Terremoto in Cile. Il racconto di un italiano


La testimonianza (oggi riportata su Repubblica) di un ex collega di lavoro, Nicola Chiacchio, che vive in Cile a San Pedro De La Paz, vicino Concepciòn, ed è scampato con la sua famiglia alla terribile tragedia.

Da San Pedro De La Paz
“Siamo stati svegliati da violento terremoto. La casa ha tremato per un tempo interminabile, non riuscivamo ad alzarci dal letto. L’armadio ballava, qualche mobile è caduto. In cucina era un disastro: piatti, bicchieri, bottiglie, tutto sul pavimento. Siamo corsi in auto e siamo partiti verso la collina. Vivendo a 100 metri dall’oceano la prima cosa che abbiamo pensato e a cui hanno pensato tutti è stata di salire il più in alto possibile. E cosi abbiamo fatto… In strada centinaia di auto e migliaia di persone a piedi, avvolti nelle coperte, con i figli sulle spalle. Più del solito si è vista la profonda divisione sociale che vive questo paese. Tutti diretti alle colline di San Pedro, fuori sembra che non sia successo quasi niente. C’è una fabbrica che brucia ma le case sembrano tutte intatte. La strada in qualche punto si è spaccata. Dopo qualche coda riusciamo a salire in collina e parcheggiamo tra altre auto piene di persone. Intorno gente accampata, la terra continua a tremare. Dopo una mezz’ora vediamo salire gente con i carrelli di un supermercato. Carrelli pieni di tutto, ci rendiamo conto che sono cominciati i saccheggi. Alcuni hanno buste di una farmacia. Ci preoccupiamo della nostra casa lasciata intatta ma incustodita e dopo un’altra ora decidiamo di scendere. La coda è lunga, l’attesa è snervante. Per strada decine di persone con sacchi della spesa stracolmi. Finalmente scendiamo e corriamo verso casa. Quando arriviamo troviamo qualche vicino che non è fuggito, la situazione sembra tranquilla, tutti stanno bene. Non c’è elettricita ma per fortuna esce un filo di acqua dalla fontana in giardino. Rientriamo in casa e iniziamo a rimettere a posto tra le infinite scosse che si ripetono. Io e mia moglie abbiamo il mal di mare. Dopo qualche ora dal terremoto iniziano a saccheggiare anche un supermercato vicino casa nostra e anche un grosso deposito di pasta, farina, biscotti è preso d’assalto.

Alla fine anche noi del vicinato, temendo che venga a mancare tutto decidiamo di fare provviste e entriamo nel supermercato tra gli sguardi dei carabinieri che sopraggiunti non possono far altro che osservare il fiume di gente che si riversa nei locali. Il giorno dopo l’altro supermercato è presidiato dai militari, che nel frattempo hanno preso il controllo dell’ordine pubblico. Ma dopo un giorno di presidio hanno l’ordine di andarsene e anche l’altro supermercato è preso d’assalto e praticamente distrutto dalla calca di gente. E questo non farà altro che ritardare il ritorno alla normalità. Adesso il nostro quartiere è fornito di tutto e anche l’elettricità è ritornata.

Dalla radio si ascoltano notizie di saccheggi, di folle che assaltano nella notte le case e così ci si organizza per ronde notturne. La prima notte è il caos, tutti si agitano al minimo rumore. Qualcuno comincia a sparare, arrivano anche i carabinieri e la polizia. La notte seguente va meglio, arriva anche qualche soldato. Ora abbiamo ridotto i turni di guardia. Sembra che si torni alla tranquillità.. anche se una scossa più forte delle altre ha gettato molti nel panico scatenando un fuggi fuggi verso la collina per un allarme tsunami poi rientrato. Ora comincia il difficile cammino verso la normalità. Il lavoro, la scuola. Chi è stato a Concepciòn dice che la città è distrutta. I ponti che da San Pedro portavano a Concepciòn sono semi distrutti. Su uno si passa solo a piedi. Molti si chiedono quando si potrà tornare al lavoro. Talcahuano è stata quasi distrutta dal terremoto e da un’onda che ha “parcheggiato” in strada le navi ancorate nel porto.

Qualcuno ci chiede se restiamo o ritorniamo in Italia. Noi vogliamo restare. Il primo marzo avrei dovuto cominciare il mio lavoro di insegnante all’Università di Concepciòn. Non so niente della situazione là, magari lunedi tenterò di attraversare il fiume Bio-Bio per sapere qualcosa. Ringrazio tutti i vicini per l’aiuto che ci hanno dato… Tra le tante cose brutte di questo terremoto quella di stare tutti insieme, dividere l’acqua, il cibo, passare le notti svegli a sorvegliare le nostre famiglie che dormono è una cosa bella che ci fa desiderare di restare e condividere con tutti i mesi difficili che ci aspettano, e ci fa desiderare di partecipare alla ricostruzione di un paese che forse domani sentiremo anche nostro”.

Comments

comments

Lascia un commento