Il “noi” difficile degli italiani

Il “noi” difficile degli italiani

redazione

Riceviamo dall’Arci.

Da quello che si è visto fino a questo momento, il 150° anniversario della formazione dello Stato italiano non sarà né una festa, né una celebrazione di valori condivisi nella cornice dell’unità del paese; non solo: rischia di costituire l’ennesima occasione sprecata per avanzare di qualche passo sulla strada della conoscenza che gli italiani hanno di se stessi.
C’è in giro molta confusione e una grande voglia sia di ignorare la ricorrenza, sia di quello che gli storici chiamano “revisionismo”, cioè di riletture della storia che manipolano strumentalmente il passato in barba non solo alla serietà nella ricerca, ma, in certi casi, anche alla più elementare onestà intellettuale. A scanso di equivoci, non è forse inutile precisare che “rivedere” la storia, riscriverla alla luce di nuovi documenti e di interpretazioni in grado di comprendere aspetti in passato trascurati, se non addirittura cancellati, è non solo meritevole, ma anche indispensabile per fare bene “il mestiere di storico”. Una cosa è però “scrostare” la retorica ufficiale, conformistica e scolastica in senso deteriore, altra cosa è appiattire il Risorgimento (come qualche anno fa si è cominciato a fare con la Resistenza) sulle polemiche e le tensioni della quotidianità politica, sottoponendolo ad assalti strampalati e ad insulti da stadio.

La ricorrenza della nascita dell’Italia come Stato, sfrondata dalle ritualità commemorative, potrebbe, invece, costituire uno stimolo per ripensare non solo il processo unitario ottocentesco, ma anche momenti chiave della storia italiana del Novecento, dalla Grande guerra al Fascismo, dalla seconda guerra mondiale alla nascita della Repubblica con la sua Costituzione democratica.

Se ne potrebbe approfittare per riflettere su quello che Mario Isnenghi, uno degli storici italiani più autorevoli, ha chiamato “Il ‘noi’ difficile degli italiani”, sull’identità collettiva e sulla coscienza pubblica nazionale, sulla solidità della compagine unitaria, sulle diverse Italie, sulla persistenza della questione meridionale e sulla nascita di una questione settentrionale, sulla distribuzione delle risorse, sui rapporti fra Stato e Chiesa negli ultimi 150 anni.

Alla luce delle osservazioni precedenti, un piccolo viaggio nella complessità e nell’attualità del Risorgimento, usando come veicolo il cinema, può risultare molto interessante. Ovviamente ci si riferisce ad un cinema la cui qualità estetica si traduce in ricchezza anche sul piano conoscitivo, ad un cinema per pensare, ad un cinema civile.
«Il film – diceva Roberto Rossellini – dovrebbe essere un mezzo come qualsiasi altro, forse più valido di qualsiasi altro, per scrivere la storia». La capacità che hanno le immagini di render visibili idee e di generare emozioni grazie alla immediatezza, alla sintesi e alla forza di coinvolgimento che le caratterizza, rende, infatti, anche l’espressione filmica uno strumento di conoscenza e di divulgazione, purché non si dimentichi che un film non è un saggio storico e neanche un manuale di storia.

Ripensare senza retorica e senza miti i nodi interpretativi di un momento chiave della storia del nostro paese è l’obiettivo di questo breve percorso conoscitivo attraverso le immagini.

Ogni incontro prevede: a) una breve presentazione attenta al nucleo tematico del film in programma, senza per questo trascurarne il profilo formale, b) la visione del film e, eventualmente, di sequenze di altre opere cinematografiche; c) eventuale discussione .

Arci-Circolo di Vasto
Corso Plebiscito, 77 (di fronte al Teatro Rossetti)

150° Anniversario dell’Unita’ d’Italia

IL RISORGIMENTO NEL CINEMA
Un percorso a cura del prof. NICOLA RACANO

VENERDÌ 25 FEBBRAIO 2011 ORE 20.30

Quanto è bello lu murire acciso, di E. Lorenzini, 1976, 85’
Allosanfàn di P. e V. Taviani, 1974 (sequenze per 28’)

VENERDÌ 4 MARZO 2011 ORE 20.30

Il Gattopardo di L. Visconti, 1963 (durata ridotta a 158’)

Martedi’ 15 MARZO 2011 ORE 20.30

Bronte – Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato -
di F. Vancini, 1972, 111’
Il brigante di Tacca del Lupo di P. Germi, 1952 (sequenze per 15’)

GIOVEDÌ 17 MARZO 2011 ORE 20.30

La presa di Roma (Filoteo Alberini,1905, 5’)
Il piccolo garibaldino (anonimo, prodotto dalla Cines,1909, 13’)
Sequenze da:
1860 (A. Blasetti, 1934, intitolato anche I Mille di Garibaldi, 26’’)
Viva l’Italia di R. Rossellini, 1960, 23’)
In nome del Papa re (L. Magni, 1977, 27’)
Intervista a M.Martone, regista di “Noi credevamo”, 2010, con brevi sequenze per 15’ complessivi)


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