Similis cum similibus, “perseguitati” dalla giustizia


Il presidente del consiglio ha scelto come interlocutore, in diretta tv, Don Gelmini, per comparare il proprio destino al suo.
Ambedue ferocemente perseguitati dalla giustizia. Di Berlusconi sappiamo quasi tutto, ma non altrettanto di Don Gelmini, anzi ex Don, dopo la riduzione allo stato laicale.

Francesco Grignetti su “La Stampa” ci ha svelato la vita “spericolata” di Don Gelmini.

Il 13 novembre del 1969, nelle vesti di segretario dell’arcivescovo di Buenos Aires, cardinale Luis Copello, fu arrestato nella sua villa all’Infernetto, alla periferia di Roma, per bancarotta fraudolenta, emissione di assegni a vuoto, truffa. Successivamente, fu considerato responsabile del fallimento di una cooperativa edile, collegata alle ACLI, che avrebbe dovuto costruire palazzine all’EUR. Il denaro era scomparso, ma Don Gelmini era diventato proprietario di una villa, di una Jaguar e una Mercedes. Diffidato dalla Curia perchè si faceva chiamare indebitamente “monsignore”, sparì dalla circolazione. Per ricomparire nel Vietnam del Sud, dove l’arcivescovo di Huè e la vedova del presidente Diem, con i quali era entrato in contatto, lo denunciarono per appropriazione indebita. Rientrato in Italia nel 1971, scontò ben quattro anni di carcere per i reati a suo tempo commessi. Il direttore del carcere dovette isolarlo per evitare “promiscuità con altri reclusi”. Nel 1976, ad Alessandria, fu di nuovo arrestato, assieme al fratello Eligio, per un giro di bustarelle legate all’importazione clandestina di latte e di burro. Ma furono assolti e Don Gelmini potè tornare nella sua villa con piscina, due cani e tre servitori.
E’ attualmente sotto processo per molestie sessuali, ma non è la prima volta che subisce accuse di questo genere. Diversi anni fa, una analoga denuncia venne archiviata per insufficienza di prove.

Fra tanti bravi preti, Berlusconi ha scelto proprio lui per il suo siparietto natalizio. Similis cum similibus.

Ezio Pelino

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