L’insegnamento della Bibbia nelle scuole
Le nostre scuole hanno molti problemi e gli studenti tante deficienze: non padroneggiano la lingua italiana (molte università ricorrono a corsi di “alfabetizzazione”), conoscono poco e male le lingue straniere e le scienze. Ora un gruppo di intellettuali, animati dalle migliori intenzioni, propone corsi d’insegnamento della Bibbia nelle superiori. Nelle condizioni attuali un tale insegnamento sarebbe un lusso che la scuola non può permettersi. Viene, poi, da domandarsi chi ha la competenza di impartirne un insegnamento non confessionale, laico. A coloro che conoscono la scuola non è difficile prevedere che si tratterebbe di un corso fotocopia di quello dell’insegnante di religione.
La Bibbia, scritta dagli uomini e non da Dio, racconta la storia, parte reale parte fantastica, di un popolo che ha influenzato anche la cultura occidentale. Parla dell’esistenza di giganti e di uomini tanto longevi da arrivare ad ottocento anni ed oltre, capaci di diventare padri a duecento anni, di Sansone che aveva la forza nei capelli, che uccise 1000 filistei armato di una micidiale mascella d’asino, che Giona sortì tutto intero dalla pancia di un pesce, che Dio fermò il sole per aiutare Giosuè e tante altre storie di questo tipo. Pagine che finiranno per alimentare la credulità penalizzando lo spirito critico, già così carente in una scuola dove circa il 95% degli alunni segue con passività l’insegnamento della religione cattolica e dove di professori, anzi di professoresse (sono quasi la totalità) laiche se ne vedono poche.
Un grande, Albert Einstein, aveva in proposito idee chiare. Per lui, la Bibbia è “una raccolta di leggende dignitose ma primitive”. Si sa che le buone intenzioni possono portare all’inferno, come in questo caso. La conferma la fornisce lo stesso articolista del Corriere della Sera del 18 u.s.. che vuole apparire laico e poi parla della Bibbia come di un “testo sacro”, di “pagine ispirate da Dio”, di “attualità del suo messaggio”, e finisce nel misticismo: “l’esperienza insegna come l’approccio diretto alla Parola divina, il silenzio e il clima di preghiera da essa suscitati avvicinano nel (?) profondo”.
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