Povero Abruzzo

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Povero Abruzzo, vittima di una politica pluridecennale dissennata che ha prodotto il sacco delle sue risorse finanziarie, lo sfregio delle sue bellezze ambientali, lo sradicamento di un’antica etica. Dal clientelare patriarcato gaspariano della lievitazione di impiegati e uffici postali, degli ospedali campanile, alle tangentopoli di Salini e di Del Turco. Il pozzo senza fondo del debito pubblico figlio di un sistema di corruzione e tangenti, perverso intreccio tra politica, cliniche private e banche. Una montagna di euro ai politici dai re delle cliniche per rimborsi gonfiati e leggi vantaggiose.

Tempo di elezioni. Fra i novelli salvatori della patria il candidato presidente, Gianni Chiodi. Ha esordito, fantasiosamente, alla Lauro. Se questo si impegnava con una scarpa a dare la compagna a elezioni vinte, lui prometteva, con suggestivo spot d’autore, il lavoro in cambio del voto. Il suo stesso partito lo ha indotto, saggiamente, a ritrattare il suo mercimonio. Ingenuità? Ma non finisce qui. “Il Centro” ci svela la sua contaminazione con il mondo della sanità. E’ stato consulente a Pescara, lui teramano, retribuzione di tutto riguardo di 73.000 euro. Gli elettori ora vorrebbero sapere di quale consulenza si tratta e conoscerne i risultati. Ma interpellato più volte, il candidato presidente democraticamente non risponde.

Ezio Pelino


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