Così è nato il piano ENI
«Così è nato il piano Eni»
L’ex assessore Caramanico accusa la giunta Pace«Il via libera al Centro oli l’ha dato, di fatto, la passata legislatura di centrodestra». Franco Caramanico punta il dito alle responsabilità della giunta di Giovanni Pace, in carica nel 2002 quando si delineava l’ipotesi dei pozzi petroliferi dell’Eni nell’entroterra ortonese.
L’ex assessore regionale all’ambiente fa la storia delle tappe che hanno condotto alla recente decisione del Tar.
Sentenza che ha rigettato il megaricorso contro gli impianti di estrazione e preraffinazione del greggio nel cuore del distretto del Montepulciano.
«Tra i punti della sentenza che generano perplessità», spiega Caramanico, «spicca un dato incontrovertibile, che l’iter verso l’allestimento e l’entrata in funzione del Centro oli è stato imboccato con le autorizzazioni rilasciate dalla Regione a suo tempo. Ma attenzione, le autorizzazioni discendono direttamente da una programmazione lacunosa, che ha spianato la strada al Centro oli. Detto questo», prosegue, «tutti hanno dimenticato che l’ostacolo decisivo al futuro Centro oli era già disponibile nel 2001, con la legge 93 che istituiva il Parco nazionale della costa teatina. La giunta di centrodestra fece ricorso contro quella legge, anziché perimetrare il Parco, e l’anno successivo cominciò la procedura autorizzativa per i sondaggi petroliferi. Ecco quale fu l’errore, mentre noi da subito abbracciammo il progetto del parco costiero gettando le basi per la perimetrazione.
Fin da subito puntammo sul piano della qualità dell’aria», osserva, «loro invece hanno ignorato il decreto Marzano del ‘99, che noi abbiamo ripreso approvando un piano definitivo che oggi impedisce nuovi insediamenti di quel tipo. Nel piano energetico regionale abbiamo previsto il 51% da fonti rinnovabili entro il 2015, per un modello alternativo al petrolio. Del resto, la centrale turbogas di Gissi arrotonda al di sopra del fabbisogno regionale l’energia prodotta in Abruzzo.
Abbiamo, per così dire, già dato, mentre il Tar ci oppone una valenza strategica nazionale del petrolio abruzzese, una visione basata sui combustibili fossili già superata dai protocolli di Kyoto, che ora fanno scattare sanzioni all’Italia per inadempienze, 2,5 miliardi di euro ogni anno per 4 anni e una quota abruzzese di circa 50 milioni. Passato a parte», annota, «oggi registriamo l’ampiezza del fronte del no, un capitale su cui giocare la battaglia per il rispetto delle vocazioni agricole e turistiche dell’Abruzzo». (f.b.)“Il Centro” – Martedì 21 Ottobre 2008
'Così è nato il piano ENI' ha ricevuto 7 commenti:
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mercoledì 29 ottobre 2008 ore 14:16 - Permalink al commento
Mariofranco non c’e’ bisogno che lo dica tu quale dei due è il peggiore, lo dicono i programmi. Semplicemente in quello del PDL non ci sono prerogative di tutela ambientale.
Si puo’ discutere su quello che vuoi ma se si vuole scegliere una politica di tutela c’e’ una sola opzione, il resto sono chiacchiere
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mercoledì 29 ottobre 2008 ore 11:39 - Permalink al commento
La devastazione dell’Abruzzo lo hanno deciso da tempo, all’unanimità, il teatrino lo fanno per accalappiare gli elettori, servono più consensi possibili; chiunque verrà eletto dovrà fare gli interessi di tutti quanti loro.Io non ho mai detto che uno schieramento è peggiore di un’altro, sono abbastanza equilibrati; solo che una volta i devastatori erano gli invasori, adesso, nascono qui a casa nostra, li alleviamo noi.
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mercoledì 29 ottobre 2008 ore 02:01 - Permalink al commento
puo’ aspettarsi che impedisca al PDL di devastare l’abruzzo e scusa se è poco
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martedì 28 ottobre 2008 ore 23:33 - Permalink al commento
Lo sconforto è quello di ritrovarsi ancora chi ha rivestito cariche di primissimo piano, nei due schieramenti politici, veri protagonisti della deludente Amministrazione Regionale, resteranno ai loro posti a fere i propri interessi nascosti dietro personaggi più presentabili, utilizzati solo per racimolare consensi per le imminenti elezioni.
Il Cittadino cosa si aspetta di buono da una coalizione che trova un accordo all’ultimo istante e con gli stessi burattinai?
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martedì 28 ottobre 2008 ore 23:04 - Permalink al commento
Quoto totalmente Rita…
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martedì 28 ottobre 2008 ore 21:27 - Permalink al commento
E’ molto facile dire che e’ colpa di qualcun altro. Cosa ha fatto di concreto Caramanico, oltre le chiacchere? A me personalmente ha detto queste parole:
1) ho firmato gli atti che rilasciavano i permessi al centro oli PERCHE’ ERA UN ATTO DOVUTO.
2) Non ho informato la popolazione sui pericoli del centro oli perche’ per informare occrorreva dare soluzioni, e siccome di soluzioni non ne avevo, era meglio non dire nulla.
Tutto questo a Paglieta, 18 luglio 2008. It’s too easy a comandare cosi’. Ci vuole responsabilita’. Lui era la piu alta autorita’ dell’ambiente in Abruzzo e non ha fatto nulla per bloccare i vari progetti petroliferi. Non mi interessa di chi erano le colpe “precendenti’. So solo che dal momento in cui e’ entrato lui a fare l’Assessore all’ambiente le responsabilita’ sono diventate sue, non solo lo stipendio. Quest’uomo ha delegato il compito di informare la gente ad una manciata di eroici cittadini della societa’ civile che ha fatto molto di piu per la difesa del territorio dal mostro del petrolio piuttosto che lui, pagato da noi tutti.
Il petrolio in Abruzzo non si risolve con la magia del parco della costa teatina. A meno che non vogliamo trasformare TUTTO l’abruzzo in un parco.
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martedì 28 ottobre 2008 ore 16:17 - Permalink al commento
“La giunta di centrodestra fece ricorso contro quella legge, anziché perimetrare il Parco, e l’anno successivo cominciò la procedura autorizzativa per i sondaggi petroliferi. Ecco quale fu l’errore…”
Errore? Sicuri che non dovremmo dire “strategia“?
Io faccio una domanda: ma perché, dopo tutto il caos intorno a Del Turco, in piena campagna elettorale, con un’alleanza PD-IdV praticamente storica, dopo la rottura a Roma…insomma, in un momento in cui l’Abruzzo è al centro delle attenzioni dei mezzi di comunicazione, quasi nessuno si è accorto dell’importanza e portata del movimento contrario al Centro Oli?
Sinceramente, in Abruzzo non ho mai visto niente di simile. La decisione, l’organizzazione e la forza che sta dimostrando la Società Civile abruzzese meriterebbe l’attenzione dei media. Non credete?
Forse dire di no ai poteri forti (quelli veri…) non è di moda? o c’è chi vorrebbe che non lo fosse?
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