Cosa non vogliamo e cosa vorremmo sentirci dire dai candidati

ASSOCIAZIONE DI CULTURA POLITICA IMPRONTE – GIULIANOVA

EMERGENZA AMBIENTE: COSA NON VOGLIAMO E COSA VORREMMO SENTIRCI DIRE DAI CANDIDATI A PRESIDENTE

Sostenere lo sviluppo sostenibile nella nostra regione, che coniughi cioè le ragioni dell’economia, del rispetto dell’ambiente e dell’equità sociale, soprattutto in tempi di campagna elettorale richiede massicce dosi di sangue freddo e grande senso di responsabilità soprattutto in coloro che, come noi, nel denunciare la disastrosa gestione ambientale bipartisan regionale, non hanno alcuna intenzione di prestare il fianco a facili strumentalizzazioni e a lasciarsi coinvolgere in quel gioco delle parti che ci ha portato all’attuale stato di emergenza ambientale.
Tuttavia sostenere responsabilmente le ragioni di uno sviluppo sostenibile, l’unico possibile per l’Abruzzo, significa anche trovare la forza di guardare con il necessario distacco e con senso critico sia alla proposta programmatica del candidato Presidente del PdL, che vorrebbe eliminare l’obbligo del raggiungimento della soglia del 40% di R.D. prima che si possa procedere all’incenerimento-termovalorizzazione dei rifiuti, sia alla ritrovata “verve” ambientalista di qualche candidato del Pd che, dopo essersi contraddistinto per il più completo disinteresse rispetto alla problematica “trivellazioni” e per i suoi continui attacchi al P.A.I. soprattutto nel territorio in cui è stato Sindaco per oltre quattro anni, in tempi sospetti sponsorizza in quel di Pineto un’assemblea pubblica sul Centro Oli e sugli impianti di ricerca ed estrazione idrocarburi in Abruzzo.
Archiviati i proclami dell’ex Presidente Del Turco che di impianti ne avrebbe voluto realizzare ben tre (provincia di Teramo, Avezzano e Vasto) e non uno soltanto come propone il candidato PdL, riteniamo che sulla c.d. termovalorizzazione debba intervenire una lunga pausa di riflessione, il più lontano possibile dai clamori della campagna elettorale, partendo tuttavia da due dati certi:
- esiste una ferrea gerarchia delle azioni per la gestione dei rifiuti, ribadita anche nel giugno scorso in sede comunitaria da una Direttiva del Parlamento Europeo, che per noi cittadini costituise la migliore garanzia sia dal punto di vista ambientale che economico: prevenzione, riduzione, raccolta differenziata, riutilizzo, riciclaggio, recupero di energia e, infine, smaltimento;
- le tecnologie sulla c.d. termovalorizzazione dei rifiuti non garantiscono elevati standard di sicurezza né ambientali né personali. Il caso del termovalorizzatore di Brescia, quello tecnologicamente più avanzato in Italia, è emblematico: i dati pubblicati dalla ASL lo scorso settembre sulle diossine presenti nel latte di 18 aziende agricole collocate intorno all’inceneritore Asm hanno evidenziato una contaminazione ambientale preoccupante.
La “sindrome campana” va contrastata ma in altro modo: moltiplicando gli sforzi per prevenire e ridurre la produzione dei rifiuti; migliorando in qualità ed in quantità la raccolta differenziata; recuperando e riciclando tutto ciò che può essere riutilizzato; incentivando gli “Acquisti Verdi” anche nelle Pubbliche Amministrazioni. Insomma, facendo cose considerate altrove “normali” ma che diventano quasi “fantascientifiche” in una regione in cui, per precise e diffuse responsabilità politiche, il primo Piano Regionale per la Prevenzione e la Riduzione dei Rifiuti è stato adottato niente meno che il 30 settembre 2008! Meglio tardi che mai, comunque.
Il problema rifiuti ha radici profonde e lontane, e, pertanto, richiede interventi risolutivi radicali. La c.d termovalorizzazione dei rifiuti interviene, invece, sugli effetti e non sulle cause del problema, e lo fa con costi sociali, economici ed ambientali elevati. Insomma, è una finta scorciatoia apparentemente invitante ma altrettanto pericolosa.

COSA INVECE VORREMMO INVECE SENTIRCI DIRE DAI CANDIDATI PRESIDENTI

Ad esempio, che i tempi di attuazione del Piano Regionale per la Prevenzione dei Rifiuti verranno rispettati. Che verranno promosse azioni a sostegno della nascita di nuove imprese nel settore della tutela ambientale e della produzione delle energie alternative o di biocombustibili.
Che la Regione Abruzzo potrebbe sostenere la nascita di un impianto di produzione di biodiesel –previa analisi costi-benefici ed impatto di valutazione ambientale- da olii alimentari esausti prodotti in Abruzzo –oggi in buona parte scaricati nei fiumi e in mare-, da cui si potrebbero ottenere 5 milioni di litri di carburante per il trasporto pubblico e nuova occupazione.
Che la Regione –insieme a tutti i Parlamentari abruzzesi- si opporrà in ogni modo al rilascio di nuove concessioni per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi in mare e su terraferma, e al progetto di ENI ed ENEL che vorrebbero catturare l’anidride carbonica prodotta dalle centrali ENEL italiane per poi “imboscarla” nei pozzi in disuso dell’Adriatico teramano; e che invece, al posto del termovalorizzatore da realizzare con la formula della joint-venture pubblico-privata, cofinanzierà nuove iniziative imprenditoriali che vorranno mettere a frutto tutta una serie di nuove tecnologie, su cui sta investendo lo stesso Bill Gates, che hanno consentito finora a qualche aereo della compagnia olandese KLM di volare bruciando combustibile ottenuto a costi molto contenuti dalla trasformazione delle alghe marine che, guarda caso, divorano anidride carbonica in dosi massicce.
Che si guardi all’ambiente o che si guardi alla tasca il risultato non cambia: molto meglio far divorare dalle alghe la CO2 che si sprigiona dalle ciminiere, ottenendo dell’ottimo combustibile, che abbandonarla in fondo al mare in attesa di chissà cosa. O no?
Fiduciosi, attendiamo segnali di fumo (e non dalle ciminiere).

f.to IMPRONTE

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