La crisi? Premi ai megamanager

La crisi? Premi ai megamanager

Unregistered

La crisi sta mettendo in ginocchio il mondo. Secondo gli esperti (?) se ne uscirà solo fra due anni, se basteranno. Ma la crisi, lo sappiamo, non viene dal cielo, ma dalla finanza “creativa”, dissociata dall’economia, voluta e gestita dai grandi manager. In tutto il mondo, soprattutto negli Usa, questi vengono licenziati o privati dei premi milionari legati ai risultati. In Italia no. Mentre i piccoli azionisti hanno visto dimezzare i loro risparmi, spesso di una vita, e il naufragio dei fondi pensione lascia presagire per molti una vecchiaia di fame, dei circa cento megamanager, che mediamente guadagnano circa quattro milioni di euro all’anno, nessuno ha pagato. Nessuno ha visto decurtare le sue faraoniche retribuzioni né tantomeno è andato a casa. Unica eccezione, Alessandro Profumo, dell’ Unicredit, che ha rinunciato agli otto milioni del bonus ma non ai tre milioni della paga base. Che da noi volino solo gli stracci mentre non paghino mai i responsabili è storia vecchia. Per non andare lontano basta la storia di Cimoli. Berlusconi lo pose alla guida dell’Alitalia, presentandolo come uno dei più grandi manager del mondo. L’Alitalia ha fatto la fine che sappiamo, i debiti sono finiti allo Stato, gli attivi ai capitani “patrioti”, Cimoli si è involato con il malloppo di otto milioni di euro di ben servito. E i piccoli azionisti stanno a guardare.

Ezio Pelino



'La crisi? Premi ai megamanager' ha ricevuto 1 commento:

  1. Unregistered
    Mario Franco Basilico
    domenica 4 gennaio 2009 ore 09:48 - Permalink al commento

    Purtroppo queste cose succederanno ancora, forse all’infinito; penso che il sistema italia sia il più perfetto, questo è dovuto per merito all’ignoranza degli italiani. L’italiano, cerca di guardare solo il vicino ed è disposto a tutto per non farlo crescere, lui non si mette in competizione per migliorare il sistema e le condizioni di vita collettiva, cerca di dare il meno contributo possibile per la società e cerca di prendere il più possibile per se.
    Con un popolo così, i politici onesti non avrebbero alcuna possibilità di carriera e di poter lavorare, gli si scaglierebbero tutti contro, sarebbe un inferno.
    I politici di tutto il mondo cavalcano i loro popoli con le tecniche più appropriate, solo per pochi istanti, qualche cavallo monta il cavaliere.
    Il popolo italiano preferisce di disporre liberamente del cibo disponibile in un deserto, invece, di osservare le regole necessarie per la ripartizione del cibo prodotto in un campo fertile.
    Con questi principi eleggono i suoi rappresentanti.

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