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Il 4 Novembre non c’è nulla da festeggiare
Riceviamo e pubblichiamo.
Il 4 Novembre non c’è nulla da festeggiare, ma dev’essere una giornata di lutto in ricordo dei 650 mila morti e un milione di mutilati e feriti che costò solo al nostro Paese, è un falso storico indicare la Prima Guerra Mondiale come una vittoria bellica. Invece non sarà così.
Anche in Abruzzo sono in programma decine di celebrazioni retoriche dal sapore militaristico.
Dissociamoci da queste celebrazioni. Diamo voce ad un forte desiderio di Pace e di un futuro nuovo, senza guerre e lutti.
Rilanciamo la proposta di alcune associazioni pacifiste e antimilitariste. Portiamo con noi una bandiera della Pace o della nonviolenza, un volantino contro la guerra e le spese militari, un cartello con indicato il numero dei morti delle guerre tutt’ora in corso nel mondo.
Davanti al dramma della guerra in Afghanistan, nella quale siamo coinvolti come italiani, e ai suoi disumani lutti quotidiani si può ancora celebrare con una “festa” una guerra? C’è solo da vergognarsi, e tacere per rispetto delle vittime di tutte le guerre. L’unico vero modo per celebrare il ricordo di una guerra, è quello di impegnarsi con la nonviolenza affinchè non ci siano più guerre.
Sosteniamo la proposta di Beati Costruttori di Pace, Movimento Nonviolento e Ass. PeaceLink e facciamo conoscere l’impegno dei disertori, degli obiettori di coscienza e di tutti coloro che sono impegnati nella Resistenza contro la guerra e il militarismo. Persone come fr. Louis Vitale (USA) che ha scontato 6 mesi di carcere per aver protestato contro la “Scuola delle Americhe” o Rafhil Dhafir, condannato a 22 anni senza prove per aver denunciato l’iniquità delle sanzioni ONU all’Iraq volute da USA e Gran Bretagna e l’aver mandato aiuti umanitari ai civili iracheni durante l’embargo.
Rilanciamo la denuncia della Rete Disarmiamoli sull’aumento esponenziale del debito pubblico (3 milioni al giorno) per i costi delle missioni militari, mentre per esempio la scuola viene letteralmente massacrata. Scuola che, con con il protocollo La Russa – Gelmini per i corsi paramilitari nelle scuole, è lo specchio della crescente militarizzazione della società italiana. L’Italia viene investita da una crisi economica sempre più pesante, dalla quale l’Abruzzo non è immune (pensiamo alle industrie dell’Aquilano o della Val di Sangro), mentre le multinazionali impegnate nella costruzione e nel commercio delle armi vedono il proprio business incrementarsi sempre più. Società come la Finmeccanica di cui il 37% del capitale sociale è pubblico.
Anche dalla nostra Regione rinasca il monito solenne: MAI PIU’ LA GUERRA!
Contatti:
abruzzo@peacelink.it
PeaceLink Abruzzo
Ass. Antimafie Rita Atria
L’appello di Beati Costruttori di Pace, Movimento Nonviolento e Ass. PeaceLink
http://www.peacelink.it/pace/a/32643.html
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