A Vasto succede anche questo


Merita l’attenzione di tutti quanto scritto da Gabriele Cerulli sul blog Semidiceviprima.
Una storia assurda ma drammaticamente reale.
Mettendo anche da parte l’amicizia col proprietario del locale ed il fatto di aver conosciuto personalmente la ragazza di cui si parla, da cittadino e da vastese non riesco a non indignarmi parecchio e mi vergogno anche un po’.
Si sa quanto siano aberranti per una società civile le neo regolamentazioni varate per rendere la vita difficile a chi viene per lavorare nel nostro paese, ma non è per niente edificante per tutta la comunità vastese che un fatto cosi’ grave e di grande rilevanza sociale non abbia avuto nè l’interesse della politica nè alcuno spazio nella cronaca.
Pur vivendo fuori Vasto prima o poi l’avrei saputo ma ho particolarmente apprezzato l’articolo, spero Cerulli riesca a far riflettere qualcuno.
Leggete anche voi, è una storia indegna per la Vasto di cui molti scrivono o vorrebbero scrivere, ma che purtroppo mostra come, talvolta, sulla “Vasto civile” che tutti vorrebbero o a cui tutti si sentono di appartenere abbiano troppo facilmente il sopravvento la zoticaggine e la barbarie, in perfetta simbiosi e nel menefreghismo piu’ totale.
 

Piazza Caprioli, Vasto: città ad “avocazione “turistica
3 febbraio 2010

Una serie di esposti contro la movida di Piazza Caprioli. Il sindaco Luciano Lapenna sarà chiamato a dare delle risposte definitive al caso. La querelle dura da circa tre anni ed ha interessato le pagine di qualche fonte d’informazione locale a più riprese. Fonti compiacenti, che non si sono poste l’obbligo professionale di indagare, di capire quali sono realmente i problemi e le priorità. Piazza Caprioli, Vasto: il quartiere dormitorio meno popolato della città. Da quando ha cominciato a vivere i residenti hanno scoperto di esistere. Dovrebbero essere fieri di rappresentare l’unica attrazione turistica vastese degli ultimi anni e invece sono incazzati neri perché in quei locali fanno casino. Fa strano, fa riflettere, come mai di quei locali uno in particolare è nell’occhio nel mirino, l’unico in possesso di tutte le autorizzazioni e di una Licenza Vera. Non una di quelle suppletive, tanto per capirci firmate dalla Giunta Lapenna e che in teoria dovrebbero funzionare al 75% da svago ed intrattenimento. In estate le multe dei vigili urbani hanno interessato tutti i locali della piazza e si capisce, di fronte all’intervento di quattro pattuglie non si può sanzionare uno si ed uno no. Le “attenzioni”, assai particolari delle ultime settimane, stanno assumendo contorni decisamente inquietanti. Una dipendente di origine russa, da dodici anni in Italia, regolarmente assunta e, quindi, contributrice fiscale a tutti gli effetti, è stata spedita come un pacco postale in un centro di prima accoglienza poiché in difetto sulla documentazione relativa al permesso di soggiorno. Se fosse accaduto in una città governata dal centrodestra la sollevazione di rifondaroli e dintorni sarebbe da tempo oggetto di cronaca. E’ accaduto a Vasto, città governata dal centrosinistra, che mai dai tempi di Aimone e forse prima ancora, ha vissuto disastri sociali di queste dimensioni che puntualmente sottoponiamo all’attenzione dei nostri lettori. Se sottolineo l’aspetto politico non è per motivi di opposta fazione, ma perché i fatti di cui parlo sono noti a certi ambienti. Un’amministrazione che si è mobilitata per la liberazione di Ingrid Betancourt non muove un dito per tendere una mano ad una lavoratrice russa che li serve a tavola da tre anni, che da dodici vive in Italia, è regolarmente assunta e paga le tasse! Ci sono forse collegamenti tra il provvedimento di espulsione della cameriera, il locale “incriminato”, gli esposti in Procura e le responsabilità da cui si sottrae, in una direzione o in un’altra, l’amministrazione comunale? C’è di più, ancora di più. Ci sono le poco velate minacce di un esponente del centrosinistra vastese che in maniera certamente inopportuna, forse anche poco trasparente, tutela gli interessi dei dipendenti comunali. Palermo, Via Maqueda? No. Vasto, Piazza Caprioli: la principale attrazione turistica cittadina degli ultimi anni. Pullulante di gente festante, tra decine e decine di tavolini fumanti. Cerveza, sangria e tortillas. Hamburger, tagliate e taglieri. Cocktail esotici. Musica, tanta musica. E CHE FASTIDIO ‘STA MUSICA…Non si dorme più. Tra musica e schiamazzi il quartiere dormitorio meno popolato della città, situato nel cuore della città, non trova più pace. Comprensibile e condivisibile, ma perché a pagarne le conseguenze devono essere persone e relative famiglie che investono nel settore della ristorazione e dell’intrattenimento, in area turistica? Perché loro, tenendo fuori chi per missione, obbligo professionale, dovere, a tutela dei diritti di tutti i cittadini e non di una parte, dovrebbe intervenire diversamente? Gestire un locale impone una quantità di impegni non indifferenti, tra cui anche la moderazione comportamentale della sua clientela, ma fino ad un certo punto. Quali armi risolutive può adoperare un gestore di fronte agli eccessi dei suoi clienti? Poi arrivano le forze dell’ordine. Si presentano anticipando che non dipende dalla loro volontà, ma sono stati chiamati dai residenti. Documenti, prego. Multa, doppia multa, ancora multa. Chiusura temporanea del locale. Ricorso, altri soldi per pagare l’avvocato. Un gestore preso di mira dai soliti anonimi residenti deve lavorare per pagare le multe, gli avvocati e recuperare gli introiti persi. Vasto, Piazza Caprioli, città ad avocazione turistica. Io comprendo l’atteggiamento concettuale adottato dai tutori della legge. Saranno anche stufi di portar dentro gente ubriaca che provoca risse, disturba la quiete pubblica e la sera dopo è già libera di riprendere il “discorso bruscamente interrotto”, ma se la scorciatoia che li assolve dal mancato intervento deve puntualmente essere pagata da chi ha soltanto la colpa di lavorare per dare dignità a sé stesso e prendersi cura della famiglia, allora no. Bisogna ribellarsi ad un modus vivendi che finisce per distruggere qualcuno e favorire altri. I soliti noti, amici degli amici. A volte risolvere un problema di ordine pubblico è più facile di quello che sembra. O meno difficile. Il sindaco, ad esempio, potrebbe indicare agli esercenti la necessità di automunirsi di un sistema privato di videosorveglianza, al fine di usarlo quale strumento di prova di fronte a denunce ed esposti di quei cittadini che si sentono lesi. Nel caso in cui un locale non si dotasse del servizio di videosorveglianza ed in mancanza di elementi comprovanti chiari responsabilità, sarebbe il gestore ad assumersene il carico. Dai sindaco, su, che qualcosa puoi fare. Solo il Prefetto può, più di te.

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