Piattaforme ENI per stoccaggio anidride carbonica


Associazione di cultura Politica IMPRONTE

PIATTAFORME ENI IN DISUSO NELL’ADRIATICO TERAMANO CANDIDATE A DIVENTARE PRESTO ENORMI MAGAZZINI PER L’ANIDRIDE CARBONICA DELLE CENTRALI ENEL ITALIANE

Con il trascorrere dei giorni per la nostra provincia va delineandosi con sempre maggiore chiarezza un quadro che non sarebbe esagerato definire da “emergenza ambientale”.
Non bastava forse una nuova concessione (in arrivo) per la ricerca in mare di idrocarburi liquidi e gassosi davanti a Pineto-Silvi-Montesilvano? Non erano forse sufficienti altre 6 istanze nella sola provincia di Teramo per la ricerca in terraferma sempre di gas metano e petrolio, di cui una, la Corropoli, investe gran parte della costa e di cui sia la Regione, sia la Provincia (S.U.P.) sia i Comuni interessati erano perfettamente al corrente?
Evidentemente no, se alcuni tra i maggiori quotidiani nazionali (Corriere della Sera e Il Sole 24 ORE) danno notizia di un progetto ENI-ENEL che potrebbe trasformare anche i pozzi in disuso presenti da anni nel tratto teramano dell’Adriatico –cinque, per l’esattezza- in altrettanti depositi sottomarini di anidride carbonica (la famigerata CO2 presa di mira dal Trattato di Kyoto) proveniente dalle centrali termoelettriche italiane.
Ad aprire la “via italiana” al taglio delle emissioni di anidride carbonica sarà il progetto di Cortemaggiore (Prov. di Piacenza) nei cui pozzi esausti ENI, in base ad un progetto scaturito da un accordo tra il Ministero dell’Ambiente, Eni ed Enel, e passato letteralmente “sopra la testa” dei cittadini e della locale amministrazione, dopo essere stata liquefatta e trasportata su gomma da Brindisi a Piacenza, dal 2009 verrà immagazzinata tutta l’anidride carbonica prodotta dalla centrale a carbone ENEL di Brindisi, in attesa o di un lento smaltimento o di un futuro riutilizzo.
A livello europeo la posta in gioco è di quelle “pesanti” anche dal punto di vista strettamente economico: il fiume di danaro che l’Unione Europea ha messo sul piatto –si tratta del ricavato della vendita dei permessi relativi a 500 milioni di tonnellate di anidride carbonica, stimati in 10 miliardi di euro- verrà ripartito tra i Paesi dell’Unione che avranno messo in campo i migliori progetti. Inoltre, anche secondo il Governo, quella prefigurata da ENI ed ENEL sarebbe la via tutta italiana, ed alternativa a quella degli altri Paesi U.E., per tagliare le emissioni di C02 in atmosfera senza che ciò venga a gravare sui bilanci delle imprese.
La stessa Commissione Europea, nella propria Comunicazione “Produzione sostenibile di energia elettrica da combustibili fossili: obiettivo emissioni da carbone prossime allo zero dopo il 2020”, indica l’opportunità che tutti i nuovi i nuovi impianti a carbone vengano predisposti in modo da poter adottare questa opzione tecnologica (CCS, Carbon Capture and Storage).
Tutto bene dunque? E’ da condividere l’ottimismo diffuso a piene mani dagli amministratori delegati di ENI ed ENEL? E’ tutto oro il progetto ENI-ENEL presentato in occasione di una conferenza stampa svoltasi il 21 ottobre scorso al Ministero dell’Ambiente, presente il Ministro Stefania Prestigiacomo, nuova sacerdotessa di quell’“ambientalismo del fare” tutt’altro che inviso anche a certi ambienti dell’opposizione?
Non proprio, considerato che sia dal punto di vista tecnico sia economico non risultano essere stati effettuati, ad oggi, seri studi di fattibilità e che, inoltre, non sono state fugate tutte le preoccupazioni in merito alla sicurezza ed alla sostenibilità ambientale del progetto.
E allora, che si fa? In controtendenza rispetto a quanto fatto dal Governo nel caso di Cortemaggiore, occorre innanzitutto che nei processi decisionali riguardanti la ricerca e lo sfruttamento delle risorse energetiche le amministrazioni e le comunità locali non debbano essere “scavalcate” bensì coinvolte e rese protagoniste delle scelte: ciò vale anche per l’intero sistema delle Autonomie Locali della Provincia di Teramo, per le associazioni ed i comitati spontanei di cittadini. Il decisionismo, secondo alcuni sondaggisti tanto in voga di questi tempi, deve far posto ad una concertazione responsabile e senza pregiudiziali.
In secondo luogo, con specifico riferimento al progetto ENI-ENEL di cattura e stoccaggio della C02, prima ancora che vengano lanciati proclami trionfalistici ed affrettati attraverso gli organi di informazione, è auspicabile che tutti gli aspetti tecnici, economici ed ambientali delle tecnologie al momento disponibili vengano dibattuti all’interno della comunità scientifica e partecipati all’opinione pubblica ed alle comunità locali interessate.

firmato IMPRONTE

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