Se i cattolici parlassero…
In un Paese in cui la coerenza è un difetto, in cui chi difende le proprie idee viene accusato di essere un radicale e chi critica di essere un disfattista, in un Paese governato dall’ideologia della “no-ideologia”, i pochi che si azzardano ad andare contro corrente sono additati e ritenuti noiosi e fastidiosi. In un ambiente cosí è più facile stare zitti che parlare, dire cosa si pensa e dirlo ad alta voce.
Allora non ci dobbiamo stupire se l’editoriale di un settimanale cattolico diventa notizia per la forza delle sue parole, forza data dagli ideali che rappresenta e che vuole divulgare.
Si può essere d’accordo o no con quanto scrive ‘Famiglia Cristiana’, ma dobbiamo riconoscere che in circostanze diverse non sarebbe una notizia, non farebbe tanto rumore. Pensiamoci.
Se poi entriamo nel merito della questione, quel “nessuna indignazione da parte dei cattolici della maggioranza, nessun sussulto di dignità in nome del Vangelo: peccano di omissione…” è uno schiaffo a tutti i cattolici per convenienza (sia quelli seduti in Parlamento, sia quelli seduti davanti alla televisione…).
Riporto l’articolo dell’unita.it perchè fa un bel riassunto dell’editoriale in questione (mi sono permesso di evidenziare alcuni passaggi…).
«Italia verso il baratro delle leggi razziali»
«L’Italia precipita, unico Paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali, con medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini, cittadini che si organizzano in associazioni paramilitari, al pari dei “Bravi” di don Rodrigo, registri per i barboni, prigionieri virtuali solo perché poveri estremi, permesso di soggiorno a punti e costosissimo». È quanto scrive Famiglia Cristiana di questa settimana nell’editoriale dedicato agli ultimi provvedimenti del governo sulla sicurezza.
«Il ricatto della Lega di cui sono succubi maggioranza e presidente del Consiglio, mette a rischio lo Stato di diritto» e «così l’Italia, già abbastanza» cattiva «con i più deboli, lo diventerà ancora di più: si è varcato il limite che distingue il rigore della legge dall’accanimento persecutorio». Le misure del governo, secondo il settimanale dei Paolini, rappresentano «il soffio ringhioso di una politica miope e xenofoba, che spira nelle osterie padane» e che «è stato sdoganato nell’aula del Senato della Repubblica».
Eppure, continua l’editoriale, non c’è stata «nessuna indignazione da parte dei cattolici della maggioranza, nessun sussulto di dignità in nome del Vangelo: peccano di omissione e continuano a ingoiare rospi padani senza battere ciglio, ignari della dottrina sociale della Chiesa». Mentre, conclude l’editoriale, «la Lega esulta: finalmente, il bastone padano, evocato da Borghezio nel 1999, oggi è strumento d’ordine autorizzato dal Parlamento».
Ad ottobre il settimanale aveva pesantemente attaccato il governo per il provvedimento sulle “classi ponte”. «Il primo provvedimento razziale del Parlamento» scriveva Famiglia Cristiana che «fa scivolare pericolosamente la scuola verso la segregazione e la discriminazione» e accoglie un concetto che «in altra lingua si chiama apartheid». Oggi il nuovo affondo.
«Sono profondamente indignato e offeso dalle deliranti dichiarazioni di Famiglia Cristiana che accusa me, il Governo e il Parlamento Italiano di approvare vere e proprie leggi razziali» è stata la risposta del ministro dell’Interno Roberto Maroni dopo l’attacco del settimanale dei Paolini.
Quello di Famiglia Cristiana, prosegue il titolare del Viminale «è un attacco di violenza inaudita nei toni e nei contenuti». «Tanto più inaccettabile – dice Maroni – in quanto si fonda su presupposti palesemente falsi: le norme del pacchetto sicurezza all’esame del Parlamento italiano sono già in vigore in molti Paesi europei, senza che i governi di questi stessi paesi siano mai stati insultati con tanta violenza come Famiglia Cristiana fa regolarmente con quello italiano».
Saludos!
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