Una legge voluta dal popolo

Una legge voluta dal popolo

Luca

Ora che l’attenzione è molto alta sulla questione petrolifera abruzzese è piu’ che mai essenziale concretizzare: la reale tutela ambientale del territorio abruzzese non puo’ reggersi solo sulle parole specie se pronunciate durante la campagna elettorale.

E’ per questo che raccolgo e condivido appieno l’invito ricevuto da Maria Rita D’Orsogna e dal movimento Nuovo Senso Civico ad aprire un dibattito comune finalizzato alla richiesta di una moratoria per gli impianti petroliferi in Abruzzo con l’istituzione delle necessarie regolamentazioni legislative.

Senza queste l’integrità ambientale sarebbe continuamente a rischio, ricordiamoci che esistono molti permessi di estrazione offshore già concessi e mancano enti regionali in grado di monitorare le estrazioni di gas e petrolio, sia da un punto di vista degli impatti che delle quantità estratte.
 

PREMESSA

Il compito principale degli esponenti politici e’ quello di interpretare le aspettative dei cittadini e trasformarle in norme e leggi. Quando la politica si allontana dalle aspettative degli elettori, come è successo in Abruzzo, i cittadini sfiduciano i propri rappresentanti politici e nascono i Comitati ed i Movimenti. I Comitati ed i Movimenti hanno il compito di ricostituire il dialogo tra i cittadini e la classe politica e non di sostituirsi ad essa.

Nei giorni passati il PDL ha promosso un sondaggio telefonico riservato, riguardante il cosiddetto centro oli di Ortona, i risultati del sondaggio sarebbero i seguenti:

- il 74% dei cittadini abruzzesi contrario al cosiddetto centro oli di Ortona;
- il 10% a favore;
- il 16% non sa

Il risultato di questo sondaggio ha spinto il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi ad esternare pubblicamente il suo no alla costruzione del centro oli.

In pratica il Primo Ministro, ha interpretato una richiesta del Popolo abruzzese, informato su questo argomento non dal Governo regionale (a cui spetterebbe questo compito) ma da un sondaggio scaturito dalla attività dei Comitati e dai Movimenti di opinione nati proprio per sopperire alla latitanza della politica locale sull’argomento.

Noi confermando la nostra totale trasversalità ai partiti invitiamo tutti gli esponenti politici abruzzesi a riflettere in merito facendo una profonda autocritica.

L’Abruzzo ha due precedenti.
La vicenda della Sangro Chimica, una società del Gruppo Getty Oil, che nei primi anni 70 stava impiantando, con il bene placet degli amministratori locali e nazionali, una raffineria nella Val di Sangro un territorio afflitto da una povertà storica.
Il Sindaco di Paglieta, Enrico Graziani, riuscì a promuovere un movimento di popolo che costrinse la classe politica dell’epoca a cambiare opinione e così la Sangro Chimica dovette desistere; questa scelta fece decollare la nuova economia abruzzese costituendo un fatto unico sino ad ora nella storia dell’economia italiana: l’attuazione di un progetto di sviluppo generato dalla base e non imposto dall’alto.

Negli stessi anni, la Rohmandhasse, un’altra azienda chimica riuscì a costruire i suoi impianti ed aveva già assunto il personale ma un’altra sollevazione popolare, capeggiata questa volta dal sindaco di Atessa Angelo Staniscia – in conflitto con il suo stesso partito – costrinse l’azienda a smontare l’impianto bullone dopo bullone ed a lasciare il territorio con la coda tra le gambe.

Dopo trentatre anni sempre per il dissenso del Popolo la storia sembra ripetersi.
Noi speriamo che il dissenso del Primo Ministro esternato a Pescara il 6 dicembre contro il cosiddetto centro oli di Ortona costituisca la base per atti concreti e non dichiarazioni ai fini elettorali.

Pertanto i firmatari di questo documento dichiarano congiuntamente quanto segue:

- ringraziano il Presidente del Consiglio per la sua dichiarazione contraria al cosiddetto centro oli di Ortona ed a favore di uno sviluppo della regione che sia in sintonia con le sue peculiarità ambientali come da noi richiesto e auspicato;

- si augurano che alla dichiarazione seguano fatti concreti, come per esempio la modifica al Disegno di Legge 1441 ter in discussione al Senato in modo tale da sancire con un atto governativo l’esclusione dell’Abruzzo da territorio petrolifero e ridare alla Regione stessa il governo del suo territorio, come del resto previsto dalla Costituzione;

- ritengono comunque di non dover abbassare la guardia e continuare, in totale armonia con tutti gli esponenti politici che andranno a formare il prossimo Governo Regionale, ad impegnarsi per l’applicazione di norme certe che tutelino lo sviluppo economico, la salute degli abitanti, la salvaguardia delle peculiarità ambientali, le attività agricole, enogastronomiche e turistiche della Regione.

PROPOSTA SINTETICA PER UNA NORMATIVA CHE GOVERNI, TUTELANDOLO, IL TERRITORIO ABRUZZESE DALL’INSEDIAMENTO DI ATTIVITA’ FORTEMENTE IMPATTANTI SUL TERRITORIO.

Premesso che, se come esposto dai Dirigenti ENI incontrati a Pescara il 18 luglio 2008 e dal Ministero dello Sviluppo le risorse di idrocarburi dell’Abruzzo costituiscono un tesoro nascosto della Regione, questo tesoro va tutelato e conservato per eventuali futuri periodi di grande carenza energetica aumentandone in tal modo il valore; comunque il suo sfruttamento deve essere governato dalle autorità regionali al fine che i suoi ricavi restino almeno parzialmente agli Abruzzesi e non come ora a totale appannaggio delle società di estrazione anche straniere.

1. Norme su nuove concessioni riguardanti le attività di ricerca, di estrazione e di lavorazione di idrocarburi (petrolio e gas) in Abruzzo.

Attività Onshore.
Moratoria di 25 anni per la lavorazione del petrolio (anche del bio).
Non si rilasciano più permessi per industrie legate al comparto petrolchimico, nè per l’estrazione, nè per la lavorazione del petrolio, nè per la costruzione di oleodotti, nè per la costruzione di impianti di stoccaggio.

Attività Offshore.
La distanza minima dalla costa per le piattaforme in mare di 20km (decreto Ronchi in vigore in Veneto), vanno comunque presi
accordi con le Nazioni dell’altra sponda dell’Adriatico affinchè le norme non vengano facilmente evase dalle compagnie petrolifere.

Royalties.
Alla regione Abruzzo vengano riconosciute royalties pari al 40% del valore del petrolio estratto.

2. Vecchie concessioni già attive sul territorio.

Royalties.
Per i pozzi estrattivi già in funzione aumento programmato del 10% annuo fino al raggiungimento della quota del 40% (visto che in Italia aumenta tutto a partire da pane e pasta ora tocca alle royalties dei petrolieri che pompano gratis – il nostro gas dal nostro mare sin dagli anni 60!). Anche gli impianti di produzione di bio carburante già in esercizio devono pagare royalties alla regione.

Proventi.
I proventi delle royalties devono essere utilizzati per incentivare l’uso del solare e dell’eolico e comunque di fonti di energia innovative e alternative a quelle attualmente in uso e non rinnovabili.

Tecnologia.
Gli impianti petroliferi (compresi quelli che producono bio carburante) già in funzione sul territorio devono essere aggiornati all’ultima tecnologia disponibile;

Agenzia regionale per il controllo delle attività estrattive.
La Regione deve controllare con un proprio ente le quantità di petrolio estratto, l’Agenzia non deve avere nel suo staff direttivo individui che abbiano avuto rapporti di lavoro con gli enti richiedenti e deve avere nel suo ufficio di controllo esponenti di movimenti e comitati dediti alla tutela del territorio e comunque rappresentativi dei cittadini.

3. Processo regionale di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale)

Il Governo regionale deve adeguare gli indici delle emissioni di inquinanti a quanto previsto dalle indicazioni dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).
Ogni volta che si attiva un processo di VIA, l’ente richiedente in linea con quanto previsto da Agenda 21, Convenzione di Arhus, e dalle leggi della Repubblica per facilitare l’accesso dei cittadini alle informazioni ed alle attività di tutela giudiziaria – deve finanziare una campagna informativa sul tipo di insediamento che intende realizzare, il livello occupazionale previsto, le concentrazioni di inquinanti da immettere nell’aria ed i limiti di legge e quanto altro aiuti a meglio comprendere che cosa si intende realizzare. Questa campagna deve essere gestita dall’Agenzia preposta alla tutela dell’Ambiente e totalmente finanziata dall’Ente richiedente secondo norme applicative da definire.

Ogni procedura di VIA deve essere inserita in un sito web in cui è possibile prendere visione dello stato della pratica con tutti i nomi dei referenti coinvolti nella suo sviluppo. Attraverso le stesso sito i cittadini possono esporre e/o denunciare violazioni, sospetti di
inquinamento etc.

Il processo di VIA deve fare riferimento a dati di inquinamento ambientali e climatici recenti ed a procedure collaudate.

Il processo di VIA deve essere condotto da due istituti di ricerca INDIPENDENTI che non siano finanziati, direttamente o indirettamente, dall’ente richiedente.

Il processo di VIA deve contenere le stime delle concentrazioni di inquinanti che si andranno a emettere nell’ambiente. Per evitare stime fasulle e al ribasso, le stime fornite dal VIA sono vincolanti.

Il controllo deve essere affidato all’Agenzia regionale preposta e ad enti terzi.

Tutte le attività di gestione e di controllo devono avere al loro interno esponenti di
organizzazioni non governative.

Tutti i costi riguardanti l’informazione, la procedura di VIA ed i controlli devono essere pagati dall’Ente proponente e/o già attivo sul territorio.

Devono essere sviluppati scaglioni di inquinamento per quantificare le sanzioni.

I rappresentanti regionali presso il Parlamento devono farsi promotori di leggi che identifichino i reati ambientali come reati contro la società civile e pertanto come tali perseguibili penalmente; applicando pene severe anche ai semplici trasportatori e manovali.

Sulla falsariga di quanto esposto per le attività inerenti l’estrazione e le lavorazioni degli idrocarburi devono essere promosse leggi
per il buon governo di:

- attività estrattive (cave);
- attività di smaltimento dei rifiuti urbani ed industriali;
- attività urbanistiche ed architettoniche (anche il brutto è una fonte di inquinamento);
- attività inerenti la produzione ed il trasporto dell’energia;

La probabile fine dell’invasione petrolifera dell’Abruzzo deve costituire per la nostra regione un punto di partenza per progettare e perseguire uno sviluppo duraturo secondo criteri innovativi.
Quasi tutte le produzioni industriali possono essere de-localizzate in base a concetti di economia produttiva mentre la salute dell’ambiente e la qualità della vita, vera ricchezza del futuro, no.

» Il post sul blog di Maria Rita D’Orsogna


    Scrivi un commento