Lo sterminio di Pietransieri

Lo sterminio di Pietransieri

Unregistered

Ora ricorre il giorno di quel 21 novembre 1943, quando tutta la popolazione di Pietransieri che non era riparata alla “macchia”, donne, vecchi e bambini anche di pochi mesi, venne sterminata dai tedeschi. Nel mucchio di cadaveri, solo una bambina si salvò. La madre le aveva fatto scudo con il suo corpo. In occasione delle ricorrenze della strage, personaggi importanti della politica nazionale hanno rievocato quella tragedia razionalmente inspiegabile e moralmente repellente, da Saragat a Spadolini, da Scalfaro, a Veltroni, a Mancino. Ma le semplici, povere pagine di Italo Oddis, guardia comunale della piccola frazione, restano le più vere e toccanti, testimoniano del dolore straziante di un padre e di un marito, costituiscono un documento straordinario, storico e umano. Egli ha visto con i suoi occhi la scena della tragedia che si è consumata da poco. Ha saputo da un paesano di cadaveri buttati davanti ad un casolare. Si precipita sul posto: “Era buio e nebbioso e nel casolare non vidi nessuno; allora uscii fuori mi girai intorno ed ecco che ad una trentina di metri dal casolare vidi uno spettacolo orrendo; tutti i cadaveri riversati a terra a forma di cerchio intorno ad un tronco di albero che non esisteva più, bruciato dallo scoppio di una mina. Piangevo ed il cuore mi diventò di pietra, le gambe mi tremavano ed affannosamente cercavo i miei, ma non riuscivo a trovarli in quanto era molto buio.” Sopraggiungono alcuni degli uomini che erano alla macchia. Con il lume di uno di loro, Oddis riesce a riconoscere il figlio Evaldo, in ginocchio con gli occhi aperti, lo sguardo rivolto verso l’alto. “Gli presi la testa fra le mani, pareva volesse dirmi qualcosa ma una pallottola gli aveva forato la tempia; l’abbracciai, lo baciai e ribaciai e lo stesi poco lontano dal cerchio; poi presi mia moglie e la misi accanto a lui. L’altro mio piccolo bambino, Orlando, era sotto la madre in una pozza di sangue; presi anche lui e lo stesi vicino alla madre e al fratello. Non mi usciva più una lacrima e tutti pensavano di dare sepoltura ai cadaveri.” Il casolare antistante, che era pieno di foraggio, si incendia e illumina tutta la zona. “Uno spettacolo indescrivibile”. In quel momento sentono che tornano “i tedeschi da tutti i lati sparando come pazzi”. Si danno alla fuga a valle, “ma prima di allontanarmi riabbracciai di nuovo mia moglie e i miei figli e li baciai imbrattandomi di quel mio stesso sangue.” Oddis racconta dei morti rimasti insepolti per quattro mesi, non fu possibile, infatti, dare loro sepoltura perchè il manto pietoso della neve li aveva ricoperti. Che i cannoni inglesi continuarono a martellare la zona e un elicottero a sorvolare tutti i tutti i giorni la Valle del Sangro e la terra di nessuno. Solo nella seconda quindicina del mese di aprile, di notte, con tre amici, mentre uno di loro fa da sentinella per prevenire l’arrivo dei tedeschi, scavano una lunga fossa. Lavorano per otto notti. Depongono i morti l’uno accanto all’altro, li coprono con “stracci di lenzuola” e con le tavole bruciacchiate del tetto della masseria, quindi li ricoprono con la terra. Solo dopo aver sepolto tutte le salme, fuggono ad Ateleta, liberata dagli alleati.

Ezio Pelino


    Scrivi un commento