E la chiamano ancora democrazia

E la chiamano ancora democrazia

Unregistered

Berlusconi non è uno statista.
Se lo fosse si sarebbe liberato delle sue televisioni.
Non lo ha fatto, dimostrando che non è un democratico e ora, coperto dal lodo Alfano e forte di una maggioranza bulgara ci sfida persino.

In conferenza stampa, rivolgendosi ai giornalisti televisivi, ha chiesto sfrontatamente: ”Che aria si respira in Rai con i direttori che ho scelto io?”.
E’ incredibile, ha detto “che ho scelto io”.
Si sente potente come un ducetto da ostentare quanto tutti sappiamo: che il padrone di tre televisioni nomina da palazzo Grazioli i direttori dell’azienda che dovrebbe essere concorrente.

E la chiamano ancora democrazia, quando siamo dentro ad un Truman show.
Il ducetto si permette di contestare l’unico telegiornale che ci ha informati sulla sua doppia vita di nonno ultrasettantenne libertino e baciapile, affermando il principio che il servizio pubblico televisivo deve essere asservito al governo e non al dovere di raccontare i fatti. E come tutti i dittatori o aspiranti tali ha identificato se stesso con l’Italia, sostenendo che le notizie sul suo conto “hanno fatto male all’Italia e hanno classificato gli autori come anti-italiani”.

Come non preoccuparsi seriamente per il futuro democratico del paese? Cosa si aspetta? Bisogna scendere in piazza in massa per difendere la libertà di stampa, almeno quella poca che è rimasta.

Ezio Pelino


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