50.150 firme contro la petrolizzazione dell’Abruzzo

50.150 firme contro la petrolizzazione dell’Abruzzo

redazione

Riceviamo e pubblichiamo.

Venerdì 20 maggio presso la Casa di Conversazione, nel Palazzo Comunale di Lanciano, le associazioni NUOVO SENSO CIVICO e DIFESA BENI COMUNI , in collaborazione con il Comune di Lanciano, hanno presentato le firme raccolte in calce alla petizione per la revoca di tutti i permessi di ricerca ed estrazione di idrocarburi in terra d’Abruzzo e nel mare antistante per gravi motivi ambientali. Detta raccolta, iniziata in occasione della Fiera dell’Agricoltura di Lanciano del 2009, è proseguita in tutta la regione fino al superamento di 50 mila firme (50.150). La petizione verrà sottoposta a tutte le autorità di governo nazionali e regionali, ai gruppi parlamentari, ai partiti politici e all’Unione Europea.

Come è noto, l’Abruzzo è soggetto ad un attacco da parte di svariate compagnie petrolifere straniere che possono portare ad uno stravolgimento delle sue caratteristiche e del tipo di sviluppo che si è dato, frutto anche di lunghe e tenaci lotte. Alla base c’è il piano di sviluppo del governo del 2008, in cui è scritto che la nostra regione deve diventare un distretto minerario-petrolifero come la Basilicata.

Un attacco di così vasta portata poteva essere contrastato in un modo solo: cercando di mettere insieme il massimo possibile di forze e di istituzioni, di destra e di sinistra e così abbiamo cercato di fare. TRASVERSALITA’ è stata la nostra parola d’ordine. Ma anche partecipazione popolare, per suscitare la quale ci siamo sobbarcati una fatica immane: per due anni abbiamo raccolto firme – spiegando ad ognuno dei sottoscrittori gli scopi della petizione – in tutte le feste popolari, presso le Cantine sociali, sulle spiagge d’estate e nelle piazze d’inverno.

Sono ormai noti i dati sulle centinaia di pozzi scavati per l’estrazione di idrocarburi in terra e nel mare d’Abruzzo e perciò non li elencheremo di nuovo. Qui basti ricordare che i Comuni che ospitano pozzi sono 221 su 305 e che ne risulta interessato il 50% del territorio della Regione e il 90% della popolazione.

Questo nella Regione Verde d’Europa.

Vogliamo solo ricordare che il limite di tollerabilità di quel potentissimo veleno che si produce nell’estrazione e nella desolforazione dei nostri idrocarburi, e cioè l’idrogeno solforato, è, per la legge italiana, 6 mila volte più alto del limite posto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Infine va rammentata la situazione che si verrebbe a creare in Val di Sangro ove fossero realizzati dalla società americana Forrest, i pozzi per l’estrazione del gas con annessa raffineria, poco a valle della diga di Bomba, gli stessi pozzi che l’AGIP, inizialmente titolare della concessione, rinunciò a realizzare adducendo che la prevedibile subsidenza (abbassamento del terreno), in un’area geologicamente instabile perché investita da numerose frane e ai piedi di una diga di terra, avrebbe potuto costituire un grave pericolo, che poteva essere scongiurato in un solo modo: svuotando completamente il lago degli 80 milioni di metri cubi di acqua che lo riempiono. Ma poiché l’abbassamento del suolo si è verificato ovunque in Italia abbiano fatto estrazioni, è altamente possibile che, verificandosi anche in questo caso, ne possa essere destabilizzata la diga con le devastanti conseguenze che tutti possiamo immaginare. E’ appena il caso di ricordare che nel nostro Paese le tragedie sono quasi sempre annunciate e che in questa valle vivono 15 mila abitanti e vi sono fabbriche che danno lavoro a circa 13 mila operai.

Bisogna riaffermare una verità: che l’Abruzzo ha scelto da alcuni decenni un tipo di sviluppo fondato sull’industria manifatturiera, sulla preservazione dell’ambiente con la creazione dei parchi che coprono oltre il 30% del suo territorio (ed anzi altri parchi reclamano, come quello della Costa Teatina, che dovrà essere attraversato da 40 km di pista ciclabile che si snoderà lungo la vecchia area di sedime della ferrovia), sul turismo e su un’agricoltura volta a immettere sul mercato prodotti d’eccellenza.

Si illude chi pensa che le popolazioni di questa terra possano tornare indietro rispetto a queste scelte ed accettare un destino di regione mineraria petrolifera. Per tali motivi la battaglia contro la deriva petrolifera, frutto di una scelta dissennata del governo, è destinata a divenire sempre più intensa e a coagulare una partecipazione sempre più ampia. E’una battaglia che, con l’aiuto della stampa, possiamo vincere, che ANZI STIAMO GIA’ VINCENDO: che altro significa l’arretramento delle piattaforme fino a cinque miglia se non un parziale riconoscimento della giustezza della nostra lotta? E che altro significa la sospensione, almeno per ora, del Centro Oli, o la legge regionale che ha tentato di reintrodurre il meccanismo dell’intesa stato-regione, o la proposta di una legge da parte della Regione al Parlamento per vietare qualsiasi trivellazione nell&rs quo;Adriatico ?
Insomma dobbiamo renderci conto che, oltre al problema del lavoro, l’Abruzzo ha davanti a se anche quest’altro gigantesco problema, quello di evitare una deriva petrolifera che sconvolgerebbe il tipo di sviluppo che si è dato.

Alessandro Lanci – Presidente Nuovo Senso Civico


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