Quando si alzano in volo gli avvoltoi
Scusate se mi “auto-cito”, ma volevo condividere con voi il mio sdegno.
Oggi voglio dichiarare la mia avversione nei confronti del giornalismo italiano.
Il giornalismo italiano (per lo meno quello che poi “passa” nei principali organi di diffusione) è servile nei confronti dei potenti e spietato nei confronti dei deboli.
Non sia mai!, un’inquadratura sbagliata per il politico intervistato di turno. Non sia mai che si veda un po’ di pelata di troppo o un colorito vagamente “pallideggiante”. Non sia mai scappi un “ma però”; si taglia e si ripete. Ossequiosi, mi raccomando. Pieghevoli come sedie sdraio, genuflessi per vocazione, visto che sbandierano libertà e indipendenza.
Certo, però, se c’è da informare su una tragedia di immani proporzioni la musica cambia. In quel caso si applica il “protocollo defilippico”, lo stile “reality-pulp”: merda e sangue. Vanno a farsi fottere i diritti dei minori, e ci si sente “in dovere” di mostrare i volti sofferenti o ingenuamente sollevati dei bambini, e d’un tratto spariscono striscette di pecetta nere per gli occhi o l’oscuramento del viso. D’altra parte, se non puoi far vedere alla massaia di Forlì (per dirne una) gli occhioni sbrilluccicosi di lacrime del bimbo… che fai vedere? Le case diroccate? Le pietre? Anche quello, certo, ma il gionalismo defilippico prevede precisi e calcolati colpi allo stomaco. La vecchietta con l’aria smarrita che non riesce a parlare, ma il “cronista” insiste nel ficcarle il microfono in bocca, i pianti, i lamenti dei feriti, la “sbirciatina” al di là del telo dei vigili del fuoco che – come se non avessero altro da fare – devo stare attenti a coprire i feriti, affinché non siano eccessivamente esposti, come carne da macello. Giornalisti di merda. Per ogni volta che un pompiere rallenta il suo lavoro, perché deve preoccuparsi delle vostre maledette telecamere che frugano come sciacalli tra i morti e i feriti, siete direttamente responsabili di quel ritardo.
Daranno mille “buone ragioni” per tutto questo, diranno dell’utilità dell’informazione, del raccontare la “realtà”, anche per spingere gli altri ad aiutare chi è in difficoltà. Balle. Tutte balle. C’è un solo motivo per cui questi signori passano sulla dignità di morti, feriti e disperati: l’audience. Sangue e merda “tirano”. Più delle tette di Belen. Ma dare al pubblico ciò che “vuole” non è mai stata una buona idea, come non lo è assecondare sempre i capricci di un bambino. Anche il giornalismo ha le sue responsabilità sul decadimento morale e civile di questa nazione.
Questo è ciò che penso.
'Quando si alzano in volo gli avvoltoi' ha ricevuto 3 commenti:
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martedì 14 aprile 2009 ore 09:31 - Permalink al commento
A Glob, l’osceno del villaggio, Bertolino, il solito comico costretto a fare tutt’altro è stato l’unico a rilevare che stanno passando coi piedi sopra ai diritti dei minori. Ha fatto vedere l’ignobile copertina de Il Giornale che ritrae una bambina in primo piano in tendopoli. Tutti a gridare appresso a Santoro, ma ci fosse mezza persona che in questi giorni si preoccupi di salvaguardare quei minori!
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lunedì 13 aprile 2009 ore 09:19 - Permalink al commento
Qualcuno fa autocritica…
PS(OT): è chiaro che sono l’unico cretino che lavora oggi…
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martedì 7 aprile 2009 ore 21:12 - Permalink al commento
“E c’è un gusto morboso del mestiere d’informare,
uno sfoggio di pensieri senza mai l’ombra di un dolore
e le miserie umane raccontate come film gialli
sono tragedie oscene che soddisfano la fame
di questi avidi sciacalli. C’è un aria, un’aria, ma un’aria” G.G.
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