È giusto usare la parola “eroi”?


A distanza di qualche giorno dall’attentato di Kabul in cui sono morti sei militari italiani, con mente piu’ fredda e animi piu’ pacati (spero) vorrei riflettere e cercare anche far riflettere, senza spirito di polemica o di contrapposizione ideologica, su questo articolo preso da http://domani.arcoiris.tv/:

È giusto usare la parola “eroi”?

di Paolo Collo

Le parole, tutte le parole, hanno un significato, o per lo meno, lo dovrebbero avere. In questi ultimi giorni, invece, e a proposito della tragedia dell’attentato a Kabul, sono state usate, sui giornali e nei mezzi di comunicazione, in modo assolutamente scorretto e fuorviante. Senza nulla togliere a quei sei poveri paracadutisti che hanno perso la vita facendo il proprio mestiere, e senza nulla togliere ai civili afgani che – pure loro – senza colpa, ci hanno rimesso le penne, sarebbe meglio riflettere proprio sulle “parole” che vengono usate e che ci vengono propinate. Non tanto per noi adulti che, probabilmente, sappiamo distinguere – a volte, non sempre – il vero dal falso, quanto per i cosiddetti “giovani” che forse sono un po’ meno smaliziati di noi.

Definire SOMMESSO un funerale di Stato, trasmesso in diretta, a reti unificate, con la partecipazione di governo e opposizione, col minuto di silenzio e il roboante passaggio dei nove jet delle Frecce Tricolori pare leggermente improprio.

Definire EROI quei sei poveri ragazzi barbaramente assassinati da un kamikaze annulla il significato stesso della parola “eroe”: “uomo famoso per valore e per imprese straordinarie e gloriose; nella mitologia, figlio di un mortale e di un dio” (dal Dizionario etimologico).

Definire ANGELI quei sei paracadutisti grandi e grossi e superaddestrati assassinati da un kamikaze significa assimilarli a dei neonati morti nella culla o a dei bambini periti in un incidente stradale o caduti in fondo a un pozzo.

Tenendo conto che, se eliminassimo le parole “sommesso funerale”, “eroi” e “angeli” dal vocabolario utilizzato per descrivere le recenti esequie e le sostituissimo con “funerale di Stato”, “caduti” e “ragazzi”, nulla toglieremmo a quei sei poveri ragazzi e ci guadagneremmo tutti in serietà e civiltà.

Non ci crederete di sicuro ma questo pensiero io l’ho fatto il giorno stesso dell’attentato, quando su Facebook leggevo i gruppi che contenevano le parole “Onore a” o sui topic delle chat: “altri sei angeli in cielo” o qualcosa del genere e pensavo “ma mo’ gli devo rispondere a questi?”. Possibile che non si riesca a dare, ad assegnare il giusto significato alle parole che si usano in casi come questo? E la gente non capisca che chi gli fa notare queste fregnacce non lo fa perche’ vuole sminuire quello che è successo (almeno non io) bensi’ voglia solo dire “uè, se quelli sono eroi allora chi è morto difendendo qualcosa che gli appartiene o che non gli appartiene ma che sente comunque suo e a cui tiene, come si chiama?”

Non lo so, non lo so…

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