“..la calunnia è grave quanto la pedofilia”


A sentire certi uomini di Chiesa c’è da rimanere allibiti. Il cardinale Jose Saraiva Martins non chiede perdono per la pedofilia da sempre presente nella Chiesa e sempre dalla stessa nascosta. Va, invece, all’attacco. E’ in atto, dice, una campagna di aggressione contro la Chiesa e il papa. Si tratta, aggiunge, di “accuse spudorate”. La spudoratezza sarebbe, quindi, delle accuse, non dei preti pedofili. Dice che i pedofili sono dappertutto non solo nella Chiesa cattolica. Che scoperta. Ma un prete non è un uomo qualsiasi, è uomo di Dio, capace di fare il miracolo dei miracoli, quello della transustanziazione, cioè di tramutare una sottile ostia di farina nel corpo e nel sangue di Cristo, del figlio di Dio. E, con il sacramento della confessione, detiene il potere di assolverci dalle colpe. Così ci hanno insegnato. Le sue mani e le sua mente devono essere, quindi, monde. E un genitore manda il figlio in parrocchia sicuro di consegnarlo ad un educatore, non a un criminale. Per il cardinale, i giornalisti sono dei calunniatori, ma “la calunnia è un peccato molto grave, una violazione dei comandamenti, un atto criminale, delittuoso”. Il cardinale arriva a fare un’equazione che è una bestemmia: i giornalisti dovrebbero vergognarsi alla pari dei pedofili, la calunnia (?) è grave quanto la pedofilia. Dietro alla stampa che orchestra calunnie ci sarebbe il demonio “ che non dorme mai”. Nello stesso disegno demoniaco rientrerebbe anche il ritrovamento proprio in questi giorni, dopo 17 anni, del cadavere di quella povera ragazza in una chiesa di Potenza. Sembra che il cardinale abbia dimenticato le parole più terribili che Gesù abbia mai pronunciato. Erano rivolte a chi scandalizza i bambini: “Sarebbe meglio per lui che gli mettessero una macina da mulino al collo e lo gettassero in mare”

Ezio Pelino

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