La tv è cosa loro


Che la tv fosse diventata cosa loro lo sapevamo. Un’invasione come bibliche locuste di Berlusconi e di berluscones. Ma le nostre erano impressioni. Ora, finalmente, l’Autorità di garanzia per le Comunicazioni ci fornisce i tempi dedicati dai tg alle principali formazioni politiche nella settimana dal 14 marzo al 20 marzo. Altro che Europa, siamo allo Zimbabwe. Il cavaliere la fa da padrone prepotente sulle sue reti e su quelle Rai. E si era detto che il conflitto di interessi non è un problema! Se il tg5 dà uno spazio al PdL 3,3 volte superiore a quello del PD, il Tg1, quello di Minzolini, con 3,2 volte, ne è il gemello: al partito di Berlusconi dedica quasi un‘ora, a quello di Bersani un quarto d’ora. Persino il tg3 e La7, già considerati riserve indiane per qualche briciola di libertà dal Popolo della libertà, non rendono giustizia. Nel tg3 il PdL occupa “solo” il doppio dello spazio del PD e nella La7 molto più del doppio. Per non parlare del Tg4 di Emilio Fede dove il rapporto è di 5 a 1. I partiti minori, poi, non esistono, la loro presenza ha la durata di un amen. Ora se gli italiani leggessero i giornali non staremmo qui a sottilizzare. Ma è notorio che la tv ha un ruolo preponderante se non esclusivo nella formazione dell’opinione pubblica. Se in occasione delle ultime elezioni politiche fummo terrorizzati dalla minaccia della criminalità, bombardati dalle immagini della monnezza di Napoli che ci sembrava avercela in casa e di sentirne persino il fetore, ora chi sa che la monnezza ha iniziato ad accumularsi per le vie di Catania e di Palermo? La monnezza non c’è più e i criminali sono angeli. Verità da Grande Fratello orwelliano.

Ezio Pelino

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