Pensioni e privilegi

Pensioni e privilegi

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Da quest’anno le donne andranno in pensione a 61 anni per arrivare gradualmente a 65 anni, come gli uomini. Si riteneva evidentemente che fossero privilegiate, lavoro domestico a parte. Ma una volta eliminato questo presunto privilegio, ancora più insopportabile appare quello – vergognoso – dei nostri parlamentari. Dopo la sacrosanta campagna contro la casta di due-tre anni fa, lo sdegno collettivo è sfumato come nebbia al sole. Non se ne parla più, non è più in agenda, per usare il linguaggio trito e stucchevole dei politici. Stipendi e pensioni più ricchi del mondo, benefit a gogò a parlamentari che per giunta non sono stati eletti, ma nominati dalle oligarchie di partito. Forse non tutti sanno che la riforma del 1997 sulle pensioni degli onorevoli non ha cambiato granchè. Un deputato con dieci anni di “onorevole” ha diritto alla pensione a 60 anni e più aumentano gli anni di “servizio” più diminuiscono gli anni per godere della pensione. Quindici anni in Parlamento? Pensione a 55 anni. Venti anni? Pensione a 50. E così via a decrescere. Uno scandalo dimenticato. Uno scandalo intollerabile. Le pensioni gravano sul bilancio (dati 2005) per 127 milioni di euro, 35 milioni più delle retribuzioni dei parlamentari in carica. E la spesa continua a salire negli anni. E’ arrivata ad essere 8 volte superiore, in valori attuali, a quella di trent’anni fa.

Ezio Pelino


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