La fama di Garibaldi

La fama di Garibaldi

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Una volta, parlare male di Garibaldi era tabù. Oggi, nelle controverse celebrazioni del centocinquantenario, appare difficile sentire parlarne bene e così pure degli altri protagonisti del Risorgimento. La performance televisiva di Benigni, pur seguita e apprezzata da un numero record di spettatori sembra che non sia servita granchè. Si scrive e si dice nelle conferenze come nelle conversazioni fra conoscenti e amici che l’eroe dei due mondi era un avventuriero, un malfattore, che conquistò il Regno delle Due Sicilie non per le sue capacità tattiche e l’eroismo suo e dei suoi uomini, ma solo e soltanto con la corruzione dei generali borbonici. E che quel Regno, difeso da una gerarchia militare à la carte, sarebbe stato uno dei più avanzati e ricchi d’Europa, una sorta di Eldorado destinato a diventare la California del Mediterraneo. Ma, forse, la cosa che più rimproverano a Garibaldi, e per la quale si indignano, è che fosse un massone e con lui Mazzini e Cavour.

Quella è ritenuta una colpa grave, imperdonabile. Chissà che cosa intendono per Massoneria? Forse pensano alla P2, a Gelli e compagni. Quando, invece, la Massoneria coltivava idee illuministiche e liberali, aveva una visione laica della politica da affrancare dalle ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche. Voleva una chiesa che non fosse stato, che avesse un papa, non un Papa Re. Appare a costoro una colpa proprio quello che è uno dei principali meriti degli artefici dell’unità d’Italia. Quello di non essersi arresi alle scomuniche papali e aver restituito la chiesa alla sua dimensione più autentica, quella spirituale. Più tardi, molto più tardi, ci sono stati cardinali e papi che hanno riconosciuto al Risorgimento di aver fatto alla loro istituzione non un torto, ma un gran bene. Tanto che quella stessa chiesa che ieri fulminava con anatemi gli uomini del Risorgimento, ora apprezza, difende e benedice l’unità d’Italia. Le viene persino in soccorso, offrendole quell’identità nazionale che sembra debole e incerta.


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