Il divorzio dei ricchi

Il divorzio dei ricchi

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Il papa si preoccupa della facilità con cui la Sacra Rota concede la nullità dei matrimoni. Noi cittadini della Repubblica italiana dovremmo preoccuparci che le decisioni prese da un altro Stato, quello Vaticano, abbiano effetti nel nostro ordinamento. Il regime concordatario, pur se rivisto negli anni ottanta, continua a comportare una intollerabile limitazione di sovranità per il nostro Stato. Ma nessuno se ne preoccupa, anzi i politici fanno a gara per conquistarsi il favore della Chiesa, per ovvi motivi elettorali. Lo spirito laico del Risorgimento, presente anche nella destra storica, è durato poco ed è tramontato da tempo. Ma non c’è solo questo. L’istituto dell’ annullamento ha aspetti non compatibili con uno Stato di diritto. Retaggio dei tempi del Papa Re, dichiara il matrimonio mai avvenuto, per un presunto vizio di forma. Pertanto, produce effetti retroattivi con il conseguente disconoscimento dei diritti del coniuge al mantenimento, solitamente della moglie. Continua ad essere chiamato divorzio dei ricchi perché i costi sono tuttora alti, nonostante si dica il contrario. Un processo presso la Sacra Rota parte da un minimo di 30.000 euro, senza contare i mezzi per sollecitarne adeguatamente l’iter, ad evitare lungaggini superiori a quelli del divorzio civile.

Ezio Pelino


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