“Meno tasse per tutti”
Nel programma elettorale del 1994 Berlusconi cavalcò la promessa:”Meno tasse per tutti”. Dopo 16 anni non se n’è fatto niente, eppure il suo governo è stato il più lungo di tutta la storia della Repubblica. Ne ha avuto di tempo! Ma di riforme nessuna. Ora ritorna a sedurci con la vecchia sempiterna promessa. E tutti dietro come al pifferaio di Grimm.
Giornali di destra e di sinistra pronti ad elaborare e proporre ai lettori prospetti di possibili scenari con una fiscalità ridotta a due soli scaglioni, a 23 e 33%. Il bilancio di uno Stato è cosa complicata, da esperti. Ma i principi di fondo sono elementari, come quelli del bilancio famigliare. Se si diminuiscono le tasse bisogna ridurre le spese, altrimenti si finisce in bancarotta.
Ma il governo Berlusconi, che non ha ridotto le tasse, ha aumentato il deficit: il Pil dal 104% del 2008 passerà addirittura al 116% nel 2012 (fonte: F.M.I.), con ulteriore aggravio degli interessi passivi già colossali. Tagliare le spese significa chiedere sacrifici a molti. Ci vuole un Quintino Sella, non un demagogo. Ma il grande incantatore vuole solo sedurre gli italiani con la promessa più allettante di cui dispone un governo.
Perché, proprio ora? Ha bisogno di un rinnovato rafforzato consenso per far passare le leggi che lo proteggano dai processi e solo una promessa del genere può procurarglielo. I suoi avvocati hanno lavorato sodo, ne hanno preparato una gragnola: processo breve, legittimo impedimento, nuovo lodo Alfano. Così si difende il più potente e il più ricco d’Italia da un passato che non vuole si indaghi.
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