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Unione Europea, Internet diritto fondamentale dell’uomo?
Riporto da primadanoi.it:
ROMA. La linea politica di mettere un “bavaglio” alla Rete, facendosi scudo con le parole “privacy” e “copyright”, è sbarcata anche in Europa con la discussione del “Pacchetto Telecom”. Ma, pochi giorni fa, è stata approvata in Parlamento europeo una raccomandazione che va controcorrente.
Due identikit di internet che non sembrano ricondurre alla stessa cosa.
Da un lato, i governi nazionali che vedono una minaccia e cercano di mettere limiti e di imporre un controllo alla Rete, dall’altra, l’intuizione, ben accetta dai “naviganti”, che Internet sia l’unica àncora di salvezza per la democrazia.
Questo secondo modo di intendere il web è contenuto nella raccomandazione Lambrinidis dal titolo “Sicurezza e libertà fondamentali su Internet”, che potrebbe diventare la bandiera della difesa della libertà su internet pur tendendo conto dei rischi per la privacy, il terrorismo e per gli abusi sessuali sui bambini.
La raccomandazione, approvata in Parlamento Europeo il 26 marzo scorso, potrebbe rappresentare la posa della prima pietra per configurare l’accesso alla Rete come “diritto fondamentale per i cittadini europei”.
Questa intenzione si percepisce soprattutto quando nel provvedimento si incoraggia l’alfabetizzazione informatica, come “arma” contro «l’esclusione democratica nell’era dell’elettronica».
Come il non saper leggere e scrivere qualche hanno fa precludeva la partecipazione alla vita democratica, ora l’analfabetismo elettronico e i limiti all’accesso ad internet vengono considerati un grave danno alla democrazia.
«Uno strumento di emancipazione per gli utilizzatori come straordinaria possibilità di rafforzare la partecipazione attiva» recita il documento.
Internet viene visto anche come l’unico strumento per mettere in pratica la trasparenza nell’amministrazione pubblica: «maggiore trasparenza nel processo decisionale attraverso un maggiore accesso dei cittadini alle informazioni archiviate dai governi».
Una disposizione tuttavia già contenuta in una direttiva europea che l’Italia parrebbe non aver fatto propria.
Infatti la Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione contro il nostro Paese per non aver recepito la normativa europea in materia di accesso agli atti.
In questo panorama, per i “credenti” nella Rete, i principi e le indicazioni contenuti nel provvedimento sono come acqua nel deserto.
Lo sono ancor di più perché arrivano all’alba della discussione del “Pacchetto Telecom”: un insieme di misure che potrebbero minare la “neutralità” della rete con dei filtri e con il controllo dei governi sui contenuti immessi in rete.
Se ne discuterà, per l’ultima volta, il 31 marzo prossimo nel Consiglio Europeo, dove partecipano i ministri di tutti i governi competenti nella materia in discussione.
Anche i colossi (Google, eBay, Skype etc) del web non ci stanno, oltre agli utenti della rete, e scrivono un comunicato congiunto per chiedere di lasciare inalterata la possibilità per i cittadini di mettere e visionare liberamente contenuti di loro scelta senza alcun filtro.
Questo pacchetto ha attirato non poche polemiche. Il punto cruciale per entrambe le fazioni è la “tutela dell’utente”.
Da un lato i governi pronti a difendere gli utenti in nome della loro “privacy” che va protetta in modo più efficace, dall’altra la posizione degli utenti e dei big del web che intravedono la tutela degli internauti con la parola “libertà”.
Intanto il Governo italiano sembra giocare d’anticipo sulla linea del “Pacchetto Telecom”. Gli onorevoli D’Alia, Carlucci e Barbareschi hanno prodotto emendamenti e disegni di legge atti a configurare un controllo più o meno invasivo da parte dello Stato e non più solo dall’autorità giudiziaria. Ora i politici italiani, come anche quelli francesi, forse dovranno ravvedersi alla luce della raccomandazione approvata dal Parlamento europeo.Manuela Rosa 30/03/2009 15.31
Fa piacere che la cosa sia approdata addirittura in Commissione Europea e che la stessa abbia sancito ufficialmente l’utilità di internet anche come strumento di partecipazione democratica (meglio tardi…) e non solo come lo vogliono (e vogliono farci) intendere i politici: un covo di terroristi, di sovversivi e di pedofili. Meno male direi. Il Grassetto ce l’ho messo io. Pure la sottolineatura.
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ROMA. La linea politica di mettere un “bavaglio” alla Rete, facendosi scudo con le parole “privacy” e “copyright”, è sbarcata anche in Europa con la discussione del “Pacchetto Telecom”. Ma, pochi giorni fa, è stata approvata in Parlamento europeo una raccomandazione che va controcorrente.

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lunedì 6 aprile 2009 ore 11:29 - Permalink al commento
I tentativi fatti per bloccare la rete mi sembrano ridicoli; è come voler recintare il mare…
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mercoledì 1 aprile 2009 ore 22:10 - Permalink al commento
il prossimo paso sarà il censore controllo delle scritte dei ragazzini su panchine e muretti!!!!
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mercoledì 1 aprile 2009 ore 19:45 - Permalink al commento
Eh controllare internet equivarrebbe a metterlo in mano a qualcuno. Qualcuno che potrebbe con un clic cancellare il tuo pensiero.
Come dici tu, tutti sappiamo cosa si può e cosa non si di deve fare, per cui preferisco l’autoregolamentazione ad un controllo esterno. Ma tutto questo già c’è. Non tocchiamo nulla, che è meglio…
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mercoledì 1 aprile 2009 ore 08:51 - Permalink al commento
“Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici” (Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, art. 27).
Se la mettiamo così c’è poco da dire, mi sembra…A parte che ormai quasi tutti accettano il concetto di neoanalfabeti per quelle persone che pur avendo un buon livello culturale sono rimasti fuori dal mondo della tecnologia e dell’informatica.
Internet dev’essere regolato? No. Secondo me Internet dev’essere controllato, cioè bisogna lasciare che la rete e le tecnologie si sviluppino senza limite, senza però abbassare la guardia su ciò che è delitto: le leggi ci sono già; già sappiamo ciò che è legale e ciò che non lo è…basta ampliare la protezione del cittadino a internet. Ma non “regolare” internet…non so spiego bene la differenza.
PS: “D’Alia, Carlucci e Barbareschi…”, spero che questa volta abbiamo dei buoni sceneggiatori…ma tu guarda a che ci siamo ridotti…D’Alia, Carlucci e Barbareschi…
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