati per il riscatto della loro terra incontreranno chi ha fatto della lotta alla criminalità una ragione di vita. Tra gli ospiti ci sono Lorenzo Diana, ex membro della commissione parlamentare antimafia entrato nel mirino del clan dei casalesi; Rosaria Capacchione, la giornalista de ‘Il Mattino’ che, con i suoi articoli, ha denunciato gli intrighi della criminalità organizzata e per questo è stata minacciata; don Tonino Palmese, referente campano di «Libera, contro le mafie » ed esponenti delle numerose cooperative di Castellammare di Stabia, Ercolano, del quartiere di San Giovanni a Teduccio a Napoli e altri comuni campani che gestiscono le loro attività su beni confiscati alla camorra.
Con l’incontro di Seiano verrà inaugurata la prima struttura associativa stabile «con l’intento di produrre iniziative continuative per squarciare il velo del silenzio calato sulla criminalità e l’illegalità diffusa in Campania», dicono gli organizzatori del primo campeggio anticamorra.
«L’obiettivo – spiegano i promotori – è sensibilizzare i ragazzi a impegnarsi nella lotta alla criminalità con gli strumenti che gli sono dati: culturali, associativi e di denuncia». Fare del quotidiano impegno anticamorra il tratto distintivo e identitario dei giovani campani diventa così l’impegno principale di N.Ac.O.
sempre da “Avenire” di oggi
[Rispondi]
Venerdì 29 Agosto 2008 ore 11:37 - Permalink al commento
Ezio questa volta hai pienamente ragione e l’unico commento al tuo post non può che essere un tristisimo: Che schifo!!!!!!!!!!!
[Rispondi]