Il Papa come gli ebrei al tempo del nazismo

Il Papa come gli ebrei al tempo del nazismo

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Ci aspettavamo un’ imbarazzata dichiarazione di colpa e un’accorata richiesta di perdono per quel terribile crimine, per quell’ indicibile vergogna. Da quella Chiesa seguace di quel Gesù che come amava i bambini (”lasciate che vengano a me”), così era terribilmente duro con coloro che li avessero scandalizzati, da augurarsi che fossero gettati negli abissi del mare con una macina da mulino al collo. Invece ci tocca assistere ad un rovesciamento delle posizioni. La Chiesa e il papa sarebbero vittime di un “attacco violento e concentrico” come fu l’antisemitismo. Insomma, il papa come gli ebrei al tempo del nazismo. Un paragone insostenibile, falso e bugiardo. Offensivo dei milioni di ebrei sterminati, centinaia dei quali catturati a Roma sotto le finestre del papa e mai più tornati a casa. E non basta. Il braccio secolare, nelle vesti del ministro Alfano, invia gli ispettori per intimorire un magistrato che ha detto ciò che tutti sanno, che la Chiesa non ha mai denunciato i colpevoli, e che per difendere non i bambini, ma l’istituzione dallo scandalo, li ha abitualmente trasferiti. Se queste sono le reazioni della Chiesa in posizione di debolezza, sotto i riflettori di tutto il mondo, si può immaginare quale potere avessero di chiedere giustizia i bambini abusati e le loro famiglie nel tempo dell’omertà.

Ezio Pelino


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