Il crocifisso, simbolo di amore ed uguaglianza

Il crocifisso, simbolo di amore ed uguaglianza

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La decisione della corte europea ha scatenato polemiche accesissime. I difensori del crocifisso hanno sostenuto che è un simbolo d’amore e d’uguaglianza. Non si può non essere d’accordo, facendo però notare molto sommessamente che si trattava di un amore non universalistico. Tale divenne solo dopo, ad opera di Paolo. Difatti, Gesù rivolge la sua predicazione solo al suo popolo, il popolo d’Israele. Non ha mai, infatti, valicato fisicamente i confini della Palestina. Un episodio è molto illuminante. Una donna si getta ai suoi piedi e lo implora di guarire la figlioletta. Egli, che ha sempre soddisfatto simili richieste, si comporta in maniera incredibilmente insolita: ”Non le rivolge neppure una parola”. Sono, al contrario, gli apostoli, che sentono pietà per la povera donna e lo implorano: ”Esaudiscila, vedi come ci grida dietro!”. Ma Gesù è irremovibile. A questo punto pronuncia la sconvolgente e illuminante frase: ”Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele” (Matteo 15,24). La donna non desiste, grida:”Signore, aiutami!”. Gesù la offende, persino, dicendole che “non è bene sottrarre il pane ai propri figli per gettarlo ai cagnolini”. La poverina continua testardamente a rivendicare anche per i cani il diritto di mangiare le briciole che cadono dalla tavola dei padroni. Un episodio incomprensibile, lo si comprende solo se si tiene presente che la donna non è ebrea, è siro-fenicia, di Canaa. Per Gesù, allora profeta ebreo, non ancora creduto Figlio di Dio, vanno aiutati solo e soltanto i figli di Israele, gli altri, gli stranieri, sono solo “cagnolini”.

Ezio Pelino


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