Pacchetto sicurezza: “Norme incostituzionali e razziste”
Mentre le opposizioni e i bagnanti oppositori parlano di Grillo, Napolitano scrive al Governo. Una “tiratina d’orecchie” che a me sembra un calcio nel sedere. Comunque, se volete farvi un’idea di quello che è il pacchetto razzista del nostro Governo, vi copio e incollo quest’articolo da questo bel sito.
Pacchetto sicurezza: “Norme incostituzionali e razziste”
Intervista al Prof. Guido Neppi Modona, ex membro della Corte Costituzionale, sulle recenti norme in materia di sicurezza.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato il “pacchetto sicurezza”. Il testo era stato approvato in via definitiva al Senato il 2 luglio scorso, anche se esponenti della stessa maggioranza avevano richiesto provvedimenti correttivi d’urgenza per colf e badanti, nella consapevolezza dei grossi problemi pratici che l’entrata in vigore delle nuove norme creerà. Lo stesso Presidente della Repubblica, nel promulgare la legge sulla sicurezza, ha dichiarato che l’insieme del provvedimento suscita “perplessità e preoccupazioni” per le “numerose norme tra loro eterogenee, non poche delle quali prive dei necessari requisiti di organicità e sistematicità” rilevando in particolare “la presenza nel testo di specifiche disposizioni di dubbia coerenza con i principi generali dell’ordinamento e del sistema penale vigente”. Anche il Consiglio Superiore della Magistratura, del quale Napolitano è presidente, ha espresso le stesse perplessità. Le “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” avevano infatti provocato numerose polemiche, manifestazioni di protesta ed appelli nei quali le nuove norme venivano definite razziste e incostituzionali.
Abbiamo intervistato il Prof. Guido Neppi Modona, ex giudice della Corte Costituzionale e firmatario di un appello sottoscritto dai più autorevoli giuristi italiani contro l’introduzione del reato di immigrazione clandestina.
L’appello da lei sottoscritto insieme ad altri 22 giuristi denuncia molteplici profili di incostituzionalità delle norme che introducono un nuovo reato per l’ingresso e il soggiorno illegale dello straniero in Italia. Perché il reato di immigrazione clandestina è incostituzionale?
Le norme del così detto “pacchetto sicurezza” sono strutturate in modo da risultare difficilmente comprensibili (ogni articolo ha innumerevoli commi, ulteriormente suddivisi in lettere): questo è legiferare in mala fede.
Inoltre sono norme razziste ed incostituzionali.
In primo luogo viene meno la garanzia costituzionale di essere puniti solo per aver commesso dei fatti che sono previsti come reati dalla legge. Questa legge non punisce lo straniero per aver fatto qualcosa che è previsto come reato, ma per una mera condizione soggettiva: quella di essere straniero irregolare. Per di più in un sistema nel quale la regolarizzazione è quasi impossibile. In secondo luogo è violata la garanzia costituzionale di irretroattività della legge penale: non si possono punire oggi come reato fatti posti in essere nel passato. Invece questa norma non penalizza solo la condotta di “ingresso” irregolare, ma anche lo straniero che si “trattiene” nel territorio dello Stato in modo irregolare. Quindi è una legge penale che opera retroattivamente. Punire per la condotta di “trattenersi” significa punire un soggetto per una condotta passata, a meno di non immaginare un irrealistico esodo di stranieri il giorno dopo l’entrata in vigore della legge. Infine, tutto ciò comporta la violazione del principio costituzionale di uguaglianza: gli italiani saranno puniti se compiono un fatto previsto dalla legge come reato, gli immigrati vengono puniti comunque, indipendentemente dall’aver fatto alcunché, per una mera condizione personale di stranieri non in regola, il che di per sé non può avere rilevanza penale. Per questo le norme sono discriminatorie.
Questa norma però non è una novità. La condizione di immigrato clandestino è già stata trasformata in una “aggravante” da un decreto-legge del maggio del 2008 che, in modo discriminatorio ed incostituzionale, prevede un aumento di pena sino ad un terzo per lo stesso reato se a compierlo è uno straniero irregolare invece di un italiano o straniero regolare.
Queste norme presuppongono che si possa presumere una maggiore pericolosità sociale di un individuo dalla sua condizione di migrante irregolare.
E’ vero piuttosto il contrario: lo straniero che è messo in condizione di potersi regolarizzare è meno pericoloso anche perché, se non deve nascondersi ed è inserito nella società è più controllato. Collegare la condizione di immigrato irregolare alla pericolosità sociale è un atteggiamento miope e discriminatorio. A seconda delle notizie di cronaca di volta in volta si ricollega la pericolosità sociale a provenienze diverse: una volta si sostiene la pericolosità degli albanesi, poi di marocchini, poi di romeni, ma non è possibile legiferare su presupposti razzisti.
Nel primo testo proposto dal governo la sanzione prevista era la reclusione da uno a quattro anni. Nel seguito dei lavori parlamentari è emersa l’oggettiva impossibilità di processare e detenere nelle carceri italiane circa mezzo milione di persone. Il testo è stato quindi modificato e prevede ora un reato punito come contravvenzione con una ammenda da 5.000 a 10.000 euro. Non essendo realistico nemmeno immaginare il pagamento di tali somme da parte di stranieri irregolari, venuti in Italia per costruirsi un futuro, il giudice di pace può sostituire il pagamento con la pena dell’espulsione. Quali conseguenze può portare l’introduzione di questo nuovo reato sul sistema giudiziario?
Comporta l’esplosione del sistema con un numero abnorme di nuovi ricorsi che, anche se assegnati al giudice di pace e non più al tribunale, possono essere impugnati, con conseguenze generali assolutamente dannose. Inoltre tutto ciò è inutile: lo straniero irregolare era già punito con una sanzione amministrativa, l’espulsione dichiarata dal prefetto. L’unica conseguenza ulteriore è la stigma di delinquente che gli viene ora attribuita, a mero scopo propagandistico e con grave danno per il sistema.
Il nuovo reato di ingresso e soggiorno irregolare dello straniero si sovrappone dunque integralmente con l’ambito di applicazione dell’ espulsione del prefetto. Quindi: o la polizia riesce effettivamente ad eseguire il provvedimento di espulsione del prefetto ed allora il processo nel frattempo iniziato è inutile, oppure, se la polizia non riesce ad eseguire l’espulsione del prefetto, ci sarà anche un processo nel quale il giudice condannerà lo straniero al pagamento dell’ammenda, poi sostituendola con un nuovo provvedimento di espulsione. Lo straniero irregolare quindi o poteva già essere espulso con il provvedimento del prefetto oppure colleziona provvedimenti di espulsione (dal prefetto prima, dal giudice poi) non eseguibili. Quale può essere l’utilità effettiva di questa nuova sanzione penale?
Nessuna utilità anche perché la sanzione amministrativa già prevedeva da uno a quattro anni di carcere per lo straniero irregolare che non avesse ottemperato al provvedimento di espulsione del prefetto. Ciò dimostra ancora una volta che l’introduzione di questa norma penale ha un mero scopo propagandistico e razzista, ma è priva di utilità pratica.
All’atto pratico dipenderà molto dalle condizioni dei Centri di Identificazione ed Espulsione (n.d.r. i centri chiamati Centri di Permanenza Temporanea prima del decreto legge 2008). Il giudice di pace eviterà o meno di condannare alla somma di denaro a seconda che ci sia o meno spazio nei CIE per eseguire l’espulsione.
Come giudica la proposta avanzata da esponenti della maggioranza di introdurre deroghe per alcune categorie di immigrati (ad esempio le badanti) per salvarle dal reato di clandestinità? Sono state prospettate due ipotesi: una norma ad hoc per regolarizzare chi dimostra di avere un lavoro domestico e di essere entrato in Italia prima dell’entrata in vigore della legge ed un decreto flussi in autunno. E’ possibile distinguere il “lavoro domestico” dagli altri ai fini dell’applicazione della norma penale?
Una deroga di questo tipo comporta una violazione del principio di uguaglianza ancora più manifesta. E’ una proposta che segue un principio puramente egoistico. Questa legge non ha alcun utilità pratica ma è la mera risposta ad un elettorato che però usufruisce di quegli stessi servizi che vengono condannati. Ecco il vicolo cieco in cui si e infilato il legislatore che ora temporeggia. Quanti sono gli elettori che danno lavoro ad uno straniero irregolare e che potrebbero venire puniti da questa legge? Immagino che per questo ci sarà cioè una sanatoria generalizzata mascherata da decreto flussi in autunno.
Chiara Avesani
16 Luglio 2009
peacereporter.net
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giovedì 16 luglio 2009 ore 11:02 - Permalink al commento
Una delle cose piu’ ridicole è il registro dei senzatetto. Qualcuno spieghi che l’assistenza sociale è un’altra cosa…………..
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