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Dedicato a Carpineto
di Adriano Bologna
Dedicato al mio borgo. I vicoli di S.Martino sono quelli di una volta,le facciate delle mura di pietra delle case che sembrano giudici del tempo,sono quelle di una volta,gli stanchi suoni dell´orologio della chiesa sono quelli di una volta e al cimitero a la cirella i pini e gli odori sono quelli di una volta,le forme maestose della sagoma inprigionata in una gabbia di ferro del castello ,sono quelle di una volta.Ma quanto mi manca,il suono malinconico dell`incudine di Ugo Speranza,quanto mi manca,le grida delle donne al lavantoio,quanto mi manca,il fischio dello spazzino Costantino alle sette del mattino,quanto mi manca la trombetta di Galizia banditore,quanto mi manca,le grida dei bambini dietro casa che giocano a palla, quanto mi manca, il cavallo di Gino di zucarella,quanto mi manca Alfieri che grida ” Governo Ladro “,quanto mi manca lo spirito gogliardico degli amici degli anni settanta, quanto mi manca,nelle notti di luna piena le canzoni intonate all´ improvviso da tre amici dopo la passatella, quanto mi manca Cirillo che colpisce il pallone di testa al campo sportivo,quanto mi manca Enzo che ha sempre una idea nuova per creare intensità. Quanto mi manca…
'Dedicato a Carpineto' ha ricevuto 9 commenti:
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lunedì 5 aprile 2010 ore 20:52 - Permalink al commento
Adriano, da quello che hai raccontato Carpineto ha conosciuto il massimo del suo splendore grazie ad una tribù Tedesca, adesso sta quasi scomparendo, forse la sua popolazione è di 500 abitanti, molti dei suoi abitanti, come te, sono ritornati nelle terre dei loro antenati, la Germania;
personalmente credo che la mentalità di quelli che sono rimasti a vivere a Carpineto è rimasta quasi la stessa, per questo motivo rende impossibile il rimpatrio di alcuni di quelli che sono emigrati, ma se tutti gli emigrati decidessero di ritornare contemporaneamente, sarebbero la maggioranza dei suoi abitanti e potrebbero, con facilità, cambiarla in meglio, farlo diventare un Municipio modello, dare la residenza solo ai meritevoli, quelli del buon esempio e della limpidezza morale.
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martedì 30 marzo 2010 ore 21:20 - Permalink al commento
Adriano, se hai un po’ di tempo, ti consiglio di visitare questo blog, è di una Prof.ssa che vive in America ma vuole tanto bene all’Abruzzo perché è convinta che il suo mare ed il suo territorio, a breve, farà la fine degli Oski.
http://www.dorsogna.blogspot.com/
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martedì 30 marzo 2010 ore 19:55 - Permalink al commento
Adriano, penso che per emergere onestamente è difficilissimo adesso come lo era ancora di più allora; se molti sono emigrati dal nostro territorio significa che non condividevano gli usi e i costumi, forse alcuni non resistevano e si suicidavano.
Personalmente riscontro che dalle nostre parti si può dialogare solo con chi è stato alcuni anni all’estero, agli altri bisogna dargli quasi sempre ragione, altrimenti ti inchiodano; se i nostri antenati si comportavano come la maggioranza di quelli che non hanno avuto un’esperienza nel nord Europa, non noto alcuna differenza con la cultura Barbara e dico, per fortuna che c’è stata la possibilità di emigrare, volontariamente.
Buona Pasqua.
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martedì 30 marzo 2010 ore 07:52 - Permalink al commento
grazie mac.
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lunedì 29 marzo 2010 ore 19:19 - Permalink al commento
Adriano posso capirti…
A me dispiace leggere queste righe ma allo stesso tempo mi auguro che la tua scelta di emigrare ti abbia portato fortuna.
Ti auguro di passare la tua pensione qui in Abruzzo o quanto meno di poter venire più spesso.
Quello che mi rincuora però è il senso di appartenenza per la tua terra… Per gli anni 70 beh! io non ero ancora nato non so che dirti.
Spero solo che presto il fenomeno dell’emigrazione possa arrestarsi ma purtroppo non ci credo molto.
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lunedì 29 marzo 2010 ore 17:25 - Permalink al commento
Adriano, se da Carpineto, proprio in quegli anni belli sono andati via, un buon morivo pure ci deve essere; non credo che sono andati verso il peggio.
Io ricordo come si viveva male in quei tempi, a Gissi!
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martedì 30 marzo 2010 ore 15:16 - Permalink al commento »
@Mario Franco Basilico, caro franco,ma si riusciva ancora ad essere amici,il materialismo non ancora aveva preso il posto,del rispetto reciproco e la felicità era fatta di piccole e minuziose sensazioni.Oggi ,quando torno a Carpineto non sento più parlare il dialetto tra i giovani,il rispetto per gli anziani è passato di moda e con il prete nuovo venuto dall` India,non suonano più le campane al vespro.Le case dei vecchi commercianti di bestiame,gli ultimi discendenti Oski,sono abitate da stranieri che danno al paese,nuove usanze e le nostre vengono considerate trapassate.
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martedì 30 marzo 2010 ore 20:24 - Permalink al commento »
@adriano bologna, Però Adriano è anche bello se le vecchie usanze si mischiano con le vecchie. D’altronde chi di noi è un diretto discendente degli Oski? Siamo normanni, longobardi, Turchi insomma sia un miscuglio di colori e tradizioni. Forse è questo che rende questa Terra strana diversa e insopportabilmente attraente. Questa Terra è una malattia
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martedì 30 marzo 2010 ore 20:24 - Permalink al commento »
@MAC, vecchie usanze con le nuove volevo dire
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