Massimo Desiati interviene sul progetto ‘Colle Pizzuto’

Massimo Desiati interviene sul progetto ‘Colle Pizzuto’

redazione

Pubblichiamo un comunicato stampa di Massimo Desiati.

Andrà, pian piano, a sopirsi il dibattito cittadino circa la proposta del “Programma integrato di Colle Pizzuto”, quello che prevede un nuovo insediamento residenziale di 2.500/3.000 persone. La maggior parte della cittadinanza ne ha conosciuto l’esistenza solo perché l’Amministrazione comunale, su di essa, ha acceso i riflettori; mentre, delle tante altre scelte edilizie compiute a Vasto ne ha avuto conoscenza, fino ad ora, soltanto guardandosi attorno, ad effetti compiuti. L’Amministrazione comunale ha addirittura organizzato una assemblea pubblica, partecipata dalla società proponente, affinché i Vastesi conoscessero i pro ed i contro dell’iniziativa. “Un metodo di vero coinvolgimento democratico” è stato detto. Fatto sta che, nonostante dibattiti istituzionali in Giunta, Consiglio e riunioni interne di partito, nessuno si è presa la responsabilità di pronunciare un chiaro sì o un udibile no alla proposta dei privati. Tutti a cercare il gatto con le cui zampe togliere le castagne dal fuoco.

Ma quali i motivi a favore del sì?

- A Colle Pizzuto verrà costruito il nuovo ospedale. Il Sindaco, lo stesso giorno di detta assemblea (sorpresa!), ha comunicato che sono state reperite altre risorse per la sua costruzione. Ne consegue che appare ovvio e necessario lo sviluppo edilizio cittadino verso sud: cosa ci farebbe mai un ospedale in piena campagna? Occorre ricucire il territorio. Quale migliore occasione di un nuovo insediamento abitativo?
- Le nuove edificazioni daranno lavoro alle maestranze in un momento in cui questo scarseggia. Chi potrebbe rifiutare questa opportunità?
- Saranno cospicui gli oneri di urbanizzazione a favore del Comune di Vasto. Perché farne a meno?

Ma ci si chiede. Se il nuovo ospedale lo si considera un servizio da offrire in prossimità di luoghi residenziali, come mai si è scelto (al tempo quasi unanimemente) di prevederne l’ubicazione in aperta campagna? Oggi diventa, addirittura, l’elemento che spinge al convincimento per nuovi insediamenti abitativi. Vien da pensare che l’operazione, nel suo complesso ed interezza, fosse partita già dai tempi della scelta del luogo per il nuovo ospedale. Se il presidio ospedaliero deve essere un servizio alla collettività offerto il più vicino possibile ai residenti, è proprio lungimirante chi ha previsto prima il servizio e poi, dopo anni, l’insediamento abitativo attorno! Ma guai a farne esplicita previsione allora, sarebbe stata mera speculazione. Tant’è che i terreni, in quei luoghi, per poter essere edificati avrebbero bisogno di una variante al PRG che, oggi, li dichiara agricoli (strumento di variante, il “Programma integrato”, appunto).

Ed ancora. E’ vero che l’enorme sviluppo edilizio della città, in questi anni, ha portato lavoro alle maestranze ma ne hanno beneficiato, per la maggior parte, costruttori e prestatori d’opera di fuori Vasto, gli stessi che, finita la giornata, tornavano ai loro luoghi d’origine.

Ancora altro. Quale il ritorno pubblico dell’operazione? Gli oneri di urbanizzazione, qualche denaro non farà certo male alle casse comunali. Ma dopo tutta la cubatura costruita a Vasto negli ultimi anni, quella che ha prodotto oneri di urbanizzazione a carico dei costruttori ed a favore del Comune, abbiamo forse visto cambiare la nostra esistenza in termini di servizi pubblici, qualità della vita o risparmio fiscale? Non ci sembra. E se poi dovessimo vedere trasformati tali oneri in opere a servizio del nuovo insediamento, i cittadini in che misura ne beneficerebbe? Il bene pubblico diffuso, in che misura ne godrebbe gli effetti?

E ci chiediamo, Vasto ha proprio bisogno di nuovi appartamenti da abitare? Forse non bastano i tanti vuoti che, contro ogni logica di mercato, mantengono alto il proprio prezzo? Quanto costerebbe, in termini di servizi ed infrastrutture pubblici, l’impegno del Comune per una frazione cittadina, grande come un paese, così distante dall’attuale nucleo abitato? E dal punto di vista geomorfologico, considerando la particolare ubicazione del paventato insediamento, quali sono le garanzie di tenuta di quel territorio?

In definitiva, prima di affrontare un argomento così importante, prima di offrirlo all’attenzione delle istituzioni e dei cittadini, prima di farne motivo di dibattito, quanto meno sarebbe stato il caso di chiedere una Valutazione Ambientale Strategica (VAS), strumento proprio di una apposita Direttiva Comunitaria. Sotto un profilo giuridico la VAS è una verifica “precauzionale” e consiste nel valutare l’integrazione dell’interesse ambientale rispetto agli altri interessi tipicamente socio-economici, il tutto per determinare l’opportunità di una tale scelta.

Ma Vasto sembra essere solo il luogo delle polemiche, dove sulle cose si può anche discutere e confrontarsi, sapendo che, comunque, una scelta non sarà mai fatta. Con buona pace della sua classe politica.


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