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L’Economist vince la causa intentata da Berlusconi
E’ di qualche giorno fa la notizia pubblicata sul giornale inglese The Economist, secondo cui il Tribunale di Milano ha imposto a Berlusconi il pagamento delle spese processuali sostenute dal giornale inglese e respinto le accuse di diffamazione per la pubblicazione, nel 2001, dell’articolo “Una storia italiana”.
Grazie al sito italiadallestero.info, ci sono le traduzioni in italiano di entrambi gli articoli.
Oggi, a 7 anni di distanza, costui è stato eletto 2 volte presidente del consiglio… roba da italiani…
L’Economist vince la causa intentata da Berlusconi
(traduzione da http://italiadallestero.info/archives/662)A luglio 2001, Berlusconi, allora Presidente del Consiglio italiano, aveva intentato una causa presso un tribunale italiano accusando l’Economist di averlo diffamato nell’articolo “Una storia Italiana”, pubblicato il 26 aprile 2001. La copertina dell’Economist titolava: “Perchè Silvio Berlusconi non è adatto a guidare l’Italia”. Abbiamo il piacere di annunciare che il Tribunale di Milano ha respinto tutte le accuse di Berlusconi e gli ha imposto il pagamento delle spese processuali sostenue dall’Economist. La sentenza integrale in italiano è disponibile qui. L’Economist non rilascerà alcun commento aggiuntivo. Berlusconi è ancora una volta Presidente del Consiglio italiano.
[articolo originale]
Questo invece l’articolo del 2001, falsamente (oggi si puo’ dire) ritenuto diffamatorio:
Una storia italiana
(da http://italiadallestero.info/archives/663)Ci si aspetta che Silvio Berlusconi, l’imprenditore più ricco d’Italia, venga eletto nuovamente Presidente del Consiglio, dopo le elezioni del mese prossimo. Tuttavia, è ancora bloccato in una serie di battaglie legali. Le sue compagnie hanno utilizzato denaro proveniente da fonti non rintracciabili - ed è persino accusato di legami con la Mafia.
Il 20 aprile [2001, N.d.R.] in una spoglia aula di tribunale di Milano, tre giudici si sono riuniti per l’udienza di un importante processo. Il caso riguardava l’accusa di corruzione di giudici. Affissa alla porta c’era la lista degli imputati. Il primo nome era quello di Silvio Berlusconi.
Questo caso illustra in maniera vivida come Berlusconi non si sia lasciato alle spalle i propri problemi con la giustizia. Poco prima di diventare Presidente del Consiglio per la prima volta, a maggio 1994, il suo impero commerciale, Fininvest, fu indagato nell’ambito dell’inchiesta “Mani Pulite”. Questa operazione, lanciata dai magistrati di Milano nel 1992, ha smascherato le radici profonde della corruzione nella politica, nella burocrazia e nelle imprese italiane.
Quando Berlusconi ha fondato il suo partito politico, Forza Italia, nel 1993, poco si sapeva dei suoi metodi nel fare affari. Si proponeva agli italiani come l’uomo che si è fatto da sé e che ha costruito un potente impero televisivo spezzando il monopolio della televisione di stato italiana, la RAI. Raccontò loro di rappresentare un taglio netto con il passato corrotto del paese.
Dal 1994, tuttavia, i magistrati hanno indagato su molte accuse mosse contro Berlusconi, incluso il riciclaggio di denaro sporco, l’associazione mafiosa, l’evasione fiscale, il concorso in omicidio e la corruzione di politici, magistrati e Guardia di Finanza. Berlusconi, che nega vigorosamente tutte le accuse, sostiene che giudici di sinistra dominino la magistratura, e che Mani Pulite era mossa da intenti politici. Come c’era da aspettarsi, i suoi più stretti alleati fanno eco a queste affermazioni. “Berlusconi è stato perseguitato dall’inizio del 1993. C’è del marcio nel sistema giudiziario” ha detto Fedele Confalonieri, amico di vecchia data e presidente di Mediaset, il gruppo televisivo di Fininvest.
Un anziano giudice britannico, Lord Simon Brown, nel 1996 ha espresso un’opinione piuttosto diversa. Il caso riguardava un tentativo fallito di Berlusconi di impedire che i magistrati italiani mettessero le mani su alcuni documenti sequestrati dal Serious Fraud Office britannico [Ufficio contro le frodi gravi, N.d.T.]. I magistrati avevano bisogno di quei documenti come prova, in un processo sul finanziamento illecito ai partiti, mentre Berlusconi sosteneva che l’accusa aveva intenti politici. “Si è trattato di un uso improprio del linguaggio” ha detto Lord Brown “attribuire “scopi politici” all’operato dei magistrati o definire il loro atteggiamento nei confronti di Berlusconi “una persecuzione politica”; (…) la magistratura sta dimostrando (…) equità nel trattare i politici di ogni schieramento. E’ in un certo senso ironico che tutti vogliano essere considerati imputati politici per reati commessi in parte quando Berlusconi stesso era al potere. (…) Non posso proprio considerare “prigionieri politici” (…) coloro che agirono attivamente nella corruzione politica.”[…]
(continua a leggere l’articolo in italiano qui)
[articolo originale]
'L’Economist vince la causa intentata da Berlusconi' ha ricevuto 6 commenti:
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Mercoledì 10 Settembre 2008 ore 13:57 - Permalink al commento
No Mac, su Repubblica giornale cartaceo l’articolo è apparso a pagina 13: scandaloso.
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Mercoledì 10 Settembre 2008 ore 12:38 - Permalink al commento
Lucfan io aveo letto questo articolo in prima pagina (online) su repubblica, diversi giorni fa.
Comunque il problema informazione resta.
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Mercoledì 10 Settembre 2008 ore 11:55 - Permalink al commento
Be’…questo è un altro problema. Siamo l’unica democrazia sedicente liberale in cui un uomo politico possiede tre televisioni (solo per contare le “srotiche”) e quando è al governo le controlla tutte. Non per nulla quello delle comunicazioni è definito “quarto potere” e dovrebbe essere indipendente dagli altri tre. E’ come se il presidente del consiglio potesse essere comtemporaneamente anche magistrato.
A questi la separazione dei poteri gli fa una…. un baffo.
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Mercoledì 10 Settembre 2008 ore 11:38 - Permalink al commento
Oblomov, quello che dici succederebbe in un Paese democratico. Qui invece non è così…Berlusconi può perdere ed avere ragione. Per esempio, con il libro di Travaglio: Berlusconi ha perso la causa per diffamazione, che significa in realtà che tutto quello che dice Travaglio nel suo libro è la SACROSANTA VERITÀ, però Travaglio rimane, agli occhi dei fans del presidente canterino, un comunista (di destra, ndr) che odia Berlusconi e scrive menzogne sul suo conto.
Del resto, che t’aspetti da chi candida e da chi vota persone condannate per mafia?
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Mercoledì 10 Settembre 2008 ore 10:50 - Permalink al commento
Orami è chiaro da anni che Berlusconi non è molto fortunato con le denunce per diffamazione che dispensa a destra e a manca. Dovrebbe cominciare a farsene una ragione.
Fossi in lui lascerei correre tutto, anche perché perdere questo tipo di cause significa stabilire che le porcate che si dicono su di lui sono vere. Non so se gli conviene.
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Martedì 9 Settembre 2008 ore 20:23 - Permalink al commento
E il bello (per qualcuno) di tutto questo è che sui nostri giornali non uno straccio di notizia, che invece, meritava la prima pagina. Il padrone esercita.
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